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Antimafia Duemila

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Depositata la motivazione della sentenza al processo Gotha PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 2 dicembre 2008
Palermo
. Il gup Piergiorgio Morosini ha depositato la motivazione della sentenza del processo che è scaturito dall’operazione Gotha.





Nelle oltre 1000 pagine del documento il gup ha ripercorso quei <<reticoli politico-clinentelari e reticoli del potere mafioso>> sottolineando come l’organizzazione li abbia sempre usati per il proprio tornaconto. Sul finire degli anni Ottanta <<crescendo la disillusione nei confronti della Dc>> gli accordi con i referenti politici della Dc, in particolare con Lima, non sono più in grado di garantire a Cosa Nostra l’impunità <<Cosa Nostra cerca un nuovo veicolo politico per i suoi interessi>>. Alle elezioni del 1987 <<delle avance furono fatte al Psi>>, Totò Riina decide che Cosa nostra sosterrà per la prima volta il Psi. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione rende definitive le condanne al primo maxi processo dando il via alla stagione delle stragi. L’anno successivo la mafia progetta di creare il movimento autonomo: Sicilia Libera, che viene subito accantonato. Provenzano <<suggerisce di cercare rapporti e offrire sostegno a nuove forze politiche nazionali che stanno nascendo sulle rovine del vecchio sistema dei partiti>>. Oramai tutte le energie sono indirizzate su Forza Italia che viene sostenuta già a partire dalle elezioni del 1999. Sono proverbiali le elezioni del 13 maggio 2001 quando il Polo delle libertà vince 61 a zero conclamando Salvatore Cuffaro governatore della Sicilia.
Proseguendo in questo excursus il gup si sofferma sul fatto che i capimandamento di Cosa nostra <<dal 2005 iniziano a  tessere la trama>> per le future elezioni politiche del 2006, l’anno in cui si rinnova l’Assemblea regionale e i consigli comunali. Si legge nella motivazione della sentenza che i mafiosi: <<Vogliono essere pronti per il momento cruciale in cui si giocherà la partita. Prendono posti nel coniglio comunale e in quello provinciale. Scelgono i candidati per le elezioni ormai prossime e si attivano per affiancarli a uomini influenti dello schieramento del Polo delle libertà. In particolare di Forza Italia e dell’Udc>>. “L’uomo ponte” tra Cosa nostra e la politica è Francesco Campanella. Infatti <<al suo matrimonio sono suoi testimoni i leader dell’Udeur Clemente Mastella e l’onorevole Salvatore Cuffaro>>.
Sarà poi l’operazione Gotha a rivelare come le nuove scelte politiche venivano decise all’interno di un box in lamiera tra il boss di Pagliarelli Nino Rotolo e Antonino Cinà di San Lorenzo. La mafia doveva appoggiare il deputato regionale di Forza Italia, Giovanni Mercadante, primario radiologo a Palermo, nipote del boss di Prizzi Masino Cannella. Il politico si sarebbe incontrato anche con Antonino Cina' e sarebbe stato interessato a sponsorizzare la candidatura nelle liste di Forza Italia al Consiglio comunale di Palermo, alle successive elezioni, previste per il 2008, di Marcello Parisi, uno dei 45 fermati, figlio di un altro arrestato, Angelo Rosario Parisi, considerato molto vicino a Rotolo. Antonino Cinà e Nino Rotolo parlano da quel box <<del deputato regionale Giovanni Mercadante: in cambio dell’appoggio elettorale per il rinnovo dell’assemblea regionale, Mercadante dovrà sostenere al consiglio comunale di Palermo il prescelto dei boss, Marcello Parisi, nipote dell’associato mafioso Angelo Rosario Parisi>>. Mercadante promette di darsi da fare e di <<attivarsi con l’onorevole Francesco Musotto, presidente della Provincia di Palermo, proveniente da Fì>>.
 
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