Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Aug 30th
Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 9 Gennaio 2001
N° 9 Gennaio 2001 PDF Stampa E-mail

 

Vogliono delegittimare il Capitano Ultimo “

di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

 

 

Così l’Arma decise di delegare la soluzione del problema a un Ente esterno, determinando un’evidente distanza tra i carabinieri e il sottoscritto… che nella ritualistica simbologia di Cosa Nostra può essere recepita come una dissociazione dell’Arma stessa dalle azioni praticate dal sottoscritto contro i mafiosi…”. Parole del Capitano Ultimo, come tizzoni ardenti, racchiuse in un esposto presentato alla Procura di Caltanissetta e consegnato al sostituto procuratore Luca Tescaroli, il 25 settembre scorso, poche settimane dopo il suo trasferimento dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) al NOE (Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma). Sabato 16 dicembre 2000 La Repubblica scrive: “Ultimo denuncia i carabinieri . L’ufficiale ha preso carta e penna presentando un esposto sulle condotte omissive e arbitrarie di uno o più appartenenti alla Benemerita. Li accusa addirittura di avere agito, direttamente o indirettamente, nell’interesse dell’associazione mafiosa e in particolare dell’area riconducibile al latitante Bernardo Provenzano. Ai procuratori ha indicato anche un nome: il Colonnello Marcello Mazzuca, capo dell’ufficio operazioni del Comando generale”. Dopo la pubblicazione di uno stralcio dell’esposto del 25 settembre si è innescato un bottae- risposta fra il capitano, divenuto ora maggiore e i vertici dell’Arma, durato alcuni giorni. Il caso è stato seguito dai maggiori quotidiani. Di fatto, domenica 17 dicembre la secca smentita dell’Arma: “Le sue accuse sono false”. Il Comando Generale dei Carabinieri intende rivolgersi alla magistratura per replicare alla denuncia dell’ufficiale che ha accusato alcuni superiori di connivenze con la mafia. A tutto questo Ultimo ha risposto di essere stato lasciato solo e che una tale presa di posizione da parte dell’Arma costituiva una minaccia, una sorta di intimidazione nei suoi confronti. Agli occhi di ogni cittadino del nostro Paese l’intera vicenda, nella sua integrità, appare incredibile. Dopo essere riusciti, Ultimo e i suoi uomini, a catturare un capo di Cosa Nostra del calibro di Totò Riina, dopo un lavoro estenuante a Palermo, nelle condizioni più disumane, il black-out. Ultimo costretto al trasferimento e indirizzato ad altri incarichi, per l’impossibilità di poter continuare il suo lavoro (dopo l’ennesimo “no” ricevuto dall’“alto” alle sue richieste di uomini e mezzi), la sua squadra smembrata, i suoi ragazzi divisi e impiegati in altri uffici dove, come se non bastasse, viene loro spesso rinfacciato il passato professionale. Cosa si potrebbe domandare un “qualunque” cittadino di fronte a questa storia? “Ma lo Stato vuole fare veramente la lotta alla mafia?”. E chi dagli alti vertici istituzionali avrebbe il coraggio di rispondergli, e con quali giustificazioni? Tutti coloro che hanno avuto modo di vivere accanto a Ultimo e lavorare con lui, hanno conosciuto un uomo che crede fino in fondo nei suoi ideali, spontaneo, puro come un bambino e forte come un guerriero. Ma questo guerriero viene messo da parte, delegittimato e, soprattutto, isolato. Isolato da quegli uomini con le uniformi piene di stellette e da uomini politici che hanno avuto la possibilità di stringere patti con uomini di Cosa Nostra (in una squallida storia d’Italia che alcuni pubblici ministeri stanno cercando di ricostruire per arrivare alla verità delle “stragi di stato”). Il solo pensiero di questo patto nefasto fra pezzi dello Stato e “uomini d’onore” dovrebbe fare inorridire anche i più integerrimi difensori dei burocrati. Le polemiche orchestrate ad arte sulla cattura del boss di Cosa Nostra, sulla mancata perquisizione immediata del suo covo, sono un esempio di come si sia potuto strumentalizzare ogni cosa in virtù della più squallida strategia di delegittimazione. E, se non ci fosse stata la solidarietà dei tanti combattenti di strada – coloro che credono veramente nei valori rappresentati dall’uniforme che indossano – e dei tantissimi cittadini che non si sono “girati dall’altra parte”, la situazione sarebbe oggi senza via di uscita. L’incognita è ora rappresentata dalle possibili reazioni degli alti vertici che, messi alle strette, potrebbero adottare la tattica della sommersione – tanto cara a Cosa Nostra – per agire indisturbati nel mettere la parola “fine” ad una vicenda decisamente scomoda. Ma dopo sarebbero capaci di sopportare l’eventuale rabbia e lo sdegno di un intero Paese? Probabilmente sì, anche perché si sa, la gente presto dimentica, e tutto si sistema… . Se Ultimo arriva a scrivere un esposto del genere non è per vittimismo né tantomeno per mettersi in mostra: si tratta di una situazione estremamente grave e, ora che l’opinione pubblica ne è stata messa al corrente, è arrivato il momento di agire, facendo sentire la propria voce, piccola o grande che sia. La raccolta di firme per il reintegro di Ultimo al ROS – realizzata on-line, nelle scuole e nelle piazze d’Italia – è sembrata a molti una folle utopia. Ma bisogna chiedersi se l’utopia più grande sia invece quella di credere che la mafia non verrà mai sconfitta. E che razza di futuro ci aspetta allora? Un futuro dove la nuova Cosa Nostra sarà parte integrante dell’intero sistema, dove i “vecchi nostalgici” della legalità verranno messi all’angolo?! Chiediamocelo, poiché le prossime elezioni sono imminenti. Probabilmente, oggi, uomini come Ultimo vengono presi per irriducibili idealisti che, nonostante tutto, sanno ancora trasmettere ai propri figli i valori fondamentali della vita: la giustizia, l’amore e la fede. Se spostiamo l’orizzonte oltre i nostri limiti mentali ci accorgiamo dei tanti “Ultimi” presenti nel mondo che non potranno essere ostacolati da misere uniformi piene di stellette. La forza di un ideale non si può fermare con il tritolo, è qualcosa che ti entra nella pelle, che arriva dentro la parte più profonda del tuo essere fino a renderlo consapevole della meta finale e di tutti i rischi che comporta il fatto di crederci, ma che comunque accetterai di correre… . A Ultimo e ai suoi uomini va il nostro totale sostegno, insieme a quello dei tanti “piccoli” sparsi nel nostro Paese. Avanti capitano!

Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


    LEGGI TUTTO...
     
 
newsletter-home.jpg



Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 423
Notizie: 5286
Collegamenti web: 66
Visitatori: 1794034

Libri

bavaglio-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg