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Why Not: la procura di Paola indaga su manager e politici | Why Not: la procura di Paola indaga su manager e politici |
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di Aaron Pettinari - 24 novembre 2008 Nello specifico l’inchiesta riguarderebbe la gestione dei fondi del Por. I pm Francesco Greco ed Antonella Lauri avrebbero quindi inviato un invito a comparire al consigliere regionale di An Franco Morelli, indagato nella qualità di ex dirigente generale del Dipartimento Obiettivi strategici della Regione nella precedente giunta di centrodestra, in carica fino al 2005. Nell'inchiesta risulterebbero indagati anche l'ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, di cui Morelli è stato capo di gabinetto, e gli ex assessori Giovanni Dima, Giuseppe Gentile e Giovanni Luzzo. In un altro filone dell'inchiesta, che riguarda i finanziamenti nel settore informatico, sarebbero indagati, insieme allo stesso Chiaravalloti ed a Gentile, l'attuale presidente di centrosinistra della Regione, Agazio Loiero; il capogruppo del Pd, Nicola Adamo; la moglie di questi, Enza Bruno Bossio, ed Antonio Saladino, l'imprenditore attorno al quale ruota l'intera inchiesta Why Not. Secondo quanto scrive il quotidiano, le ipotesi di reato contestate dai pubblici ministeri sono la truffa aggravata, il peculato e l'abuso d'ufficio in relazione all'utilizzo dei fondi stanziati dalla Ue per la esecuzione della "Misura 6.3 del Por Calabria 2000-2006". Fondi riguardanti la diffusione della "Società dell'informazione". In questo ambito due milioni e settecentomila euro sarebbero stati "distratti" – secondo l'ipotesi d'accusa – in favore del Consorzio "Brutium Service" rappresentato da Antonio Saladino, Giovanni Lacaria, Giancarlo Franzè Giuseppe Lillo, Eugenio Conforti, Alessandro Lachimia e Pietro Macrì. Secondo i pm dietro la "Società dell'informazione" si sarebbe messo in moto una sorta di mercato di lavoratori impiegati in modo diverso dalle finalità originarie, così come servizi mai o parzialmente realizzati. Il tutto sotto sovvenzione. A Francesco Morelli, inoltre, viene contestata in concorso con Antonio Saladino e Giuseppe Lillo, l'adozione di atti amministrativi non rispondenti all'interesse regionale. Un’altra accusa è mossa al consigliere regionale di An, in concorso con Saladino, Lillo, Francesco Simonetti, Francesco De Grano e Giancarlo Franzè, in relazione al progetto denominato "For Europe" volto alla esecuzione dei progetti approvati dal Comitato Transnazionale di Programmazione. Secondo i pm ci sarebbe l'esistenza di un interesse pubblico sotteso alla esecuzione di certi progetti e che avrebbe permesso al consorzio "Brutium" di conseguire ingenti somme di denaro e consentito di procedere ad assunzioni strumentali finalizzate alla creazione di un sistema clientelare destinato ad avvantaggiare i referenti politici dei dipendenti. La Procura di Paola starebbe inoltre indagando in merito all'ingresso del consorzio "Clic" nella compagine societaria della "Tesi s.p.a". I magistrati inquirenti, in questo caso, contesterebbero a Giuseppe Chiaravalloti, Agazio Loiero, Giuseppe Gentile e Nicola Adamo, in concorso con Enza Bruno Bossio e Antonio Saladino, di aver predisposto quali referenti politici un percorso operativo finalizzato all'ingresso del consorzio "Clic" nella stessa "Tesi" tramite un percorso molto articolato. Nell'ambito di questa vicenda sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati tutti gli amministratori di Fincalabra che hanno avuto a che fare con la vicenda. Si tratta di: Rinaldo Scopelliti, Antonio Gargano, Giuseppe Fragomeni, Michelangelo Spataro, Antonio Viapiana, Aldo Pegorari, Francesco Lucifero, Maria Teresa fagà, Antonio Franco, Pasquale Marafioti, Luciano Vigna, Filippo Postorino, Luigi Muraca, Gianpaolo Bevilacqua e Nicola Gargarozzo. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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