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SIGFRIDO RANUCCI
Che non prenderemo noi però?
EMANUELE FONTANI – PROJECT MANAGER CAORSO
Non avendo impianti nucleari in esercizio, noi non possiamo utilizzarlo. Fa parte dell’accordo
commerciale e sarà consegnato ai francesi.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
Saliamo a quota 90 e passiamo di fronte al reattore, anche quello ancora lì.
EMANUELE FONTANI – PROJECT MANAGER CAORSO
Di fronte a noi c’è Arturo, il reattore nucleare così soprannominato dai tecnici.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
Dall’ ‘87 ad oggi più di cento persone hanno vegliato su quello che è un cadavere radioattivo.
EMANUELE FONTANI – PROJECT MANAGER CAORSO
Gli operatori stanno lavorando esternamente per trasferire il cask. Le piscine contengono
ancora i 700 elementi. Nel giro di due anni tutto quanto il combustibile nucleare sarà rimosso
da Caorso.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Lo mandiamo in Francia ma ci torneranno le scorie e da qualche parte dovremmo metterle,
perché il nucleare non è un’attività come le altre. Quando è stata costruita la centrale di
Caorso, un funzionario dell’Enel andò un paio di volte in comune a Piacenza e sbrigò tutta la
faccenda da solo. E’ andato così più o meno dappertutto con molto pressappochismo, un po’ di
bugie e tanta ignoranza sugli effetti collaterali. Poi nell’‘87 il referendum le ha fermate e per 10
anni nessuno si è posto il problema di come smantellarle o dove mettere i rifiuti e scorie. Ne
sono passati altri 10 a discuterne, abbiamo speso 9 miliardi di euro, e siamo ancora qui.
Adesso il governo ha deciso di ripartire con il nucleare perché i consumi aumentano,
l’inquinamento pure e perché le tecnologie sono più sicure. Quindi è giusto investire in tutte le
direzioni, prima però ci sono dei conti da saldare, sparsi in tutto il paese come documenta
Sigfrido Ranucci.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
A soli 25 km da Roma, all’interno del centro nucleare della Casaccia, c’è l’Opec. Un laboratorio
dove fino agli anni ‘80 sono state fatte operazioni sul combustibile nucleare: hanno lavorato
cioè con uranio e plutonio.
GIUSEPPE BOLLA – PROJECT MANAGER CASACCIA
Qui entriamo nella zona delle celle calde…Buongiorno!
SIGFRIDO RANUCCI
Che cosa stanno facendo?
PERSONALE SOGIN
Stanno decontaminando un pozzetto di stoccaggio. Era stato utilizzato per deposito
temporaneo di combustibile che stava all’interno della cella.
SIGFRIDO RANUCCI
Di che tipo di contaminazione si parla?
GIUSEPPE BOLLA – PROJECT MANAGER CASACCIA
Eh, contaminazione anche di plutonio, di elementi diciamo di radioisotopi che provenivano da
elementi di combustibile.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
Spostarsi nei centri nucleari non è semplice: le telecamere ti seguono passo dopo passo e tutto
è custodito da una doppia blindatura. Un’imponente barriera costata 40 milioni di euro e creata
per l’emergenza terrorismo da Carlo Jean, l’ex commissario della Sogin, nominato dal governo
Berlusconi nel 2003.
PERSONALE SOGIN
L’unica cortesia magari…i sistemi di sicurezza…videocamere ecc, se potessi evitare sarebbe
meglio perché il Ministero degli Interni ci impone a noi una riservatezza sui sistemi di
protezione fisica delle strutture.
SIGFRIDO RANUCCI
Ma è vero che non si possono filmare dall’esterno…è ancora in vigore la normativa?
PERSONALE SOGIN
Si, se la tua trasmissione fosse vista da Bin Laden che decide che prima vuole fare un
attentato, no, le immagini che tu riprendi, telecamera ecc potrebbero favorire, ecc.
SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO
Allora bisognerebbe chiudere Google Earth, dove chiunque può vedere bene tutti gli impianti
nucleari da Caorso, a quello del Garigliano, fino al deposito Avogadro, vecchio di oltre 50 anni,
e come si vede, vulnerabile. E poi ci sono anche quelle degli impianti della Casaccia, vicino a
Roma. Qui c’è l’impianto plutonio e nei depositi 9 e 10 c’è del materiale molto delicato. Oltre
100 fusti contaminati da plutonio che dagli anni ‘80 devono ancora essere messi in sicurezza. Il
materiale più strategico si trova nel deposito 10, dove sono custoditi 5 Kg e mezzo di plutonio
ed un centinaio di Kg di uranio arricchito.
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