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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Terzo Millennio arrow N° 5 Settembre 2000
N° 5 Settembre 2000 PDF Stampa E-mail

Su quale tavolo politico giocheranno le prossime elezioni Bernardo Provenzano e la sua Cosa Nostra?

di Giorgio Bongiovanni


 La Commissione Parlamentare Antimafia ha recentemente rivelato che la ‘Ndrangheta avrebbe superato la potenza criminale di Cosa Nostra, la mafia di Bernardo Provenzano. Non condividiamo tale notizia poiché le nostre indagini giornalistiche e gli atti processuali dimostrano che, a parte il ruolo predominante che in questo periodo la ‘Ndrangheta svolge nell ’amministrazione del  “mercato ” con l ’estero, la criminalità organizzata siciliana rimane il punto di riferimento per tutte le altre mafie in quanto alla forza militare e ai suoi rapporti con il mondo politico. Lo dimostrano le affermazioni del capitano Ultimo, lo dimostra la denuncia del presidente della Confesercenti di Palermo, il quale ha dichiarato che il “pizzo ”, in Sicilia, si paga ormai  “a tappeto ” (tanto che anche le “bancarelle ” ne sono soggette), lo  dimostrano i rapporti dubbi intercorsi tra alcuni politici ed esponenti di Cosa Nostra. Ma allora, in questo periodo di calma apparente, viene da chiedersi con chi abbia preso accordi Bernardo Provenzano in vista delle prossime elezioni. Il nostro pensiero, amaro per la verità, è che la caotica e confusa (per non dire disastrosa) situazione politica che caratterizza il nostro Paese manifesti la possibilità che un eventuale “scambio di favori ” possa avvenire sia con gli schieramenti di centrodestra che con quelli di centrosinistra.  Negli ultimi anni, infatti, mentre la mafia ha notoriamente votato Forza Italia, il centrosinistra si è dimostrato debole nella lotta contro il crimine organizzato e, fatta eccezione per alcuni membri della commissione antimafia o alcuni  esponenti politici, ha esercitato un’azione di contrasto pressoché nulla. Lo ha da poco denunciato a mezzo stampa il Procuratore di Palermo Piero Grasso dichiarando che “la lotta alla mafia non c ’è più” e lo denunciamo anche noi, in qualità di liberi cittadini della società civile, unendola nostra voce a chiunque alzi un coro di protesta.  La nostra speranza è che tale coro possa essere appoggiato dalla classe politica che,per il momento, sembra avere tutta la convenienza a lasciare le cose come sono dando alla mafia una più alta possibilità di vittoria. Se nessuno farà qualcosa per impedirlo, se non verrà organizzato un programma di repressione a livello governativo i quarantamila miliardi che nei prossimi anni giungeranno in Sicilia andranno ad alimentare le casse dei mafiosi. Come più volte abbiamo avuto modo di dire, la lotta alla mafia non può essere delegata alle sole associazioni laiche, cattoliche, alla magistratura o alla polizia giudiziaria. La lotta alla mafia deve essere soprattutto politica. Senza la forza della politica, del Parlamento, delle alte autorità dello Stato, la criminalità organizzata prenderà ancora una volta il sopravvento e il 2000 sarà caratterizzato, più che negli anni ‘50, da una mafia forte e da uno Stato debole, o peggio, colluso con Cosa Nostra.

Giorgio Bongiovanni 

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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