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Il deputato che visita il boss PDF Stampa E-mail

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di Aaron Pettinari – 24 novembre 2008
Roma.
Domenica mattina il quotidiano nazionale La Repubblica ha dedicato un ampio articolo riguardo la vita carceraria di Bernardo Provenzano, detenuto secondo il regime di 41 bis. L'occasione per tornare a parlare di lui si è avuta con il parlamentare del Pd Antonio Misiani. In visita al carcere di Novara, il deputato non si è fatto sfuggire “l’occasione” di incontrare il boss corleonese.


L'immagine che abbiamo ricevuto è quella di un uomo molto religioso. La cartolina di Padre Pio tra le mani, due santine della Madonna riposte nello scrittoio. “Per me la fede è tutto” avrebbe detto. Altre poche parole, un commento sul freddo: «Lo vede come si sta qui dentro? Io sento arrivare l’inverno prima degli altri». Poi il deputato del Pd sente il bisogno di fare una domanda a colui che fino all’11 aprile 2006, data dell’arresto, era il capo indiscusso di Cosa Nostra. La immaginiamo pressappoco così: “Lei è a conoscenza che l’attuale governo ha deciso di inasprire ulteriormente il regime 41 bis?”. “Per me è la stessa cosa, lo era prima e lo è adesso” avrebbe risposto Provenzano. Quindi l’articolo viene ultimato descrivendo la giornata tipo del boss, fatta di ore d’aria limitate, pasti, perquisizioni, lettura della Bibbia e la scrittura delle lettere per moglie e figli. Questi sono i fatti. Quel che sarebbe accaduto di fronte alla cella numero 4 dell’ “area riservata” del carcere di Novara. Un episodio a nostro avviso grave. Una domanda, quella del deputato Misiani, dalla motivazione inspiegabile  ed ancora più inopportuna oggi che maggioranza ed opposizione stanno affrontando nuovamente l’argomento “carcere duro”. La Mafia a riguardo si è già espressa più di una volta nel corso della storia. Cancellare il 41 bis è una delle richieste che possono essere inserite alla voce “benefici carcerari” contenuti nel famoso “papello” di Riina. Inoltre, nel corso degli anni si sono manifestati molteplici episodi che hanno denotato buchi e falle nel sistema di detenzione, per cui urge un intervento da parte dello Stato. Finalmente oggi almeno si parla di un ulteriore inasprimento e certo non c’era il bisogno di conoscere il parere di un boss come Provenzano. In una lettera al quotidiano La Repubblica, il Ministro della Giustizia Alfano ha puntato il dito contro il giornale, reo di aver dato risalto al padrino corleonese e soprattutto di aver svolto la funzione di cassa di risonanza ai possibile messaggi che lo stesso Provenzano potrebbe aver lanciato con quelle poche parole. A lasciar ancora più indignati però è, così come urla a gran voce Giovanna Maggiani Chelli a nome dell’Associazione Familiari vittime della strage di via dei Georgofili, “che la politica faccia visita a personaggi del calibro di Provenzano”. E’ uno schiaffo anche alle vittime innocenti delle stragi del ’93, stragi con cui la mafia comunicava con lo Stato. Lo stesso Stato che ancora oggi non presta attenzione al loro grido di giustizia. Il deputato avrebbe dovuto far visita a quei familiari, non al mafioso. Forse su questo si dovrebbe riflettere.       
 

 




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