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di Gioacchino Genchi - 13 febbraio 2009
Perché
non dicono cosa c’è in quei tabulati e le ragioni per cui sono stati
legittimamente acquisiti? Perché, anziché agitare a casaccio numeri e
nomi di mere risultanze indirette di quelle acquisizioni, non fanno
riferimento ai nomi (veri) dei soggetti coinvolti in quelle indagini
(bloccate) ed ai fatti accertati? Io ho agito eseguendo disposizioni
e direttive (legittime) sempre e solo da Pubblici Ministeri e Giudici
della Repubblica italiana, nella pienezza delle loro funzioni
giurisdizionali.
Ogni numero, ogni lettera ed ogni virgola del mio
lavoro è stata acquisita all’indagine di Catanzaro – come in ogni altro
processo - affinché fosse sottoposta al vaglio dei Giudici (terzi) e
delle parti.
Con l’avocazione del procedimento al dr. Luigi de
Magistris, con la revoca dell’incarico di consulenza tecnica e con il
successivo trasferimento dei magistrati di Salerno (coi quali stavo
collaborando nel tentativo di far luce su questa vicenda) hanno voluto
in tutti i modi impedire che dei Giudici terzi potessero accertare la
Verità, con riguardo a condotte e fatti gravissimi, che vedevano
coinvolti uomini delle Istituzioni.
Tutto quanto è accaduto e quanto sta accadendo – anche contro di me – serve solo ad impedire che si faccia Giustizia.
La
Procura della Repubblica di Roma, che ha anticipato ed ha confermato
alla stampa la mia iscrizione nel registro degli indagati, ha segretato
la mia iscrizione al Registro degli indagati quando mi sono permesso di
chiederne conferma, per il tramite del mio difensore (l’avv. Fabio
Repici, del Foro di Messina).
Tutti hanno da tempo immemorabile notizia e copia del fantomatico rapporto dei ROS.
Diversi giornali ne hanno riportato ampi stralci.
Panorama
– da sempre bene informato sull’attività dei Carabinieri di Catanzaro -
ha pure pubblicato nell’ultimo numero che è in edicola la riproduzione
grafica di alcune pagine del rapporto.
Ho quindi chiesto copia del
“rapporto del ROS” per difendermi da quelle accuse così tanto
strumentali e fino ad oggi mi è stato opposto il segreto.
Non vi pare che si tratti del segreto di Pulcinella?
E’
ormai chiaro che, colpito il dr. Luigi de Magistris ed i magistrati di
Salerno, io sono il testimone scomodo ed il capro espiatorio di questa
vicenda.
Siamo in presenza della più grande mistificazione mediatica e giudiziaria della storia della Repubblica.
In questo momento mi sento come un vaso di coccio fra tanti vasi di argilla.
A differenza di don Abbondio – però - io non ho affatto paura dei “bravi”.
La
mia coscienza di uomo libero ed indipendente, l’onestà del mio operato
e la solidarietà di tanta – numerosissima - gente per bene, mi danno la
forza per continuare a dare il mio contributo in tutte le sedi
istituzionali, per l’affermazione della Verità.
Ho giurato fedeltà alla Repubblica ed alla sua Costituzione.
Obbedisco alle sue leggi e non mi arrenderò fino a quando sarò consapevole dell'esistenza di uno Stato di Diritto.
Quando,
da uomo dello Stato, avrò ultimato di dare il mio contributo ai
magistrati di Salerno e di Catanzaro – che sono gli unici competenti ad
occuparsi di queste indagini - chiederò di essere ricevuto dal Capo
dello Stato, se mai dovesse accordarmi questa opportunità.
In tutto
questo poco c’entra la politica. E’ proprio il Capo dello Stato – nella
qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura – che
deve sapere quanto io non posso riferire ad alcuno, se non in sede
giudiziaria e che non ho detto alla stampa.
Quanto emerso dalle
indagini di Catanzaro non ha alcuna attinenza col “segreto di Stato”.
Si tratta di biechi affarismi, di chi si è preso gioco dello Stato per
i propri tornaconti. Né più, né meno di quanto è accaduto a Milano, a
Napoli e di quanto accade in ogni parte d’Italia, come ha finito di
denunciare giorni fa il Procuratore Generale della Corte dei Conti.
Per
quello che è stato il mio lavoro – a servizio di magistrati onesti e
coraggiosi – hanno tentato e stanno tentando di mettermi tutti contro.
Da Armando Spataro a Gianni De Gennaro, da Amato a Marini, e tutta una
sequela di persone per bene. Su tutti il Generale Nicolò Pollari,
entrato nell’indagine di Catanzaro più o meno come Ponzio Pilato è
citato nel Credo.
Adesso ci hanno provato pure con il Procuratore
Nazionale Piero Grasso, senza sapere (e nascondendo all’Italia), che la
parte più importante dell’indagine di De Magistris - proprio prima che
gli fosse avocato il procedimento “Why Not” - aveva preso le mosse da
una sua vibrata denuncia, per fatti di inaudita gravità, che riguardano
ben precisi magistrati calabresi, sui quali l’Ufficio del Pubblico
Ministero di Catanzaro aveva competenza ad indagare.
Di questo è
testimone l’ex Procuratore Capo di Catanzaro, Mariano Lombardi che,
essendo il più debole ed il meno protetto, è stato il primo a pagare il
conto.
Per adesso non posso aggiungere altro.
Confermo la mia
intenzione di rendere pubbliche le mie difese, ove il Procuratore della
Repubblica di Roma non dovesse accogliere la eccezione di assoluta
incompetenza funzionale e per territorio, che il mio difensore ha
opposto con una articolata memoria.
Tratto da: gioacchinogenchi.blogspot.com
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