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Antimafia Duemila

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La mafia, i media e i tornei di Yo Yo PDF Stampa E-mail

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di Nicola Tranfaglia - 3 dicembre 2008
Lunedì uno dei più diffusi quotidiani del nostro paese, la Repubblica, ha dedicato una pagina intera a un’intervista con i due figli di Bernardo Provenzano, il capo mafia arrestato l’11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza.




Che cosa emerge da quella intervista? Nulla di nuovo, purtroppo. I due figli difendono il padre, come è naturale, avanzano dubbi a volte assai discutibili sulla natura della mafia e rifiutano, addirittura l’idea, ormai consolidata tra gli storici e nell’opinione pubblica internazionale,che si tratti, prima di tutto, di un’organizzazione criminale. Ma l’aspetto più preoccupante è che i due figli di Provenzano tendono a vedere in Falcone e Borsellino non due eroici servitori dello Stato ma due martiri “immolati sulla ragion di Stato” e la storia della mafia come un grande segreto che nessuno conosce.
Insomma, i figli del capomafia Provenzano non accettano la storia documentata della mafia che ormai conosciamo e ne propongono una nuova che ripropone, ahimé, le vecchie idee che sulla mafia dominavano cinquant’anni fa in Sicilia, ma anche nel resto d’Italia (la mafia come mafiosità e pura mentalità culturale). E questo peraltro serve a non condannare il padre ma anche a non riconoscere il significato morale e storico della lotta che giudici, politici, società civile hanno condotto contro Cosa Nostra.
È strano questo atteggiamento dei due intervistati o corrisponde piuttosto ai tempi assai bui in cui viviamo? All’eclisse drammatica che ormai ha subito in Italia il problema della mafia e della lotta contro di essa? Io propendo per questa diagnosi. Se i due figli di Provenzano possono parlare così, senza che il quotidiano che dà loro la parola replichi in maniera contestuale o successiva alle loro tesi bislacche, è perché di mafia e di lotta alla mafia in Italia non si parla purtroppo più da molti anni e si sta perdendo il senso di quella battaglia. Del “grande silenzio” che è sceso negli ultimi quindici sul fenomeno mafioso nei mezzi di comunicazione televisivi e non (anche se, per fortuna, continuano a uscire nel nostro paese saggi e ricerche di buono od ottimo livello) abbiamo prove continue e sempre più insistenti.
L’ultimo caso è capitato sabato scorso 29 novembre scorso a Casalecchio di Reno. Quella sera nel comune emiliano c’erano due avvenimenti: una manifestazione contro la mafia con personaggi come Rita Borsellino, Gian Carlo Caselli e Pier Luigi Vigna e una partita dei campionati nazionali di yo yo.
Il TG1, il più diffuso della Rai, si è collegato con Casalecchio sul Reno quella sera ma ha parlato del campionato di yo yo, non della manifestazione contro la mafia a pochi metri della partita.

Tratto da: L'UNITA'
 
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    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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