| La mafia, i media e i tornei di Yo Yo |
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di Nicola Tranfaglia - 3 dicembre 2008 Che cosa emerge da quella intervista? Nulla di nuovo, purtroppo. I due figli difendono il padre, come è naturale, avanzano dubbi a volte assai discutibili sulla natura della mafia e rifiutano, addirittura l’idea, ormai consolidata tra gli storici e nell’opinione pubblica internazionale,che si tratti, prima di tutto, di un’organizzazione criminale. Ma l’aspetto più preoccupante è che i due figli di Provenzano tendono a vedere in Falcone e Borsellino non due eroici servitori dello Stato ma due martiri “immolati sulla ragion di Stato” e la storia della mafia come un grande segreto che nessuno conosce. Insomma, i figli del capomafia Provenzano non accettano la storia documentata della mafia che ormai conosciamo e ne propongono una nuova che ripropone, ahimé, le vecchie idee che sulla mafia dominavano cinquant’anni fa in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia (la mafia come mafiosità e pura mentalità culturale). E questo peraltro serve a non condannare il padre ma anche a non riconoscere il significato morale e storico della lotta che giudici, politici, società civile hanno condotto contro Cosa Nostra. È strano questo atteggiamento dei due intervistati o corrisponde piuttosto ai tempi assai bui in cui viviamo? All’eclisse drammatica che ormai ha subito in Italia il problema della mafia e della lotta contro di essa? Io propendo per questa diagnosi. Se i due figli di Provenzano possono parlare così, senza che il quotidiano che dà loro la parola replichi in maniera contestuale o successiva alle loro tesi bislacche, è perché di mafia e di lotta alla mafia in Italia non si parla purtroppo più da molti anni e si sta perdendo il senso di quella battaglia. Del “grande silenzio” che è sceso negli ultimi quindici sul fenomeno mafioso nei mezzi di comunicazione televisivi e non (anche se, per fortuna, continuano a uscire nel nostro paese saggi e ricerche di buono od ottimo livello) abbiamo prove continue e sempre più insistenti. L’ultimo caso è capitato sabato scorso 29 novembre scorso a Casalecchio di Reno. Quella sera nel comune emiliano c’erano due avvenimenti: una manifestazione contro la mafia con personaggi come Rita Borsellino, Gian Carlo Caselli e Pier Luigi Vigna e una partita dei campionati nazionali di yo yo. Il TG1, il più diffuso della Rai, si è collegato con Casalecchio sul Reno quella sera ma ha parlato del campionato di yo yo, non della manifestazione contro la mafia a pochi metri della partita. Tratto da: L'UNITA' |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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