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Antimafia Duemila

Thursday
Dec 04th
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N° 3 Giugno 2000 PDF Stampa E-mail

Bugiardo!

di Giorgio Bongiovanni

 

 


 

Con 4370 pagine di motivazione nella Sentenza depositata il 16 maggio 2000, la corte di Palermo presieduta dal Giudice Ingargiola assolve il senatore a vita Giulio Andreotti per insufficienza di prove.
Tuttavia Giulio Andreotti ha mentito sostenendo di non conoscere i cugini esattori, Nino e Ignazio Salvo, prova ne siano  il regalo inviato dal senatore alle nozze della figlia di Antonino e le auto blindate che utilizzava a Palermo risultate appartenere alla Satris, società dei cugini. E’ vero che aiutò Sindona, banchiere della mafia, come è vero che diede l’assenso all’entrata di Ciancimino nelle liste del partito, mostrando «ripetuta indifferenza rispetto ai legami che notoriamente univano il suo interlocutore alla struttura criminale».
Se è vero che non vi sono gli elementi probatori sufficienti per condannare Andreotti penalmente, ci sembra ve ne siano a sufficienza per esprimere quanto meno un giudizio morale su un personaggio che ha governato l’Italia per quasi 40 anni. E’ infatti, per noi cittadini, sufficientemente scandaloso sapere che Andreotti avesse un rapporto di qualunque tipo con i cugini Salvo, risultati essere i mandanti della strage Chinnici, un uomo morto assassinato per il nostro Paese, e altrettanto grave che sebbene sapesse, come era a tutti noto, che Ciancimino era un uomo della mafia, ne sarebbe rimasto indifferente. Per non parlare della solidarietà con Sindona a causa del quale è stato barbaramente ucciso un altro uomo coraggioso ed onesto come l’avvocato Giorgio Ambrosoli.Non ci interessa la persecuzione della persona, ormai il senatore Andreotti ha raggiunto un’età che comunque non consentirebbe la sua carcerazione. Speriamo ardentemente, però, che il procuratore generale di Palermo Rovello e il Procuratore Capo della DDA Piero Grasso trovino opportuno chiedere la revisione d’appello, per tutti gli italiani che vogliono sapere la verità sulla nostra storia e giusto per lasciare ai nostri figli, una volta tanto, una memoria storica veritiera in base alla quale possano costruire un futuro diverso in un’Italia diversa.

Giorgio Bongiovanni

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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