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Tutto quello che leggete e' falso PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 26 gennaio 2009
Nel tentativo di giustificare la nuova legge-porcata contro le intercettazioni, Berlusconi estrae dal cilindro la solita bufala, spalleggiato da finti
oppositori e giornaloni al seguito: il presunto «scandalo» dell’«archivio Genchi».




Gioacchino Genchi è un funzionario di polizia, in aspettativa da anni, che collabora con la magistratura fin dai tempi di Falcone, ha fatto luce sulle stragi di mafia, ha risolto decine di omicidi insoluti e tuttora collabora con varie Procure in indagini su malaffari, mafioserie e fatti di sangue.
Che fa Genchi: intercetta? No, non ha mai intercettato nessuno. Dunque, qualunque cosa si voglia sostenere sulla sua attività, non ha alcun legame con la legge anti-intercettazioni.
Che fa allora Genchi? I magistrati, secondo la legge, dispongono intercettazioni e acquisizioni di tabulati telefonici. Poi li passano al consulente tecnico, che li «incrocia» grazie
a software sofisticati e relaziona sui contatti telefonici fra indagati intercettati e non indagati. Genchi l’ha fatto anche nelle indagini di De Magistris, prima che fossero scippate al titolare.
Tutte le cifre che si leggono sui giornali e i commenti dei politici (compreso l’ineffabile presidente del Copasir Francesco Rutelli, amico dell’indagato n.1 di «Why Not», Antonio Saladino) sono falsi o manipolati o frutto di crassa ignoranza. Chi si scandalizza per le «migliaia di telefoni controllati per conto di De Magistris», chi strilla perché fra quei numeri ci sono quelli di «molti non indagati», di parlamentari
non intercettabili, di agenti segreti, non sa quel che dice. O mente sapendo di mentire.
Per conto di DeMagistris, Genchi ha trattato 730 utenze, appartenenti a un numero molto inferiore di utenti (ciascuno usa più telefoni e più schede): fra queste ci sono decine di indagati e centinaia di non indagati. Com’è inevitabile, visto che i tabulati indicano chi chiama chi, chi viene chiamato da chi, e da dove, e a che ora, ma non il contenuto della conversazione. E ciascun indagato parla con decine di non indagati. Nessuno può sapere chi sono queste persone (onorevoli? spioni? papi?), finché non si risale al titolare dell’utenza. Solo dopo, se l’utente è coperto da immunità o altri privilegi, si provvede a fermarsi o a
chiedere il permesso. In ogni caso è impossibile violare segreti di Stato leggendo il tabulato di una spia (non si sa cosa dice), né intercettandola: la legge vieta a militari e agenti segreti di «trattare al telefono
argomenti classificati». Se uno 007 parla al telefono di segreti di Stato, è lui a violare la legge, non chi lo ascolta.

Ora d'Aria

Tratto da: l'Unita'



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