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Africa, il nuovo Eden PDF Stampa E-mail

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di Fausto Centofante - 28 novembre 2008
Non serve dover leggere nel futuro per prevedere scenari poco rassicuranti per il pianeta Terra negli anni a venire ed allora ecco che, magari bruciando sul filo di lana eventuali concorrenti, c'è chi, immaginando tempi più o meno duri, cerca di investire denaro (articolo molto poco commestibile) in terreno fertile e produttivo.




E' il caso della Corea del Sud che con la multinazionale Daewoo si è accapparata, in uso affitto con un contratto in scadenza nel  2108, una buona parte del Madagascar dove terreni usati oggi da parte dei pastori locali per il pascolo delle greggi potranno in un futuro prossimo diventare terreni agricoli di vasta portata.
Un investimento che per i prossimi 25 anni vedrà impegnati circa sei miliardi di dollari per lanciare in grande stile una campagna di produzione in larga scala di prodotti alimentari quali il riso, elemento importante  per la crescita, e la  coltivazione di olio di palma.
Questa vasta area affittata, che risulta essere grande come la metà del Belgio, non prevede alcun esborso in danaro da parte della Daewoo, bensì un suo impegno contrattuale ad avvalersi di personale qualificato locale, quali ingegneri,  per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla buona riuscita dell'accordo che prevede l' importazione dagli Stati Uniti di semi di mais e dall' Indonesia e dalla Costa Rica delle  sementi di palmenti.
Da calcoli eseguiti da esperti di settore si prevede che dagli attuali due milioni di ettari coltivati si passerà allo sfruttamento di circa 35 milioni di ettari di terreno.
Una grande opportunità da parte dei Paesi più ricchi per cercare di risolvere in parte il sempre più impellente bisogno di approvvigionamento alimentare.
Naturalmente non c'è solo la Corea del Sud in corsa per l'accaparramento di nuovi territori da colonizzare; Brasile, Canada, Stati Uniti e Portogallo infatti sono attivi protagonisti in terra africana. Il governo dell' Angola per rilanciare la propria economia agricola ha affittato a questi Stati 20 mila ettari di terreno.
Palla presa al balzo dalla multinazionale britannica Lorho che punta nel tempo alla gestione più allargata di due milioni di ettari.
Non meno interessati ad entrare nelle trattative di sfruttamento dei terreni africani sono gli Stati arabi del Golfo che, occupando territori desertici e di conseguenza molto poco adattabili alle coltivazioni, intravedono in tutto ciò una strategia di mercato.
Il continente nero sembra così essere il nuovo paradiso da sfruttare ed in tutto ciò i Paesi più ricchi industrialmente  ma carenti sul piano agricolo si giocano egoisticamente gran parte del loro futuro.
La Fao aveva avvertito l' Onu circa questa eventualità di neocolonialismo agricolo senza per altro ottenere risultati positivi.

 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
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    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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