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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Armamenti: 100 paesi firmano trattato contro bombe a grappolo
Armamenti: 100 paesi firmano trattato contro bombe a grappolo PDF Stampa E-mail

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3 dicembre 2008
Oslo
. Un centinaio di paesi ha avviato oggi a Oslo il processo di firma di un trattato che vieta le bombe a grappolo (cluster bombs).




"Il mondo è un luogo più sicuro oggi - ha detto il copresidente della Coalizione contro le bombe a grappolo, organizzazione che raccoglie circa 300 ong, Richard Moyes -. E' l'accordo umanitario più importante dell'ultimo decennio". Tra i paesi firmatari ci sono Francia, Gran Bretagna, Germania e Canada ed Italia. L'accordo mette al bando la produzione, l'utilizzo, lo stoccaggio e il commercio delle bombe a grappolo ed obbliga i firmatari ad aiutare i paesi e le persone vittime di questi ordigni. Le cluster bomb possono contenere diverse centinaia di piccole bombe che si disperdono su di un vasto perimetro, ma non esplodono tutte, trasformandosi di fatto in mine antiuomo, proibite dalla Convenzione di Ottawa del 1997. Secondo Handicap International, circa 100 mila persone, il 98% civili, sono state uccise o mutilate in tutto il mondo dal '65 per l'esplosione di bombe a grappolo. Più di un quarto delle vittime sono bambini, attirati dalla forma e dal colore dei piccoli ordigni. Il paese più colpito al mondo da questi ordigni è il Laos, che oggi è stato il secondo a firmare il trattato, dopo la Norvegia padrona di casa. Fra il '64 e il '73, l'aviazione Usa scaricò sul territorio laotiano 260 milioni di cluster bomb. L'efficacia del trattato di Oslo è fortemente limitata dalla mancata firma dei principali produttori e utilizzatori di questi ordigni: Stati Uniti, Russia, Cina, Israele, India, Pakistan. Il dipartimento di stato Usa ha spiegato ieri che non firmerà perché "una proibizione delle bombe a grappolo formulata in maniera così generale metterà in pericolo le vite dei nostri uomini e delle nostre donne e quelle dei nostri partner nella coalizione".

ANSA-AFP
 
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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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