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Operazione Perseo: convalidati i fermi | Operazione Perseo: convalidati i fermi |
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di Aaron Pettinari – 18 dicembre 2008 Per ultimi sono stati sentiti il boss Sandro Capizzi, reggente del mandamento di Villagrazia, e il suo guardaspalle Salvatore Freschi, arrestati ieri pomeriggio dopo essere riusciti a sfuggire il giorno del blitz. Si nascondevano a Bonagia alla periferia di Palermo, nell'appartamento di una anziana donna, parente di un pregiudicato vicino ai Capizzi. Nel contempo sono scattate le perquisizioni delle abitazioni dei boss. Nessun pizzino è stato ritrovato. Solo soldi, molti ed in contanti. Evidentemente dopo gli arresti degli ultimi anni in cui vennero rinvenuti archivi, agende, pizzini su pizzini, i nuovi capi hanno preferito rinunciare a questo genere di comunicazioni. Naturalmente ignoravano di essere intercettati e così, parlando in libertà, direttamente dalle loro voci si è ricavato il quadro generale della mafia palermitana nonché il progetto di rigenerare la commissione provinciale. E proprio da queste intercettazioni emergono le frizioni interne ma anche i tentativi da parte di famiglie prestigiose di allargare i propri confini di controllo. E’ il caso dei cugini Biondino che, forti del loro nome, stavano inserendosi negli affari del mandamento di San Lorenzo, in particolar modo nella riscossione del pizzo, anche in quei locali già messi a posto. E’ proprio per “regolare” questa situazione che la nuova commissione si era riunita il 14 novembre scorso. Mariano Troia, reggente riconosciuto di San Lorenzo, avvisava: «Che è tutto questo bordello...tutte queste cose...picciotti siete pregati gentilmente di restare dentro». Ma Giuseppe Biondino, il figlio di Salvatore, l´autista di Totò Riina, aveva rintuzzato: «No, vedi che qua se c´è qualcuno che si deve stare dentro sei tu...lui mi ha detto che qua il territorio è il mio». Chi è il “lui” a cui si riferisce? Secondo gli inquirenti sarebbe il boss trapanese Matteo Messina Denaro. Riguardo a questo è intervenuto anche Sandro Capizzi, figlio e portavoce del designato capo della commissione: «Se c’era uno di noi...dico mani non se ne alzano ma uno lo avrebbe preso per l’orecchio, lo avrebbe sbattuto al muro e gli avrebbe detto: amico bello, a me tutto quello che mi stai raccontando tu non m’interessa, non fare il nome di quella persona e se lo fai te ne prendi la responsabilità». Biondino quindi annunciava, al più presto, l’arrivo di un “pizzino” da Trapani a conferma delle sue parole. Quindi Capizzi, per il tramite di un misterioso "zio Franco" che ritorna più volte nelle intercettazioni, aveva chiesto spiegazioni a Matteo Messina Denaro in persona. Una risposta che non si fa attendere: «Sandro, ma né ora né mai...ti posso già subito dire, fin da adesso vai tranquillo. Primo perché non se n´è parlato mai...però non li toccate perché sono figli di amici, di picciotti che ci tengo». Un intervento quello della primula rossa trapanese che ha di fatto salvato i Biondino. «È stato che dei ragazzi si sono arrampicati sugli specchi...Ora ci ha mandato a dire di non maltrattarli» diceva Capizzi parlando con il boss di Bagheria Giuseppe Scaduto. Ed è proprio per questo che alla fine della riunione del 14 novembre si trova l’intesa con i Biondino affiancati a Mariano Troia nel mandamento di San Lorenzo per fare «lunghe amicizie». Nuovi elementi sono emersi sul suicidio di Gaetano Lo Presti, capomandamento di Porta Nuova. Per togliersi la vita ha usato la cintura dei pantaloni attaccandola allo spioncino ad altezza d’uomo. Gli era stata lasciata perché così prevede una circolare del Dap per coloro che già hanno conosciuto il carcere (27 quelli da lui trascorsi nel recente passato ndr). Lo Presti si stava opponendo alla ricomposizione della commissione. Lo si evince dalle intercettazioni: «Ci consumiamo tutti, meglio ognuno a casa sua», diceva a chi voleva convincerlo ad accettare la designazione di Benedetto Capizzi a nuovo capo. Non è solo per questa opposizione che Lo Presti si sarebbe potuto togliere la vita. Aveva commesso un altro grave errore per quelle che sono le regole di Cosa Nostra. Aveva speso con spregiudicatezza il nome del figlio di Riina, Giuseppe Salvatore, facendolo passare come suo alleato. Un fatto smentito da altri capimandamento che sostengono: «A Corleone comanda Rosario Lo Bue. Il figlio del corto ha ordine di non uscire di casa e di non immischiarsi». A gennaio saranno sentiti i due politici indagati: i deputati regionali Alessandro Aricò, del Pdl, presidente della Comissione per la Revisione e attuazione dello Statuto, e Riccardo Savona, dell'Udc, presidente della Commissione Bilancio dell'Ars. Secondo quanto è emerso, nel corso di una conversazione intercettata dai carabinieri, due dei fermati, Salvatore Bellomonte e Giovanni Lipari, parlavano di soldi che Marco Coga avrebbe dovuto versare per il loro interessamento a reperire voti in favore di Aricò. Ad Aricò invece «erano interessate altre persone», come Coga e Fabio Manno, entrambi fermati. «Dobbiamo segnare tutti i voti... quelli nostri ... pure a questi altri», dicevano i due mafiosi. IL VIDEO DELLA CONVERSAZIONE DEI BOSS: Clicca! IL VIDEO DEGLI ARRESTI: Clicca! Ecco gli eccezionali documenti fotografici che ritraggono i nuovi boss di Palermo al summit che ha sancito la rinascita di Cosa nostra: Clicca! I capimandamento: Clicca! Articoli correlati: - Operazione Perseo: si uccide Gaetano Lo Presti - Operazione Perseo: 99 arresti. Decapitata la nuova ''cupola'' - VIDEO ALL'INTERNO! |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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