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Antimafia Duemila

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N° 14 luglio-agosto 2001 PDF Stampa E-mail

Anno Domini 2001: Rapporto mafia in Italia. Sicilia e dintorni

di Giorgio Bongiovanni

 

Tutto tace, nessun morto per le strade, nessuna sparatoria, a parte qualche ordinario regolamento di conti. Parlano di mafia invisibile i procuratori in trincea.Siedono al nostro governo, nel frattempo, uomini dal passato e presente discutibili, inquisiti per corruzione e reati affini alla collusione mafiosa. Non escluso nemmeno il Presidente del Consiglio, sospettato, addirittura, assieme al suo braccio destro, di aver svolto un ruolo nelle stragi in cui hanno perso la vita due martiri della nostra giustizia. Indagini per cui i pubblici ministeri di Caltanissetta hanno chiesto l’archiviazione, ma un’altra procura prosegue nel medesimo lavoro.L’opinione pubblica si gode le vacanze tranquilla che mafia c’è, ma è lontana e soprattutto non disturba se non esagera.Politici collusi, colpevoli politicamente, vengono assolti. Ma del loro tradimento le prove ci sono e sono scritte anche nelle motivazioni di innocenza. Individui che si sono arricchiti alle spalle di un paese che vive nel divario sproporzionato che va dalla ricchezza più ostentata alla povertà di villaggi siciliani in cui ancora non arriva l’acqua. Di questo sono colpevoli e il nostro giudizio politico, quello dei cittadini, è insindacabile.Non rimane che gridare nel deserto, raggruppare quei pochi che si indentificano in ciò che resta della società civile e opporre resistenza con tutti i mezzi, sebbene pochi, a disposizione.E mentre gli otto paesi più ricchi del mondo si riuniscono in Italia a decidere il futuro di tutto il pianeta, muovendo le loro pedine in base ad una politica disumana che rende i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, i grandi latitanti di Cosa Nostra dal vecchio fantasma Provenzano, imprendibile da 40 anni, al giovane e temuto Matteo Messina Denaro, introvabile da dieci, lavorano per perfezionare il lancio della loro Cosa Nostra nel terzo millennio.Qual è il vero scopo di tutto questo?Probabilmente la Sicilia di quei cittadini onesti e dei mafiosi che hanno votato il Presidente Berlusconi, che senza quell’adesione totale difficilmente avrebbe potuto vincere, diverrà porto franco. Un’oasi in cui quasi un miliardo di persone potrà svolgere tutti gli affari che preferisce, in tutta tranquillità. A questo mira Provenzano, a questo aspirano ‘Ndrangheta e Camorra con il tacito consenso delle potenze dagli Stati Uniti all’Europa e fino alla Russia. La Sicilia sarà probabilmente porto franco entro il gennaio del 2010.Sarà per orgoglio o per follia, ma è proprio la Sicilia la terra in cui si decidono molte sorti, in questa amata terra; triangolo misterioso e straordinario, terra di miracoli, di gente onesta e di eroi, e terra malata, affetta da un cancro che non è più fatto solo di coppola, lupara, uomini d’onore, capi famiglia, capi mandamento, capi decina e Cupola.Cosa Nostra è tanto ricca e potente da sedere al tavolo nella stanza dei bottoni. Se una volta soddisfaceva richieste oggi partecipa alle decisioni.Fino a quando reggerà questo equilibrio stabilito il 23 maggio 1992 e siglato il 19 luglio 1992, sentiremo solo il rumore del silenzio. Ma se qualcuno scomodo metterà in crisi il patto, allora piangeremo di nuovo i nostri martiri.Fino a quando?

Giorgio Bongiovanni 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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