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Antimafia Duemila

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May 12th
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N° 7 Novembre 2000 PDF Stampa E-mail

Senza verità non c'è giustizia

di Giorgio Bongiovanni    


Lo scorso 23 ottobre nel corso della prima udienza del processo d'assise d'appello per le stragi del '93, che si tiene nell'aula bunker dell'ex carcere femminile di Santa Verdiana, a Firenze, i boss mafiosi condannati all'ergastolo hanno chiesto in videoconferenza di essere giudicati con il rito abbreviato. La Corte d'Assise, presieduta da Arturo Cindolo, alla prima udienza, dopo la costituzione delle parti e l'ammissione delle riprese televisive del processo, prima di rinviare l'udienza al sabato successivo, si è limitata soltanto ad accogliere la richiesta del pg Gaetano Ruello per la riunificazione dei due dibattimenti: quello chiuso il 6 giugno 1998 con la pena dell'ergastolo per 14 imputati, tra i quali Bagarella Leoluca, Graviano Filippo e i latitanti Provenzano Bernardo e Messina Denaro Matteo, e il secondo chiuso il 21 gennaio scorso al termine del quale è stato inflitto l'ergastolo a Riina Salvatore e a Graviano Giuseppe. Alle condanne già citate vanno aggiunte quelle di Bagarella Leoluca, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Brusca Giovanni, Calabrò Gioacchino, Cannella Cristofaro, Carra Pietro, Di Natale Emanuele, Ferro Vincenzo, Frabetti Aldo, Giacalone Luigi, Giuliano Francesco, Graviano Benedetto, Graviano Giuseppe, Graviano Filippo, Grigoli Salvatore, Lo Nigro Cosimo, Mangano Antonino, Messina Denaro Matteo, Pizzo Giorgio, Provenzano Bernardo, Riina Salvatore, Scarano Antonio, Spatuzza Gaspare, Tutino Vittorio; insomma i più alti rappresentanti della “cupola” o commissione interprovinciale di Cosa Nostra e i loro gregari. Lo scenario che ha portato all’esplosione delle bombe a Firenze, Milano e Roma è stata delineata in base alle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia: Scarano Antonio, Carra Pietro, Ferro Vincenzo, Ferro Giuseppe, Sinacori Vincenzo, Geraci Francesco, Romeo Pietro, Di Natale Emanuele, Siclari Pietro, Grigoli Salvatore, Brusca Giovanni, Monticciolo Giuseppe e Salvatore Cancemi. I crimini rientrano in quella che viene definita la strategia stragista adottata da Riina per lanciare un segnale ai referenti politici in quel momento in contatto con Cosa Nostra. Secondo Giovanni Brusca, infatti, dopo la strage di Capaci in cui hanno perso la vita il giudice Falcone, la moglie e gli agenti della scorta, Riina “invia” il famoso “papello” con le richieste da trattare in cambio della tregua, il risultato sarà la strage di via D’Amelio. All’indomani dell’arresto di Riina, però, gli elementi della commissione rimasti si dividono in tre differenti fazioni: la cosiddetta ala stragista che intende proseguire sulla linea indicata dal capo Riina è costituita da Brusca, Bagarella, Denaro, Graviano e altri, le altre due rispettivamente composte da Ganci Raffaele, Cancemi e Michelangelo La Barbera, Matteo Motisi e altri l’una, e da Provenzano, Spera, Giuffré e altri e i clan dell’agrigentino e del catanese l’altra, che vorrebbero invece operare in clandestinità. In ogni caso la responsabilità morale delle stragi effettuate nel 1993 dopo Capaci e Via D’Amelio ricade su tutta l’organizzazione criminale di Cosa Nostra, su tutti i mandamenti della commissione provinciale e regionale. Nessuno infatti ha osato ribellarsi ai folli progetti di Riina e dei suoi più stretti collaboratori e soldati. Secondo le motivazioni delle sentenze il movente sarebbe proprio da ricercare nel tentativo di trattativa che sarebbe intercorso tra pezzi deviati dello Stato e il clan dei corleonesi capeggiati da Totò Riina. Per quanto riguarda invece i mandanti esterni nuove piste sono emerse nel corso del processo d'appello per la strage di Capaci, nel processo di primo grado per l'attentato all'Addaura e nel processo stralcio delle bombe del '93 istruiti i primi due dal pm Luca Tescaroli e il terzo da Giuseppe Nicolosi. Gli inquirenti possono unicamente seguire le ipotesi investigative fornite dai collaboratori di giustizia Francesco di Carlo, che parla del coinvolgimento dei servizi segreti arabi e inglesi nel fallito attentato all'Addaura, di Maurizio Avola e Salvatore Cancemi, che avrebbero indicato negli onorevoli Berlusconi e Dell’Utri gli interlocutori politici di Riina. Cancemi infatti rivela che il Capo di Cosa Nostra avrebbe detto che i due parlamentari di Forza Italia dovevano essere appoggiati perché sarebbe stato un bene per tutta Cosa Nostra e  avrebbero esaudito le richieste contenute nel “papello”. Brusca, da parte sua, sostiene di non avere mai sentito quei nomi, ma conferma la tangente di svariati milioni l’anno che la Fininvest versava a Cosa Nostra. Ancora una volta sia Cancemi che Brusca, entrambi appartenenti alla commissione provinciale, organo di comando supremo di Cosa Nostra, hanno fornito una chiave di lettura fondamentale per comprendere i progetti criminali e politici di quel periodo. Ciò che è fuor di dubbio è che Riina e la cupola non hanno agito da soli in questo folle progetto sanguinario in cui hanno perso la vita troppi innocenti; hanno concorso gli interessi di molti organi deviati dello Stato stesso, della massoneria e del mondo politico ed imprenditoriale. Verità tremende possiedono i boss di Cosa Nostra, scrive Luca Tescaroli nel suo libro Perché fu ucciso Giovanni Falcone. Verità, aggiungiamo noi, che se rivelate potrebbero far luce sugli inquietanti e drammatici scenari che rischiano di sconvolgere la democrazia del nostro paese. E' per questo che è importante, o meglio, estremamente indispensabile avvalersi della loro collaborazione, soprattutto quando si tratta di personaggi che hanno fatto parte della commissione di Cosa Nostra. Questo chiedono i magistrati e la nostra speranza è che loro possano continuare le indagini e finalmente riuscire ad individuare i veri responsabili, prima di tutto per le famiglie delle vittime e poi per tutta l’Italia che ora più che mai ha bisogno di verità. E proprio i familiari delle vittime, riuniti in associazione, si sono fermamente opposti alla legge che consente di poter far richiesta di rito abbreviato anche ai condannati per le stragi mafiose. A loro si sono uniti anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenico e l'on. Valdo Spini, che hanno sollecitato una norma per evitare l' abbreviato per delitti di strage.

