| E allora chi ha rubato l'agenda rossa? |
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Pagina 2 di 3 Per verificare i ricordi di Arcangioli, che spiega con l’irrilevanza del contenuto della borsa la sua decisione di non redigere una relazione di servizio, la procura interroga dunque Giuseppe Ayala. O, meglio, lo reinterroga, visto che lo aveva gia’ sentito l’8 aprile del 1998, nell’ambito di un filone di indagine sui mandanti occulti della strage. Ed in quella occasione l’ex magistrato aveva offerto la sua prima versione dei fatti: arrivato dopo 10-15 min dall’esplosione in via D’Amelio (abitava a 150 metri, al residence Marbella) Ayala, dopo avere constatato che era Paolo Borsellino l’obbiettivo dell’attentato, aveva visto un carabiniere in divisa aprire lo sportello posteriore della Croma e prendere una borsa con tracce di bruciacchiatura. L’ufficiale gliela vuole consegnare ma lui non e’ piu’ un magistrato in servizio e quindi non puo’ riceverla, e lo invita a trattenerla per consegnarla poi ai magistrati. In sua presenza, precisa, quella borsa non e’ mai stata aperta. E che fine abbia fatto non lo sa, poiche’ si e’ disinteressato della vicenda. La sua versione cambia il 13 settembre, dopo l’interrogatorio di Arcangioli. Non c’e’ piu’ un carabiniere che apre lo sportello posteriore sinistro, ma l’ex magistrato ricorda di averlo visto aperto, e di avere preso egli stesso la borsa bruciacchiata poggiata sul sedile posteriore e di averla affidata ad un ufficiale dei cc in divisa ‘’meno giovane di Arcangioli’’. Anche in questo caso Ayala ribadisce di non avere mai aperto la borsa per verificarne il contenuto. Ma le due versioni sono in contrasto e la procura chiama a deporre Ayala una terza volta. E in quest’occasione l’ex magistrato si fa aiutare nel ricordo da un giornalista presente sul luogo della strage, l’inviato del Corriere della Sera Felice Cavallaro. In quest’ultima versione, confermata dal giornalista, Ayala vede prelevare da una persona in borghese (e’ certo che non fosse in divisa) la borsa dallo sportello posteriore sinistro e gliela consegna. Lui, magistrato non in servizio, non puo’ tenerla e la gira ad un ufficiale dei cc in divisa. ‘’Il tutto dura 30 secondi, forse 1 minuto’’, ripete Ayala. La sua versione continua a restare incompatibile con quella di Arcangioli e la procura, quello stesso giorno, mette i due a confronto. Arcangioli pero’ aggiunge qualche dettaglio: ‘’per esortazione di qualcuno che non ricordo (credo fosse Ayala) ho preso la borsa dal pianale post sinistro sono andato nel lato opposto di via D’Amelio, ho aperto la borsa, non c’era nulla di interessante, e ho rimesso (o fatto rimettere) la borsa nel sedile posteriore. Il tutto alla presenza di Ayala. C’era anche un ufficiale cc? Non ricordo’’. E Ayala infine ribadisce: ‘’non conoscevo Arcangioli e oggi lo vedo per la prima volta’’. Dal contrasto di queste due versioni, e dagli altri elementi acquisiti, il quadro finora certo e’ il seguente: 1) Arcangioli e Ayala si occupano della borsa di Borsellino nei minuti immediatamente seguenti l’esplosione. 2) Nella borsa, nonostante le parole di Arcangioli, e’ molto probabile che ci fosse ancora l’agenda rossa (lo dichiara la vedova di Paolo Borsellino che vede il marito con l’agenda in mano a Villagrazia di Carini). 3) La borsa, nonostante le assicurazioni ricevute da Ayala, ricompare, come dice Arcangioli, nel sedile posteriore della Croma un’ora e mezzo dopo, senza l’agenda. Ma sulla scena irrompe anche un quarto testimone. E’ Rosario Farinella, carabiniere di scorta ad Ayala, che offre una nuova, per certi versi inedita, versione: interrogato il 2 marzo 2006, Farinella ricorda di essere arrivato in va D’Amelio insieme ad Ayala e di avere visto la Croma ‘’avvolta dalle fiamme’’, un vigile del fuoco le sta spegnendo, le portiere tutte chiuse ma non a chiave’’. A questo punto ‘’Ayala nota una borsa sul sedile posteriore, con l’aiuto del vigile abbiamo aperto lo sportello (operazione non semplice), io ho preso la borsa e volevo darla ad Ayala, ma lui mi disse che non poteva prenderla. Aggiunse di tenerla per qualche minuto, cosi’ mi allontanai dall’auto con la borsa verso il cratere creato dall’esplosione, e dopo 5/7 min Ayala chiamo’ un uomo in abiti civili ufficiale o funzionario di polizia, gli spiego’ che era la borsa di Borsellino. Lui disse che si sarebbe occupato della cosa e gli consegnai la borsa. Ricordo che appena presa la borsa lo stesso si e’ allontanato dirigendosi verso l’uscita della via D’Amelio, ma non ho visto dove e’ andato a metterla. Peraltro io me ne sono disinteressato…’’. Era Arcangioli, chiedono i magistrati mostrandogli la foto? ‘’Non sono in grado di riconoscere la persona che mi mostrate, non ricordo pero’ che avesse una placca metallica di riconoscimento (come quella di Arcangioli, ndr). Di questo particolare ritengo che mi ricorderei…’’. Il racconto di Farinella spiega anche un dettaglio, uno dei tanti, sul quale Ayala e Arcangioli non sono d’accordo: secondo il primo la borsa presentava qualche bruciacchiatura, per il secondo, invece, era perfettamente integra. L’iniziale forzatura degli sportelli descritta da Farinella (e non ricordata da Ayala) spiega perche’ la borsa, protetta dentro l’auto chiusa, non prese fuoco e, quindi, si presentava integra, cosi’ come appare nella foto in cui e’ in mano ad Arcangioli. Se successivamente, quando fu ritrovata dalla Polizia era un po’ bruciata cio’ e’ dovuto ad un ritorno di fiamma descritto da un vigile del fuoco che si premuro’ di bagnare l’interno dell’auto e quindi la borsa con un idrante avvertendo la polizia. |
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Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro? (seconda puntata. Che schifo!) di Giorgio Bongiovanni La notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002.
Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e
Sandra Rizza scopriamo che i magistrati di Caltanissetta si sono recati
recentemente negli uffici dell’Aisi (ex Sisde) e hanno potuto finalmente
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