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Antimafia Duemila

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Jan 08th
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Mafia: le mani sui porti di Napoli e Palermo PDF Stampa E-mail

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3 dicembre 2008
Palermo
. Le mani dei boss mafiosi palermitani si sarebbero allungate anche sul porto di Napoli. Il primo in Cosa nostra ad avere avuto questa intuizione è stato il mafioso latitante, Gianni Nicchi, fra i 30 ricercati più pericolosi d'Italia.




L'uomo d'onore palermitano, sicario fidato del padrino Nino Rotolo, detenuto, voleva mettere le mani sull'affare degli sbarchi nei porti italiani dei containers in cui vi erano prodotti made in Cina. Containers in cui vi è merce di ogni tipo: scarpe, bulloni, prodotti hi-tech, motori di macchine, magliette, specchi, generi alimentari sottovuoto. Il giovane boss, come emerge dalla motivazione della sentenza del giudice Piergiorgio Morosini sugli imputati del processo Gotha, vuole togliere il monopolio dell'affare ai gruppi camorristici che controllano il porto di Napoli. Per Nicchi se i prodotti sono destinati anche ai commercianti cinesi che lavorano a Palermo, allora Cosa nostra "deve avere la sua fetta di torta". Secondo il latitante l'associazione deve essere pronta a mettere a disposizione i suoi contatti sul porto del capoluogo siciliano per "garantire la buona riuscita" delle operazioni.  Il latitante Gianni Nicchi ha capito che il porto di Napoli dove avvengono gli sbarchi dei containers con i prodotti della Cina viene deciso a Roma. E riferisce al suo padrino, Nino Rotolo, di avere i contatti giusti a Napoli per entrare anche in quel business. Nicchi ha già in mente un piano operativo, come si apprende da una sua intercettazione con Rotolo: "Gli diamo un posto dove possono armare, a quel punto, senza farli armare qui a casaccio, gli mettiamo, 'Padrino', non solo la tassa di rione..., gli mettiamo pure la tassa negli sbarchi, e negli imbarchi che loro fanno, in alcuni prodotti che per ora stanno andando, ora questi motori, prodotti di macchine e cose. Ora noi gli diciamo, voi qua non dovete mandare a nessuno...". Gianni Nicchi è l'uomo "nuovo" di Cosa nostra, al centro di ogni strategia corleonese, dalla droga alle estorsioni, dai nuovi affari transnazionali, agli appalti. Ha contatti con il crimine organizzato a Milano e con i gruppi camorristici a Napoli. I magistrati lo indicano come "astuto, aggressivo e prende decisioni in tempi rapidi". E' freddo e senza scrupoli. Nicchi è latitante da giugno 2006. Ogni giorno che passa in libertà accresce la sua forza dentro l'organizzazione. L'ultima sua foto è stata scoperta ieri a Milano in un garage di un indagato arrestato per una rapina a casa Damiani.

ANSA
 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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