Giorgio Bongiovanni 

 
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    In questo numero:
    Elezioni politiche 2008 ecco alcuni nomi da non votare a causa di un curriculum discutibile. Con un’operazione da manuale il Ros cattura Pasquale Condello, il “Provenzano” della ‘ndrangheta.
    Scandalo sanità ed arresti eccellenti in Calabria per mafia, droga ed appalti.
    Cosa Nostra è ad una svolta: quali saranno le sue future strategie?

    Risponde per noi il pm Domenico Gozzo.
    Duro colpo alla mafia trapanese: arrestato Grigoli, re della catena Despar e prestanome del boss Matteo Messina Denaro.
    Un verdetto storico: il presidente della Regione Sicilia Cuffaro condannato a 5 anni ed interdetto dai pubblici uffici per favoreggiamento personale a singoli mafiosi.
    Intervista all’avv. Tamburello: un viaggio nell’orrore delle stragi del ’92.
    Gli affari ed i misteri dello Ior, la banca del Vaticano.
    Ed altro ancora…

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    Una fase di stasi che prelude nuovi equilibri e nuovi accordi. Dentro Cosa Nostra, a casa nostra, in Italia, ma anche in più parti del mondo.

    Le tre mafie che gestiscono tre intere regioni del nostro Paese stanno subendo, uno dietro l’altro, colpi durissimi da parte delle forze inquirenti tra catture eccellenti come quella di Pasquale Condello e dei più importanti fiancheggiatori dei Lo Piccolo, ingentissimi sequestri di beni e soprattutto con l’individuazione, e in qualche caso anche con l’arresto, di politici, imprenditori e professionisti: un numero abbastanza ragguardevole di cosiddetti colletti bianchi. In particolare Cosa Nostra sembra attraversata da una profonda crisi interna sulla quale hanno agito con grande incisività e intelligenza magistrati e forze dell’ordine arrivando a scardinare completamente, almeno a livello di vertice, l’ impero dei Lo Piccolo che controllava tutta Palermo. Sarebbe il caso di approfittare del momento per sferrare uno o più colpi di grazia, come ad esempio inviando uomini e mezzi a Trapani per catturare Matteo Messina Denaro, ma già si profila la solita maldestra mossa dello Stato che, in ottemperanza alla assurda legge della rotazione degli incarichi, si prepara a smantellare la procura di Palermo. Stessa cosa dicasi per la procura di Reggio Calabria impegnata in delicatissime indagini che coinvolgono alla stessa stregua ‘ndranghetisti e politicanti ...

     
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    Arrestato il tenente generale Gregorio Alvarez, emblema della feroce dittatura militare uruguaiana: ora finalmente la verità sul periodo più atroce della storia dell’Uruguay. Emergenza acqua: un affare da miliardi di euro l’anno. Appalti, privatizzazioni sospette nel mirino delle indagini giudiziarie. Il presidente del Cipsi illustra la campagna Libera l’Acqua che porterà la preziosa risorsa idrica in 13 Paesi poveri del pianeta. La Funima International si attiva per lo scavo di un pozzo nella regione di Catamarca (Argentina), nella località La Alumbrera. 

     
 

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