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Rapparto speciale: la crescita sconsiderata dell'economia e' un disastro per il pianeta PDF Stampa E-mail
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Rapparto speciale: la crescita sconsiderata dell'economia e' un disastro per il pianeta
Pagina 2

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di Herman Daly - 28 Novembre 2008

Ecco una storia salutare sulla Banca Mondiale.





La prima stesura del suo Rapporto sullo Sviluppo mondiale del 1992, dedicato allo sviluppo sostenibile, conteneva un diagramma intitolato “Il rapporto fra economia e ambiente circostante”.
Mostrava un rettangolo su cui era scritto “Economia” nel quale entrava una freccia che recava la scritta “inputs” ed un’altra freccia che usciva con la scritta “outputs”. Era fatto così.

Come economista decano del dipartimento relativo al mondo bancario avevo il compito di rivedere la stesura e dare suggerimenti. Dissi che quel diagramma era una grande idea, ma che questa doveva veramente includere il discorso ambientale. Infatti, come rappresentato, l’economia riceveva inputs da lontano e rispondeva proiettando indietro degli outputs.

Suggerii di mettere un grande cerchio intorno al diagramma etichettandolo “ecosistema”. Così sarebbe stato chiaro che gli inputs rappresentavano le risorse attinte dal’ecosistema e gli outputs consistevano nelle scorie che l’economia restituiva all’ecosistema sotto forma di inquinamento. Questo ci avrebbe permesso di sollevare la questione fondamentale su quanto potrà ancora crescere l’economia prima di distruggere l’intero sistema.
Quando la seconda stesura tornò sul mio tavolo, attorno al diagramma originale era stato tracciato un grande rettangolo, simile a una cornice, senza alcuna scritta. Protestai dicendo che questo non cambiava nulla. Nella terza stesura il diagramma era sparito. L’idea che la crescita economica doveva essere condizionata dall’ambiente era troppo per la Banca Mondiale, nel 1992, e lo è tuttora. La banca aveva riconosciuto che nel diagramma c’era qualche cosa di sbagliato, ma era meglio togliere il grafico piuttosto che prendere in considerazione e discutere la problematica che quel disegno aveva sollevato

Fu allora che compresi che gli economisti non hanno afferrato un semplice fatto che per gli scienziati è ovvio: la dimensione della terra intera è fissa. Né la superficie né la massa del pianeta possono crescere o restringersi. La stessa cosa vale per la quantità dell’energia terrestre: la quantità assorbita dalla Terra è equivalente a quella che la terra irradia. La dimensione dell’intero sistema – la quantità delle acque, delle terre, dell’aria, dei minerali e di tutte le altre risorse presenti nel pianeta su cui viviamo - è fissa.

Il cambiamento più importante avvenuto in tempi recenti sulla Terra è stato l’enorme crescita dell’economia che ha richiesto una parte sempre più grande delle risorse planetarie. Nel corso della mia vita, la popolazione mondiale è triplicata, mentre il numero degli animali, delle automobili, delle case e dei frigoriferi è aumentato in modo ancor più esponenziale. Infatti la nostra economia ora sta raggiungendo il punto di rottura, cioè il momento in cui la corsa allo sviluppo supererà la sostenibilità terrestre. Le risorse si stanno esaurendo e i depositi di rifiuti si stanno colmando. Il resto del mondo naturale non può sopportare ancora a lungo l’economia esistente, e nondimeno essa continua ad espandersi.

L’economia è simile a un organismo affamato e in costante crescita. Esso assorbe la migliore qualità delle risorse naturali quali gli alberi, i pesci e il carbon fossile, trasformandole in energia e in cose utili, ed espelle rifiuti tossici come i gas prodotti dagli allevamenti, scorie della metallurgia e acque sporche. Le principali filosofie di pensiero degli economisti sono più interessate al sistema della circolazione del settore, a come distribuire in modo efficiente l’energia e le risorse, mentre tende a ignorare il suo sistema di smaltimento.
Come dimostra ciò che ho sperimentato con il diagramma, restano ignorate le fonti delle risorse che l’economia consuma e le discariche nelle quali essa deposita i rifiuti. Effettivamente pare che gli economisti presumano che entrambe siano infinite.

Perciò essi ammettono che non ci sono limiti alla possibilità della crescita economica. In un rapporto pubblicato all’inizio di quest’anno, la Commissione per la crescita e lo sviluppo, ha riesaminato le esperienze e le politiche economiche di 13 Paesi, inclusi la Botswana, il Brasile, la Cina, il Giappone i quali sin dal 1950 sono cresciuti ad una media annuale del 7 per cento per 25 anni o più. La commissione ha suggerito ciò come un esempio da seguire. Se l’economia globale dovesse crescere a questo veloce ritmo, allora nell’arco di 25 anni il sistema si quintuplicherebbe. Essi non dicono che cosa potrebbe accadere in seguito a ciò; presumibilmente dovremmo semplicemente continuare a fare ancora la stessa cosa.



 
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