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Mercadante: ''Mai conosciuto Provenzano'' PDF Stampa E-mail

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4 dicembre 2008
Palermo
. "Non ho mai conosciuto Bernardo Provenzano ne' il figlio Angelo o la moglie". Lo ha detto l'ex deputato regionale siciliano di Forza Italia, Giovanni Mercadante, nel corso dell'interrogatorio del processo che lo vede imputato per associazione mafiosa.




Visibilmente dimagrito, giacca grigia e gilet di lana blu, Mercadante si e' presentato davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale scortato dagli agenti penitenziari. Nel corso dell'interrogatorio, che dura ormai da quasi tre ore, Giovanni Mercadante ha ripercorso la sua carriera politica fino ad arrivare al suo arresto, avvenuto il 10 luglio del 2006.

Secondo l'accusa, rappresentata dai pm Nino Di Matteo e Nico Gozzo, Mercadante avrebbe avuto l'appoggio elettorale di Cosa nostra. Non solo. Avrebbe, sempre secondo la Procura, aiutato l'allora boss latitante Bernardo Provenzano ad effettuare degli esami clinici presso l'ospedale in cui Mercadante prestava servizio. Ma l'ex politico ha piu' volte ribadito di non avere mai conosciuto il boss Provenzano, ne' di avergli mai fatto fare esami diagnostici. "Nessuno della famiglia Provenzano -ha detto in aula- mi ha mai chiesto di effettuare visite o di esaminare reperti sanitari".

Parlando della sua carriera politica, Giovanni Mercadante, ha ricordato di essere stato nel 1990 sindaco di Prizzi. "Mi sono dimesso nel '92 -ha detto- nel '93 andai con Segni e Martinazzoli e nel '94 mi iscrissi al Partito popolare di Mario Segni candidandomi alle nazionali contro Forza Italia".

Poi l'anno successivo, Mercadante abbandono' il partito di Segni per iscriversi a Forza Italia. Nel '96 -ha spiegato- chiesi ai miei amici di Corleone di votare, per le regionali per Misuraca e per le nazionali Renato Schifani. Non lo dico per arrecare danno ai miei amici di partito, ma quella volta diedi il mio sostegno a loro due. In particolare, Mercadante nel '96 si rivolse a Leoluca Di Miceli, finito in carcere nel 2002 con l'accusa di associazione mafiosa. Ma all'epoca della campagna elettorale Di Miceli non era ancora stato arrestato.

"Nel '96 -ha detto Mercadante- chiesi sostegno elettorale a Di Miceli, l'appoggio era per Misuraca e Schifani". Nel 2001 Mercadante si candido' alle elezioni regionali con Forza Italia. "E anche in quell'occasione Di Miceli, insieme con il genero Pomella, mi diedero supporto elettorale ma nonostante questo 'plotone' alle spalle riportai a Corleone 280 voti su 10mila votanti". Fui deluso". Nel 2006 Mercadante si ricandido' alle regionali "ma non ebbi piu' l'appoggio di Di Miceli", che nel frattempo era stato arrestato. "Sapevo che Di Miceli era stato arrestato e quando lo seppi fu per me un fulmine a ciel sereno", ha spiegato Mercadante.

Durante l'interrogatorio, il pm Antonino di Matteo ha letto in aula a Mercadante un'intercettazione ambientale registrata in auto tra lo stesso Mercadante e Leoluca Di Miceli. In quell'occasione i due parlarono di un certo 'Angelo'. Secondo la Procura si tratterebbe di Angelo Provenzano, cioe' figlio del boss mafioso Bernardo Provenzano. Ma oggi Mercadante ha smentito affermando che si trattava, invece, di Angelo Gariffo, "Ahime' -ha detto l'imputato- nipote del signor Provenzano".

Diverse le contestazioni mosse dall'accusa a Mercadante, su dichiarazioni diverse rese durante l'esame di garanzia dopo l'arresto. "E' stato 48 ore dopo il mio arresto -ha spiegato Mercadante- avevo davanti a me quattro magistrati. Era stato imbastito un castello accusatorio secondo cui io avrei curato Provenzano".

Ha poi ammesso di avere conosciuto il sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia. "Venne a fare un'angiografia cerebrale nel mio studio, ma non ricordo se era libero o detenuto" e alla domanda del pm se conosceva anche i figli, ha detto: "Si', sia Massimo Ciancimino che l'altra figlia, andavano a scuola insieme con i miei figli". E ha detto anche i avere conosciuto Angelo Siino, ritenuto l'ex 'ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra', oggi pentito di mafia. "Non capisco perche' abbia buttato tutto quel veleno su di me, e' venuto perfino due volte da me a farsi la tac e mi aveva perfino affidato il figlio affetto da una neoplasia". L'interrogatorio prosegue con domande a Mercadante sul figlio del boss mafioso Salvatore Riina

Tratto da: Adnkronos
 
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