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Antimafia Duemila

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N° 13 giugno 2001 PDF Stampa E-mail

Politica, mafia e centri di potere occulto

di Giorgio Bongiovanni

 

Non c’è che dire, quello delle elezioni dello scorso 13 maggio, per il centrodestra, è stato un vero e proprio cappotto: vittoria con maggioranza assoluta e totale successo su tutto il territorio siciliano, come mai era accaduto nemmeno ai tempi di Lima, Ciancimino e Andreotti. La mafia sicuramente ha votato e visti gli scandali scoppiati negli ultimi atti della campagna elettorale non è difficile immaginare per chi. In quei giorni, cavalcando l’onda della polemica il centrosinistra lanciava l’allarme "Democrazia in pericolo", avvallato dalla stampa estera che tacciava di collusione con la criminalità organizzata l’onorevole Berlusconi. Difeso, quest’ultimo, da una corte di valorosi combattenti pronti a tutto pur di porre fine a quella assurda campagna di delegittimazione che andava a cercare nell’oscuro passato del leader dell’opposizione l’origine del suo immenso patrimonio. Oggi, immediatamente dopo le sospirate elezioni, il "pericolo democrazia" sembra essere magicamente svanito, richiamato solo da quegli irriducibili che non credono ad un improvviso ravvedimento dell’attuale presidente del Consiglio e tantomeno alla possibilità che il centrosinistra avesse commesso un banale errore di valutazione. Ma al di là di ogni commento, di ogni parere, di ogni idea politica di centro, di sinistra o di destra penso sia a questo punto più che mai necessario fotografare la realtà dei fatti. Come più volte ho avuto modo di denunciare nessuno dei due principali schieramenti politici ha mai sollevato, a livello massivo, il problema della lotta alla criminalità organizzata, che tra le tante preoccupazioni del nostro Paese è sicuramente una delle più gravi. E che, oltre che dalla Camorra e dalla SCU, è costituita in particolar modo da Cosa Nostra e ‘Ndrangheta, le due associazioni criminali forse più pericolose del mondo, le principali rappresentanti di un male endemico che, volente o nolente, mette davvero in pericolo la nostra Democrazia. Mi domando allora il perché dell’assenza di una decisiva presa di posizione in tal senso e scoprendo tra gli eletti nomi di pregiudicati, indagati e condannati per diversi reati (vedi Box a pag. 2) – non sono esonerati Berlusconi e Dell’Utri tra i politici "noti alla giustizia" che andranno a ricoprire cariche di estrema importanza e per i quali proporrei l’immediato allontanamento dal Governo e dal Parlamento -, e ascoltando i reiterati appelli dei diversi procuratori dislocati in tutta Italia che chiedono mezzi, tecnologie, uomini e leggi che possano favorire il loro lavoro mi sorge l’amaro dubbio che i due principali schieramenti politici non siano in buona fede. E’ possibile che maggioranza e opposizione non si impegnino nella lotta contro il crimine organizzato soltanto a causa di quello che Falcone prima e Caselli e Grasso poi hanno definito "errore di distrazione"? Possiamo veramente credere che centrodestra e centrosinistra non riescano a realizzare che quello della mafia, in Italia e nel mondo, è un problema in grado di compromettere seriamente l’evoluzione della nostra società? O dobbiamo pensare che in realtà non ci sia la volontà di iniziare questa battaglia poiché la criminalità organizzata, insieme ad altri Poteri Forti, è diventata funzionale ai sistemi di potere democratici del mondo occidentale, potendo garantire una certa stabilità economica? Nel libro di recente pubblicazione La mafia invisibile scritto dal procuratore capo di Palermo Piero Grasso in collaborazione con Saverio Lodato, leggo che di Cosa Nostra lo Stato si è spesso servito per eseguire attentati e che la potenza raggiunta dal crimine organizzato in questo momento non ha precedenti storici. I segnali che recepiamo attraverso i rapporti ufficiali, come il resoconto semestrale Dia, i dati della Confcommercio sulla incredibile quantità di denaro accumulata dalle organizzazioni criminali in Italia, o quelli della Confesercenti che denunciano l’altissima percentuale di commercianti costretti a pagare il pizzo, sommati alle succitate dichiarazioni dei procuratori impegnati in prima linea, non consentono di trarre alcun bilancio positivo: Cosa Nostra e ‘Ndrangheta sono forti e si sono riorganizzate. E che dire della sfilza di assoluzioni degli uomini delle istituzioni accusati di collusione con la mafia? Un solo messaggio: i colletti bianchi non si toccano. Addirittura la decisione della Cassazione per il processo Lima ha annullato con rinvio le condanne a tutti quei membri della cupola che non avendo partecipato direttamente alla riunione che diede inizio alla strategia stragista, potrebbero essere ritenuti non colpevoli. Si intuisce come questa impostazione metta gravemente a rischio le sentenze di primo e secondo grado sia per la strage di Capaci, che per quella di Via D’Amelio. Per tutto l’anno, inoltre, è aleggiata come un’ombra misteriosa la possibilità di dissociazione dei vari boss di Cosa Nostra. In cambio di facilitazioni carcerarie e legislative i vari capi sarebbero disposti a riconoscere i delitti di cui si sono macchiati. Dulcis in fundo la tanto attesa legge che