| Processo Rifiuti: chiesti quasi due secoli di carcere |
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di Aaron Pettinari - 2 dicembre 2008 Nei prossimi giorni sarà il turno della difesa, mentre accusa e parti civili hanno già esposto le proprie richieste. Il pm Domenico Galletta a conclusione della propria requisitoria ha chiesto condanne per i quattordici imputati per un totale di 192 anni di reclusione e 23 mila euro di multa. La condanna più pesante, 24 anni di reclusione e 3 mila euro di multa, il pubblico ministero l'ha richiesta per l'imprenditore Matteo Alampi, mentre per Giuseppe Alampi ha chiesto 18 anni e 2 mila euro. Il rappresentante dell'accusa ha, inoltre, chiesto la condanna di Matteo Siclari, Francesco Siclari e Paolo Siclari a 12 anni di reclusione e 2 mila euro di multa ciascuno, di Andrea Saraceno, Carmelo Sergi, Giorgio Calarco e Nicola Malara a 18 anni e 2 mila euro ciascuno, di Domenico D'Anna, Anna Lanzuolo, Alberto Franco, Domenico Romano a 9 anni di reclusione e mille euro di multa ciascuno. Per Valentino Alampi, infine, il pm ha chiesto 6 anni di reclusione con l'affermazione della penale responsabilità solo per il reato associativo. Nella sua requisitoria il pm Galletta ha descritto i rapporti di Matteo Alampi con il boss Mico Libri, soprattutto riguardo l'aggiudicazione delle gare di appalto nel settore della gestione delle discariche. Il pm ha quindi parlato dei rapporti con Vittorio Canale (amico di Mico Libri), improntati, secondo l'accusa, alla logica di 'Ndrangheta, facendo ampio riferimento alle intercettazioni ambientali nell’abitazione di Libri a Prato, dove il boss di Cannavò si trovava ai domiciliari, e dalla quale risultava che Matteo Alampi si era incontrato anche con il boss Pasquale Condello, durante la latitanza del "Supremo", sempre per gli appalti sui rifiuti. Grazie a questa importante amicizia Alampi avrebbe tratto benefici nell'aggiudicazione degli appalti. A riscontro del contenuto delle intercettazioni, secondo la pubblica accusa, vi sarebbero anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Paolo Iannò, Antonino Fiume e Giovanni Riggio. Tutti e tre i pentiti hanno dichiarato che il territorio di Trunca era riconosciuto come "locale" di 'Ndrangheta, con a capo Giovanni Alampi, padre di Matteo, condannato per aver partecipato allo storico summit di Montalto. |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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