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Intercettazioni tra Berlusconi e Cuffaro non distruggetele PDF Stampa E-mail

 

4 ottobre 2007

Palermo. Sarà il capo della procura di Palermo Francesco Messineo a rappresentare l’accusa nell’udienza in cui il gup Fabio Licata dovrà decidere se distruggere o meno le bobine relative alle conversazioni telefoniche intercettate tra l’ex premier Silvio Berlusconi e il Presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. Era stato infatti il procuratore capo appena insediato nell’ufficio palermitano a firmare per la revoca della distruzione di quelle bobine. Lo aveva fatto il 20 giugno scorso argomentando che seppure le intercettazioni non avrebbero avuto un rilievo probatorio nei confronti dell’on. Cuffaro, sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e attualmente indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, le telefonate avrebbero potuto autonomamente rappresentare una fonte di prova imputabile ad altri soggetti politici e pubblici ufficiali. Uno fra tutti Silvio Berlusconi a cui potrebbe essere contestata la fuga di notizie relativa a informazioni vincolate dal segreto istruttorio. Le conversazioni in questione sono quelle registrate a cavallo tra il 2003 e il 2004, relative all’inchiesta sulle “talpe” che aveva appena portato all’arresto del maresciallo del Ros Giorgio Riolo, il maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro e il manager della sanità Michele Aiello. Tutti personaggi legati a doppio filo con Totò Cuffaro il quale evidentemente temeva di fare la stessa fine. Il blitz infatti era scattato il 5 novembre 2003 e la prima intercettazione con il Cavaliere risale a qualche giorno dopo. In quelle telefonate ma soprattutto in una che nemmeno era stata trascritta perché ritenuta irrilevante, il Cavaliere di Arcore avrebbe rassicurato Cuffaro di aver saputo che nei suoi confronti ci sarebbe stato un orientamento favorevole all’interno di “alcuni” uffici. Berlusconi avrebbe anche riferito al leader dell’Udc siciliana di aver appreso dall’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu che la situazione sarebbe stata tutta sotto controllo. Queste ed altre erano state le conversazioni destinate ad essere neutralizzate secondo una disposizione del gip che affidò l’incarico di distruzione alla Procura. Il decreto però era stato sospeso a causa di un durissimo scontro all’interno della Dda di Palermo fra pm favorevoli e contrari all’eliminazione di quelle prove. Un empasse sbloccato il 20 giugno scorso da Messineo firmatario della richiesta che potrebbe salvare quelle intercettazioni. All’udienza di venerdì prossimo, nel quale il gup si riserva di ascoltare le parti, hanno già annunciato la loro presenza gli avvocati dell’ex premier: Nicolò Ghedini e Ugo Minacci.

Silvia Cordella

 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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