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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Mandanti occulti arrow E' fermo alle Bahamas il troncone dell'inchiesta Calvi
E' fermo alle Bahamas il troncone dell'inchiesta Calvi PDF Stampa E-mail
Roma.L’ex presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi fu ucciso <­<­per dargli una punizione>>.

robertocalvi.jpg

 

Lo scrivono i giudici della II corte di Assise di Roma nella motivazione della sentenza spiegando i motivi dell’assoluzione dei cinque imputati dell’omicidio: Pippo Calò, Flavio Carboni, Ernesto Diotallevi, Silvano Vittor e Manuela Kleinszig. Nel documento si parla del ruolo centrale giocato dai pentiti. <­<­Le dichiarazioni rese dai vari collaboratori, valutate nel loro complesso, formano un quadro indiziario di notevole spessore, che non è però sufficiente, ad avviso di questa Corte, per sostenere una affermazione di responsabilità dell’imputato Calò (accusato da Giuffrè, Galasso, Mancini, Buscetta, Mannoia, Alfieri e Contorno). Anche se non sussistono seri motivi per ritenere che le chiamate in reità sino il frutto di una concentrazione o di pressioni di vario genere o che traggono origine dalle stesse fonti di informazione, resta il fatto che le accuse non risultano convergenti e collimanti tra loro. In questa congerie di contrastanti dichiarazioni accusatorie, risulta estremamente difficile individuare quelle più aderenti alla realtà, soprattutto se si tiene conto che sono state rese da persone la cui attendibilità va valutata con particolare attenzione e rigore, considerando il loro spessore criminale e l’interesse (…) che può averle spinte a collaborare con la giustizia>>. Sebbene per i giudici sia dimostrato che <­<­Calvi venne meno agli impegni presi con quei gruppi criminali, rendendosi responsabile nei loro confronti di investimenti sbagliati e di gravi ammanchi>>. Questo avrebbe costituito <­<­un valido motivo per far decidere ai vertici dell’organizzazione mafiosa l’eliminazione del banchiere>>. La Procura è decisa a presentare appello contro le assoluzioni anche perché è in corso un altro troncone dell’inchiesta con altri indagati che attende ancora una risposta dalle Bahamas. Qui la procura aveva presentato una rogatoria nel 2005 per ottenere le carte dove sarebbero arrivati milioni di dollari dopo il crack dell’ambrosiano. Ma non ha mai ricevuto una risposta. I magistrati si sono rivolti più volte al ministero della Giustizia motivando quelle richieste. Ma dopo l’ultima che risale allo scorso ottobre hanno deciso di chiedere aiuto al Governo <­<­ al fine di consentire l’accoglienza della richiesta di rogatoria in questione>> hanno sottoscritto il procuratore Giovanni Ferrara e il sostituto Luca Tescaroli. Maria Loi Nel documento si parla del ruolo centrale giocato dai pentiti. <­<­Le dichiarazioni rese dai vari collaboratori, valutate nel loro complesso, formano un quadro indiziario di notevole spessore, che non è però sufficiente, ad avviso di questa Corte, per sostenere una affermazione di responsabilità dell’imputato Calò (accusato da Giuffrè, Galasso, Mancini, Buscetta, Mannoia, Alfieri e Contorno). Anche se non sussistono seri motivi per ritenere che le chiamate in reità sino il frutto di una concentrazione o di pressioni di vario genere o che traggono origine dalle stesse fonti di informazione, resta il fatto che le accuse non risultano convergenti e collimanti tra loro. In questa congerie di contrastanti dichiarazioni accusatorie, risulta estremamente difficile individuare quelle più aderenti alla realtà, soprattutto se si tiene conto che sono state rese da persone la cui attendibilità va valutata con particolare attenzione e rigore, considerando il loro spessore criminale e l’interesse (…) che può averle spinte a collaborare con la giustizia>>. Sebbene per i giudici sia dimostrato che <­<­Calvi venne meno agli impegni presi con quei gruppi criminali, rendendosi responsabile nei loro confronti di investimenti sbagliati e di gravi ammanchi>>. Questo avrebbe costituito <­<­un valido motivo per far decidere ai vertici dell’organizzazione mafiosa l’eliminazione del banchiere. La Procura è decisa a presentare appello contro le assoluzioni anche perché è in corso un altro troncone dell’inchiesta con altri indagati che attende ancora una risposta dalle Bahamas. Qui la procura aveva presentato una rogatoria nel 2005 per ottenere le carte dove sarebbero arrivati milioni di dollari dopo il crack dell’ambrosiano. Ma non ha mai ricevuto una risposta. I magistrati si sono rivolti più volte al ministero della Giustizia motivando quelle richieste. Ma dopo l’ultima che risale allo scorso ottobre hanno deciso di chiedere aiuto al Governo <­<­ al fine di consentire l’accoglienza della richiesta di rogatoria in questione>> hanno sottoscritto il procuratore Giovanni Ferrara e il sostituto Luca Tescaroli.   
Maria Loi
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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