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Le recensioni di Antimafiaduemila

La Mala Tolleranza
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Copertina del libro La Mala Tolleranza
Genere: Inchieste
Editore: edizioni mediterranee
Pagine: 160
Prezzo: € 18,00
Visite: 655
Valutazione:  / 7
scarsoottimo 
Recensione

Quando nell’aprile 2005, da Tokyo rientrai a Napoli, ebbi la sensazione di essere tornata in un posto dove il sole per quanto forte, non riuscisse ad irradiare le cose, che sembravano vivere di ombra propria.
Un’ombra cinica, fatta di abitudine alla rassegnazione, che per quanto relativamente potente, non riesce a diminuire di intensità, perché chi ne beneficia, non si ristora dalla luce troppo forte della bellezza della libertà, ma decide di sana pianta, di sottoporre i suoi sogni e quelli degli altri a vivere nell’assenza dell’amore.
Con il mio libro, La mala tolleranza, intendo descrivere come quest’assenza di amore, per se stessi e per gli altri, arrivi ad essere deleteria e improduttiva, fino ad abituarsi a tollerare il male, come se fosse un processo naturale e necessario di “estasi inversa”.
Tolleriamo dinamiche sbagliate, fino a quando non ci sia rimasta l’ultima possibilità di ottenere piaceri per scorciatoie più brevi.
La burocrazia italiana, richiede tempi lunghissimi, e le agevolazioni clientelari e i poteri camorristici, mettono in scena corsie preferenziali, di gran lunga più rapide e più efficienti.
È di pochi giorni la cattura di un latitante campano ricercatissimo, e quello che più scuote non è tanto lo stato in cui quest’uomo viveva, e controllava il territorio, ma di come la gente del posto, con l’arresto, viva uno stato di spaesamento, o si senta addolorata di non poter avere più come riferimento quell’interprete del male.
Quella gente è stata così tanto abituata a tollerare il male, che in assenza di altro, identificava in costui un potere assoluto, quasi di un bene soggettivo, utile a soppiantare nella pratica, gli sportelli pubblici, le istituzioni, e i referenti giudiziari, sociali e politici.
Si sa: se da una parte qualcuno riceve un’agevolazione, dall’altra parte c’è qualcuno che rinuncia ad un suo diritto, ad un suo sogno o ad una possibilità di affermazione sociale.
Le dinamiche “agevolative” fanno sentire al sicuro il sopruso e lo incitano ad attuarsi, con modalità sempre più illegali  e sempre più deleterie per i “sani”.
È proprio a questa persone che il mio libro, La mala tolleranza, vuole dare voce, ma allo stesso tempo, vorrei incitare alla consapevolezza.
Se i rinunciatari della libertà non lottano più, per riappropriarsi di un proprio diritto, risulta che in fondo pur in assenza di felicità, questi vivano sereni, e per tanto chi attua il sopruso si senta “in diritto” di poter continuare ad abusare e vivere sulle spalle d’altri.
Potremmo chiederci quanto queste rinunce, o queste modalità di vita possano interferire, o per così dire interagire con l’arte. Se consideriamo che la creatività – quel muscolo da tenere in allenamento continuo – si priva della libertà espressiva, venendo danneggiata nel suo più intimo processo di azione, ecco che anche l’arte subisce il limite invalicabile; ma è anche necessario che la creatività, unico strumento di risveglio alla consapevolezza, si mobiliti, con i mezzi soggettivi e unici di ogni individuo, a portare luce a quei sistemi di vita, che nella mia terra e non solo, appannano le prospettive di felicità.
Le fotografie, che poi sono state inserite nel mio libro, erano nate per render noto come l’abitudine alla rinuncia e la presenza del sopruso, fossero visibilmente parti della nostra vita. Abbiamo abituato la nostra mente a scartare dalla memoria ciò che ci fa più male, eppure se non più presenti nei ricordi, di fatto nella realtà continuano ad esistere quotidianamente.
Ricostruire quei set scenici, creare apposite ambientazioni, servono a far comprendere, allo spettatore-lettore, che fingere che niente stia accadendo o sia accaduto, danneggia lo stato dell’amore e della sua libertà.
Pur avendo sempre impiegato i diversificati linguaggi dell’arte, sono approdata alla pubblicazione del testo La Mala Tolleranza, passando per varie performance e installazioni ambientali, attraverso una fruibilità che può esser definita “temporanea”. I banner sistemati sugli edifici sono stati realizzati con la consapevolezza di invadere gli spazi privati, in modalità pubblica, ma erano il risultato di una interpretazione collettiva.  Qui di seguito in formato video, visibili alcuni interventi ed eventi. – Installazione temporanea nel centro di Napoli (LE PORTE CHIUSE DALLA CAMORRA ),installazione permanente nel quartiere di Scampia (SCAMPIA RINNOVATA ), e nel Comune di Ercolano (PNP ERCOLANO ), e evento performativo nel quartiere di Scampia, con la performer Maram (NOZZE DI PIOMBO).
Il mio libro interpreta, visivamente, le rinunce collettive, ma dà voce in maniera intima, ai singoli rinunciatari di libertà, attraverso una modalità pubblica – quella del libro -, ma duratura e non temporanea. Anche la fruibilità cambia, e laddove l’interazione era in spazi pubblici, ora diventa privata e personale.
Centosessanta testimonianze, sono state selezionate in due anni di lavoro, tra le difficoltà di raccontare la verità e trovare l’autenticità, garantendo l’anonimato, e la privacy di ogni singolo testimone. Il fondo nero di ogni pagina è stato scelto per accompagnare il cammino visivo; l’età e la provenienza – inseriti sotto ogni testimonianza – sostituiscono i volti di dolore e i nomi di chi si priva della bellezza della vita.
Il sottotitolo del libro racchiude l’obiettivo da ricercare: “La felicità vince quando la speranza e la coscienza, smettono di essere latitanti”; il testo, termina con delle pagine con fondo bianco: sono i racconti dei coraggiosi, di chi  ha deciso di redimersi, perché consapevole di aver scelto una vita senza amore.
Dare voce, a quel sottile lamento, esile all’esterno, ma di fatto spaventoso e gigantesco; sentire, come le gioie vengano smorzate per evitare di dare all’occhio, di come la deformità della vita, debba esser praticata per evitare problemi.. tutto sembra esser la normalità, ma non per questo si può considerare giusto e sano.
È quindi necessario, nel mio personale cammino, dare all’arte il potere sociale, evitando di essere giustizialista e demagogica, con l’unico intento di fare leva, sulle dinamiche “surreali”, che deprimono l’esistenza e la volontà di crescita sia culturale che etica, di ogni singolo essere umano.
Rosaria Iazzetta

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