regolamenta le collaborazioni con la giustizia: ancora Grasso, noto per le sue posizioni moderate, ha dichiarato alla stampa: “Se fossi un mafioso, non mi pentirei”. Questo clima di oscurantismo mi fa pensare che tutta la politica, per dirla con l’avvocato Li Gotti, è sotto ricatto, ovviamente con le dovute eccezioni per i leader dei piccoli partiti e qualche altro deputato. Il fatto che la sentenza Contrada poi sia stata ripresa con grande risalto anche da periodici esteri è segno che Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro per Cosa Nostra così come Morabito, Condello e Piromalli per la ‘Ndrangheta con la loro politica della sommersione stanno giocando a livelli molto alti e che hanno ristabilito completamente quella che Falcone definiva la saldatura con i poteri forti.Se a tutto questo aggiungiamo la scarsa informazione sul fenomeno e la conseguente indifferenza della società civile, attratta più che da sentimenti di solidarietà da valori materialistici, deduciamo che lo Stato non vuole realmente combattere la criminalità ma che ha scelto la via della convivenza con la mafia. E dal momento che tale fenomeno non è naturalmente escluso dal processo di globalizzazione è logico pensare che le organizzazioni criminali forniscano gli utili, provenienti dai mercati illeciti, per finanziare guerre o determinare grandi sconvolgimenti politici, per sanare il debito pubblico di determinati Paesi o per condizionare le scelte di una società come la nostra, che non è basata sulla trasparenza, sui valori dell’onestà, della legalità, della solidarietà, sugli altissimi valori universali della giustizia, della pace e dell’amore, ma soltanto sulla conquista, sull’ambizione e sull’egoismo. Una società nella quale poche sono le persone che, dall’interno delle istituzioni, si battono per smascherare e cercare di distruggere quel gioco grande nel quale poteri occulti e non si incontrano. E sono quelle stesse persone che vengono fermate, perseguitate, delegittimate e addirittura uccise, come è accaduto per tantissimi funzionari dello Stato e come potrebbe accadere per chiunque riesca a toccare gli stessi fili che Falcone e Borsellino, se non fossero stati eliminati, avrebbero spezzato.Nel rapporto del Worldwatch Institute realizzato in collaborazione con l’Onu e presentato a Washington (per leggere il testo completo consultare il sito www.worldwatch.org) lo scorso 24 maggio sono riportate le seguenti, tragiche, statistiche che denotano la totale assenza di valori della nostra umanità e il predominio di un sistema criminale globalizzato:- un miliardo e 200mila persone vivono in stato di estrema povertà e un altro miliardo non ha abbastanza cibo e non ha accesso ad acqua potabile. Circa 3 milioni e mezzo di persone muore ogni anno per aver bevuto acqua infetta;- nel 2000, le macchine in circolazione superavano i 532 milioni e queste, oltre al surriscaldamento del pianeta e all’aumento dell’inquinamento, favoriscono una vita più sedentaria;- gli USA consumano il 26% del petrolio del pianeta avendo meno del 5% della popolazione mondiale e producono il 24% delle emissioni inquinanti della Terra;- scende del 2% la produzione di sigarette ma salgono dell’80% dal ’90 le vendite nei Paesi in via di sviluppo. Gli USA sono il maggior esportatore di tabacchi con il 21% del totale;- un sempre maggior numero di batteri, virus, parassiti e funghi che provocano diversi tipi di malattie, tra i quali la malaria e l’Aids, sono resistenti ai farmaci. Ciononostante almeno la metà degli antibiotici viene venduta inutilmente portando nelle casse dell’industria farmaceutica 337 miliardi di dollari a fronte dei 132 miliardi dell’83. Secondo il rapporto tale industria "se ne frega" della salute della maggior parte degli esseri umani poiché circa un terzo degli abitanti del pianeta non può accedere a sistemi di cura adeguati mentre il farmaco più venduto al mondo è per la cura dell’indigestione.In sostanza, un 10/20% dell’umanità è ipernutrito e muore di infarto, diabete e cancro mentre il resto muore delle malattie dei poveri. L’ecologo e futurologo Jeremy Rifkin, presidente della "Fondazione delle tendenze economiche" di Washington, tra le altre cose assolutamente contrario ai cibi transgenici e alla clonazione, dichiara “che il 40% della ricchezza dell’umanità è concentrato nelle mani di 366 individui”. Inoltre, continua, la terra non viene più sfruttata per gli esseri umani ma per produrre il foraggio per le bestie che finiranno sulle tavole dei ricchi così i poveri, che non hanno carne, vengono privati anche dei cereali. Rifkin è inoltre preoccupato per “il vertiginoso aumento delle specie in via di estinzione, che rimangono senza il loro habitat e i loro mezzi di sostentamento. Con l’industrializzazione, la sovrappopolazione, la globalizzazione stiamo distruggendo il sistema ecologico. Si riducono le foreste, l’acqua potabile. Stiamo eliminando persino i pesci”. “Inoltre, i ghiacci polari si sciolgono. Tra 30 o 40 anni, alcuni Paesi potrebbero essere inondati, il Bangladesh in Asia, parte dell’Olanda e della Germania in Europa, i Caraibi nelle Americhe. Vent’anni fa conservavo un po’ di ottimismo, adesso non più”.

Giorgio Bongiovanni 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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