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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Sommari arrow N° 15 settembre 2001
N° 15 settembre 2001 PDF Stampa E-mail
Il ministro Lunardi: Con la Mafia bisogna convivere

di Giorgio Bongiovanni


Prende sempre più corpo, lentamente, ma inesorabilmente il progetto di Provenzano e dei capi delle altre mafie parallele a Cosa Nostra, come la ‘Ndrangheta, di essere accettati politicamente e socialmente come un fenomeno, sì criminale, ma con cui non si può fare a meno di convivere. E a livello economico la potenza di Cosa Nostra è tale da potersi permettere di trattare ad armi pari con uno Stato che, di fatto, o a questo punto, per forza, ha scelto il compromesso. Non è da sottovalutare poi la capacità militare dell’organizzazione che, sebbene indebolita dall’arresto di Riina e degli altri capi sanguinari, rappresenta un pericolo gravissimo. L’esercito agli ordini di Matteo Messina Denaro, boss latitante, stragista e spietato generale al fianco di Bernardo Provenzano garantisce, infatti, con tanto di armi da guerra, la potenza militare devastante dell’organizzazione.La dichiarazione del ministro Lunardi, in buona o cattiva fede che fosse, a dire la verità, mi ha sorpreso per la sua sincerità e/o ingenuità. Il presidente Berlusconi non se la sarebbe mai lasciata scappare, visto che non è né sincero né tantomeno ingenuo…In un paese come l’Italia, in cui come ha sciritto il procuratore di Palermo Pietro Grasso nel suo ultimo libro, Cosa Nostra è stata spesso lo Stato e in cui ancora non si conoscono i mandanti esterni delle stragi che hanno condizionato tanto la politica quanto l’economia e l’andamento sociale, non ci si può permettere di essere troppo schietti, a meno che non si vogliano lanciare messaggi precisi…E se oggi ci troviamo a dover accettare di convivere con la mafia, mi domando a che cosa sia servito il sacrificio della vita di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, del generale Dalla Chiesa, di Pio La Torre, di Pier Santi Mattarella, di Rocco Chinnici, di Gaetano Costa, di Ninni Cassarà, di Roberto Antiochia, e di molti altri.A cosa serve il sacrificio di quei magistrati ancora oggi in prima linea che rischiano come chi li ha preceduti?Se si è veramente deciso di convivere con la mafia, che ce lo dicano a chiare note, se così non è, invece, non sono affatto sufficienti le parole del presidente Ciampi, sebbene determinino una presa di posizione. Quello che conta sono solo i fatti. E da studioso di mafia, così come da cittadino, avrei già pronto un elenco da sottoporre alle autorità affinché dimostrino concretamente il loro impegno.Innanzitutto occorrerebbe dotare le forze preposte al contrasto della criminalità organizzata di mezzi tecnici sofisticati, come i satelliti, pagati dallo Stato e non da privati; maggiori uomini a disposizione sia per i corpi militari e di polizia che per i magistrati al fine di esercitare una seria opera di repressione e di ricerca dei latitanti; un regime carcerario assolutamente duro e irreprensibile non solo per gli appartenenti a Cosa Nostra, ma anche per chi vi concorre esternamente, perché chi collabora con un assassino non può ritenersi sostanzialmente differente; che venga inflitta ai politici collusi la pena massima, fino ai 30 anni di reclusione e che non possano accedere mai più ad alcuna carica pubblica; che venga immediatamente rivista la legge sui collaboratori di giustizia affinchè sia strutturata al fine di ottenere il maggior numero di “pentiti” possibili per penetrare nelle fitte maglie dell’organizzazione; che venga snellito l’iter per il riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi ecc…Solo quando saranno messe in opera migliorie in questo senso si potrà parlare della lotta alla mafia come impegno prioritario per i governi del nostro Paese.Sarà retorica, sarà banale, ma noi cronisti-investigatori di strada quali siamo non possiamo che esprimere solidarietà al lavoro di quei magistrati che a Palermo, Catania, Reggio Calabria, Napoli e in altre parti del mondo tengono alto il vessillo di una giustizia uguale per tutti, con un idealismo utopico, quasi evangelico, forse irraggiungibile. Farà sorridere, ma l’idealismo di uomini come Ingroia, Tescaroli, Scarpinato, Di Matteo, Lo Forte e tanti altri ci fa sentire vivi. E non è poco in un paese di m..... come osò dire Luttazzi davanti a milioni di Italiani guardando negli occhi Marco Travaglio e ammirandone il coraggio.

Giorgio Bongiovanni

 
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    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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