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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Mafia: favoreggiamento Provenzano;Ultimo difende Mori e Obinu
Mafia: favoreggiamento Provenzano;Ultimo difende Mori e Obinu PDF Stampa E-mail

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1 dicembre 2008
Palermo.
"Sarò sempre grato al generale Mori e al generale Obinu per l'esempio che mi hanno dato".

 


E' una difesa accorata dei suoi superiori quella fatta dal colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, l'ufficiale che arrestò Riina conosciuto come "Ultimo", testimone al processo che vede imputati di favoreggiamento aggravato alla mafia i generali dell'Arma Mario Mori e Mauro Obinu. Il dibattimento, in corso davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo, si incentra sul mancato blitz che, nell'ottobre del '95, secondo l'accusa, avrebbe potuto portare alla cattura del boss, all'epoca latitante, Bernardo Provenzano. L'operazione, che prendeva le mosse dalle dichiarazioni del confidente, Luigi Ilardo, non scattò in quanto i vertici del Ros, rappresentati proprio da Mori e Obinu, la ritennerò troppo rischiosa. Ultimo, che allora comandava la prima sezione del Ros di Palermo, ma che in quel periodo era impegnato in un corso a Roma, ha ribadito la difficoltà di un intervento nei luoghi in cui Ilardo aveva detto che avrebbe incontrato Provenzano. "Al casolare segnalato dal confidente al colonnello Riccio - ha aggiunto - nelle campagne di Mezzojuso, si arrivava attraverso una strada sterrata. Chiunque l'avesse percorsa per un pedinamento sarebbe stato certamente visto".  Ultimo ha poi parlato dei contrasti avuti nel 2000 con l'allora comandante del Ros Sabato Palazzo che lo portarono ad abbandonare il reparto operativo. "Obinu lavorava contro Cosa nostra - ha spiegato - Palazzo apparteneva decisamente ad un altro mondo rispetto al nostro". Il testimone, ora in servizio al Noe, rispondendo ad una domanda del pm Nino Di Matteo ha aggiunto: "il colonnello Riccio ci fece intendere molto indirettamente di avere appreso dal padre di Ilardo, legato alla massoneria, che Cosa nostra godeva di protezione presso alcuni ufficiali dei carabinieri, come presso ambienti politici e delle istituzioni". Infine De Caprio ha ricordato il piano della mafia di ucciderlo riferito dal boss Salvatore Cancemi il giorno in cui questi si costituì ai carabinieri. Nello stesso giorno, il 22 luglio del '93, il capomafia sostenne che avrebbe dovuto incontrare di li' a poco Bernardo Provenzano. Ma la procura di Palermo, come ha fatto notare la difesa degli imputati, non delegò al Ros l'indagine che avrebbe dovuto approfondire gli spunti di Cancemi sull'incontro col latitante. L'udienza è stata rinviata al 17 dicembre per l'esame del colonnello Michele Riccio che gestì l'inizio della collaborazione di Luigi Ilardo, poi assassinato dalla mafia.

ANSA

 
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