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Antimafia Duemila

Thursday
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N° 10 Febbraio 2001 PDF Stampa E-mail

La cattura di Benedetto Spera

 di Giorgio Bongiovanni

Credo sia doveroso, in apertura di questo nuovo numero di ANTIMAFIA Duemila, fare un elogio all'eccellente lavoro svolto dai ragazzi della Sezione Catturandi della Squadra Mobile della Polizia di Palermo, che hanno arrestato uno dei boss più feroci e sanguinari della storia di Cosa Nostra: Benedetto Spera. Operazione esemplare, quella svolta dagli uomini della Mobile, che richiama alla memoria un altro importante risultato conseguito dallo stesso corpo di Polizia nel 1996, e mi riferisco alla cattura di Giovanni Brusca. Chi non ricorda le immagini, più volte mostrate dai mass media, del temibile boss ammanettato e condotto in carcere? Successi importanti che gli uomini della Catturandi, è bene ricordarlo, hanno raggiunto grazie ad estenuanti turni di lavoro, indagini, appostamenti e a rischio della loro stessa vita. E qui non possiamo non citare il commissario Beppe Montana, assassinato il 28 luglio dell'85, il poliziotto della sezione investigativa Calogero Zucchetto ucciso, all'uscita di un bar del centro, il 14 novembre del 1982 e tutti i martiri delle forze dell'ordine. Non possiamo non pensare al pericolo che questi ragazzi corrono, quotidianamente, mentre si muovono alla ricerca di uomini come lo stesso Spera, boss sanguinario legato ai corleonesi dagli anni '80, capomandamento di Belmonte Mezzagno. Di lui e del ruolo da lui rivestito come capomandamento in seno all'organizzazione Cosa Nostra ha parlato il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi (entrambi facevano infatti parte della Commissione) anche se già Giovanni Falcone, negli anni '80, aveva intuito la sua pericolosità. In merito al suo arresto il Procuratore capo della Repubblica di Palermo Pietro Grasso ha dichiarato che si tratta sì di un evento di fondamentale importanza, poiché l'uomo d'onore rappresenta una pedina importante nel direttorio di Cosa Nostra, ma che è pericolosa l'attesa che si sta creando attorno a quello che già molti definiscono l'imminente cattura di Bernardo Provenzano. Questa infatti, e sono perfettamente d'accordo con lui, porterà ad un forte squilibrio all'interno di Cosa Nostra, ad una ferita profondissima ma non alla fine della mafia poiché Provenzano non è l'unico, ma solo uno dei latitanti. Insieme a lui ci sono Matteo Messina Denaro, Antonino Giuffrè, Salvatore Lo Piccolo, Vincenzo Virga, Andrea Manciaracina e tanti altri, magari meno conosciuti ma comunque membri del pericoloso senato di Cosa Nostra. In particolare vorrei soffermarmi sulla figura di Matteo Messina Denaro. Come leggerete nell'intervista che ci ha concesso il procuratore Guido Lo Forte, Denaro è un pedina fondamentale per il futuro di Cosa Nostra poiché rappresenta sia l'ala corleonese di Riina (è stato uno dei mandanti morali delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio oltreché autore e mandante delle stragi del '93), che la nuova ala di Bernardo Provenzano. E' insomma l'unico capo stragista della corrente di Riina che è riuscito a mantenere una posizione di vertice nella nuova mafia di Provenzano. Sarebbe opportuno, quindi, che la stessa "campagna pubblicitaria" di cui "gode" l'attuale capo di Cosa Nostra fosse allargata a tutti gli attuali latitanti e non soltanto a quelli mafiosi. Esiste infatti una schiera di cosiddetti "impuniti", che è collusa con Cosa Nostra e che comprende non solo esponenti di vertice della politica e della finanza ma anche servizi segreti e massonerie deviati. Senza di loro, per dirla con pentiti quali Salvatore Cancemi ed altri, Cosa Nostra sarebbe soltanto una banda di sciacalli, una forma di criminalità comune che di sicuro non avrebbe la forza e la potenza economica di cui gode oggi. E' di fondamentale importanza, quindi, l'individuazione di questi personaggi alcuni dei quali sono stati processati e poi assolti.  Luigi Ilardo  Quando ho appreso dai dispacci di agenzia la notizia dell'arresto del boss Benedetto Spera a Mezzojuso, località situata tra Palermo e Corleone, la mia mente è andata ad un'inchiesta giornalistica che ANTIMAFIA Duemila sta svolgendo e che pubblicheremo nel prossimo numero. Questa è incentrata sul mafioso confidente, "quasi pentito" Luigi Ilardo, vice rappresentante provinciale di Cosa Nostra della provincia di Caltanissetta facente capo al suo stesso cugino, il boss Giuseppe "Piddu" Madonia. Ilardo è stato, per qualche anno, confidente di un ufficiale del Ros al quale ha rivelato la strategia di Cosa Nostra fino al 1996 e che ha portato ad un passo dalla cattura di Provenzano (il boss dei boss doveva avere estrema fiducia dell'Ilardo dal momento che intratteneva con lui una corrispondenza confidenziale e che in una determinata occasione si sarebbe intrattenuto con lui per circa 8 ore). Curioso il fatto che, stando alle sue stesse rivelazioni, il confidente si sarebbe incontrato con il boss di Cosa Nostra nella stessa zona in cui è stato stanato Benedetto Spera, e quindi a Mezzojuso e in seguito alla recente cattura del boss l'ufficiale del quale era Ilardo era informatore potrebbe dire: “Avete visto? Aveva ragione Luigi quando diceva che i grandi latitanti vicini a Provenzano e Provenzano stesso si incontravano in questa località”. E specifichiamo che una lunga serie di latitanti, anche piuttosto importanti, è stata catturata nella zona del nisseno grazie alle stesse confidenze di Ilardo. Quest'ultimo viene ucciso dalla mafia non appena decide di diventare a tutti gli effetti collaboratore di giustizia. Infatti, subito dopo essersi incontrato con i magistrati della Procura di Caltanissetta e di Palermo, a Roma, il 10 maggio del 1996 viene assassinato davanti alla sua abitazione, a Catania. A questo punto viene da chiedersi: ma chi ha comunicato a Provenzano le intenzioni di Ilardo? Di questo e di altro parleremo nel prossimo numero, in uno speciale dedicato all'argomento, nel quale riporteremo le agghiaccianti rivelazioni del confidente al colonnello del Ros e nel quale spiegheremo perché non è da sottovalutare il fatto che Ilardo, già nel 1996, aveva spiegato che a Mezzoiuso si incontravano importantissimi latitanti.

Giorgio Bongiovanni

 
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    In questo numero:
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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