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Antimafia Duemila

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Mafiosi, politici e funzionari alla conquista dell' ''Europaradiso'' PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari – 26 novembre 2008
Crotone
. Pericolose relazioni emergono dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato nella giornata di ieri all’arresto di 20 persone sulle 24 destinatarie dei provvedimenti di fermo. L'operazione, denominata "Perseus", deriva da un precedente filone d'inchiesta "Eracles".




Sotto scacco sono state messe le cosche dei "Papaniciari", prima unite e poi contrapposte, capeggiate dai boss Domenico Megna e Pantaleone Russelli. Il provvedimento cautelare è frutto di un’attività investigativa coordinata dalla Dda e svolta dalla Polizia con l'ausilio di attività tecniche, telefoniche ed ambientali, nonché con la cooperazione di 4 collaboratori di giustizia. Durante le indagini sono stati quindi rinvenuti sei imponenti arsenali di armi e munizioni, anche da guerra, con una terna di sequestri concentratasi nel maggio 2008, nonché una piantagione di marijuana del valore stimato di 1.200.000 euro. Emergerebbe inoltre un forte legame tra mafia politica
ed istituzioni. Ben 11 le perquisizioni effettuate nei confronti di amministratori, funzionari di ministeri e professionisti di settore. Centro dell’affare sarebbe stato il complesso residenziale “Europaradiso”, il più grande investimento turistico mai progettato in Italia con una previsione d'investimento di 10 miliardi di euro. Un’idea che prevedeva, sessantamila posti letto, campi da golf, alberghi a cinque stelle, parchi, cinema, villaggio Disney, persino uno stadio e collegamenti con Crotone e l'aeroporto. I magistrati Pierpaolo Bruni e Sandro Dolce hanno quindi iscritto nel registro degli indagati Aldo Cosentino, attuale direttore generale del ministero dell'Ambiente, Emilio Brogi, ex capo di gabinetto dello stesso dicastero, l’attuale capo della segreteria del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il funzionario dell'Unione Europea Riccardo Menghi. Dalle indagini emergerebbe che le cosche della 'Ndrangheta, di comune accordo,
avrebbero trovato il consenso con i politici locali e sarebbero riuscite a convincere gli imprenditori che l'area protetta, considerata oasi naturale interessata dal progetto, sarebbe stata svincolata grazie all'intervento di funzionari ministeriali e della Unione Europea. A tale scopo quindi, Brogi e Casentino avrebbero inviato alla Comunità Europea solo una parte della documentazione attestante l’istruttoria dello Zps (zona protezione speciale ndr). Manghi sarebbe stato consapevole di tale incompletezza e avrebbe omesso di richiedere la documentazione completa in cambio di 10.000 dollari, dati da Salvatore Aracri. Secondo l’accusa i tre dirigenti dovranno quindi rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il quadro d’indagine però non si conclude con questi fatti. Secondo la procura di Catanzaro, un ruolo di “prim’ordine” l'avrebbero avuto Giuseppe Mercurio, capogruppo del Pd al consiglio comunale di Crotone
(“eletto con i voti del clan Ruscello”ndr), Francesco Antonio Sulla, ex direttore generale al comune di Crotone, già assessore nella giunta di centrodestra “che avrebbe ricevuto 15.000 euro per aver falsificato alcune delibere riguardanti il progetto del villaggio” e Armando Riganello(An), ex vice sindaco di Crotone. Tutti accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Infine, grazie ad alcune intercettazioni è anche emerso che tra i piani delle cosche c’era quello di eliminare il pm Pierpaolo Bruni, e che per raggiungere l’obiettivo era stata già avviata la raccolta di fondi con una colletta tra clan.
 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

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    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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