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Nuova inchiesta sull'attentato all'Addaura PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi – 21 novembre 2008
Caltanissetta.
La procura di Caltanissetta ha aperto una nuova inchiesta sul fallito attentato all’Addaura. I magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati un mafioso palermitano che sarebbe accusato di essere uno degli esecutori materiali e che fin’ora non è mai stato coinvolto nelle indagini.



A raccontare il retroscena ai pm è stato il collaboratore Angelo Fontana condannato all’ergastolo per l’uccisione dello spacciatore dell’Acquasanta Francesco Paolo Gaeta. Era il 21 giugno del 1989 quando fu scoperta a pochi metri dalla villa al mare dove il giudice Giovanni Falcone trascorreva le vacanze con la moglie una borsa sportiva che conteneva 58 candelotti di un esplosivo micidiale. Cosa nostra voleva uccidere oltre a Falcone anche i magistrati elvetici Carla Del Ponte e Claudio Lheman, ospiti in quel periodo a Palermo per un' indagine riservatissima sul riciclaggio in Svizzera di denaro sporco della mafia siciliana. Il progetto fu sventato soltanto per un improvviso cambiamento di programma.
L’indagine sul fallito attentato a carico di ignoti è stata archiviata nel 1994 e riaperta solo dopo le dichiarazioni di Giovan Battista Ferrante. La sentenza di primo grado è stata pronunciata dalla Corte di Assise di Caltanissetta il 27 ottobre del 2000 che ha condannato Salvatore Biondino, Salvatore Riina e Antonino Madonia a 26 anni di reclusione ciascuno; Francesco Onorato a 10 anni e Giovan Battista Ferrante a 3 anni. Assolti invece per non aver commesso il fatto Angelo e Vincenzo Galatolo.
Il 14 gennaio 2002 si è aperto a Caltanissetta il processo di secondo grado. L'8 marzo 2003 la Corte  ha ridotto la pena ai pentiti Giovan Battista Ferrante e Francesco Onorato, il primo è stato condannato a due anni e 8 mesi, il secondo a 9 anni e 4 mesi.
Il Collegio giudicante presieduto da Giacomo Bodero Maccabeo ha confermato l'assoluzione per Vincenzo e Angelo Galatolo, zio e nipote. Sono stati invece condannati a 26 anni di carcere per tentativo di strage i boss Toto' Riina e Antonino Madonia.
I giudici non hanno trattato la posizione di Salvatore Biondino, che in primo grado aveva avuto inflitti 26 anni di reclusione. Il pg, dopo aver impugnato la sua posizione, ha rinunciato.
I giudici hanno inoltre rigettato l'istanza avanzata dal difensore di Madonia che aveva chiesto l'acquisizione delle dichiarazioni del confidente Luigi Ilardo, il quale affermava che nell'attentato all' Addaura i servizi segreti “deviati” avrebbero avuto un ruolo fondamentale.
Il 6 maggio 2004 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne a 26 anni di carcere inflitte dalla Corte d'Assise  d'Appello di Caltanissetta ai boss Salvatore Riina, Salvatore Biondino e Antonino Madonia annullando con rinvio le assoluzioni di Angelo e Vincenzo Galatolo, le cui posizioni saranno poi riesaminate dalla seconda sezione della Corte d'Assise d'Appello di Catania a cui i giudici romani hanno rimandato gli atti.
La Suprema Corte ha confermato inoltre la condanna a 9 anni e 4 mesi per il collaboratore di giustizia Francesco Onorato. Mentre è diventata già definitiva la pena di due anni ed otto mesi inflitta a Giovan Battista Ferrante che all'epoca non aveva impugnato la sentenza di secondo grado.
Il 20 giugno 2005 infine i giudici della Corte di Assise d’Appello di Catania hanno condannato i boss Vincenzo e Angelo Galatolo, rispettivamente a 18 e 13 anni di reclusione. I due sono ritenuti colpevoli di avere avuto un ruolo nel fallito attentato a Giovanni Falcone. Questa sentenza è poi stata resa definitiva dalla Suprema Corte.
Il 19 dicembre 2007 Angelo Fontana, soprannominato 'il mericano', sposato con la figlia del boss italo-americano John Galatolo, ha deposto al processo per la rapina al deposito dei Monopoli di Stato e ha fornito una nuova ricostruzione dell’attentato all’Addaura. Fontana ha raccontato che Gaeta aveva assistito, per caso, ai preparativi dell'attentato, facendo il bagno nel mare dell'Addaura il 21 giugno dell'89. <<Gaeta faceva il bagno – ha spiegato Fontana - e riconobbe sugli scogli Angelo Galatolo che si dava alla fuga perché individuato dagli uomini della scorta di Falcone>>. Gaeta, tossicomane, era ritenuto un personaggio inaffidabile. <<Per questo motivo – ha rivelato il pentito – Vito Galatolo, padre di Angelo, appariva preoccupato: se a questo lo pigliano, diceva, ci consuma a tutti>>.
Sempre secondo quanto riferisce Fontana, Vito Galatolo, all’inizio cercò di tenere sotto controllo Gaeta, ma poi decise di eliminarlo. Per questo motivo si rivolse a Fontana che per quell’omicidio ha avuto l’ergastolo.



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