di p.n. - 31 agosto 2012
Un ritratto intimo e professionale dove la vita quotidiana e i sentimenti intimi si intrecciano strettamente con le vicende della storia: è dedicato a Carlo Alberto Dalla Chiesa il documentario “Generale”, con la regia, soggetto e sceneggiatura di Lorenzo Rossi Espagnet e la voce narrante di Dora Dalla Chiesa, la nipote del prefetto antimafia, che attraversa ricordi, fatti e persone con dolore e con grande desiderio di verità.
Il documentario che verrà proiettato il 4 settembre nella Sala De Seta ai Cantieri culturali della Zisa, è stato realizzato dalla Emma Film Production, grazie all’appoggio di molti sostenitori privati, con “produzioni dal basso”, attraverso cioè l’acquisto di quote del film per permettere la sua realizza-
zione, e con il sostegno del Centro Pio La Torre.
«Abbiamo cercato appoggi e finanziamenti pubblici — dice Dora Dalla Chiesa — ma ci è stato detto, anche dal Ministero, che il film non rivestiva interesse culturale. Così abbiamo realizzato il film con il sostegno di persone che hanno creduto nel progetto. Per me era viva l’urgenza non di scoprire aspetti poco noti di mio nonno, ma di trasmettere la sua eredità, in un momento storico in cui il senso dello Stato si è perso, e quello che abbiamo in mano è niente. Colpa di una classe politica che ci ha guidato in questi anni, e che non è stata all’altezza».
Così Dora dalla Chiesa — che non ha mai conosciuto il nonno, essendo nata quattro mesi dopo la sua morte — su invito del produttore Daniele Esposito ha compiuto un viaggio a ritroso, e con materiali d’archivio e interviste ha dato forma ad un frammento di storia italiana
nel quale i valori etici erano ancora importanti. Carlo Alberto Dalla Chiesa fu innovatore nelle tecniche di investigazione sul terrorismo e sul crimine organizzato con l’uso dei pentiti e degli infiltrati.
Il racconto per immagini e testimonianze si articola in capitoli, dove scorrono i primi anni del generale a Palermo, la lotta contro il terrorismo a Torino, il ritorno a Palermo come prefetto e il periodo di isolamento, quasi un allarme, una sorta di marqueziana morte annunciata, prima dell’uccisione.
Il film racconta la città dalla fine degli anni Sessanta fino agli ultimi giorni palermitani del generale, e inizia con il funerale di Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro, sposata dopo la scomparsa della prima moglie, Dora, e dell’agente Domenico Russo.
«Ho trovato anche il coraggio — racconta Dora Dalla Chiesa — di intervistare mio padre e altri miei familiari, facendo loro delle domande che in tutti questi anni, in privato, non avevo mai avuto il coraggio di fare. E ho trovato tanto amore, tanto rispetto nei confronti di mio nonno: credo che questo sia doveroso, per non dimenticare. Quest’anno, negli avversari delle morti di Pio La Torre, di Falcone e Borsellino, mi è sembrato opportuno non perdere di vista l’importanza della memoria».
Insieme ai familiari del di Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel documentario appaiono numerose testimonianze: tra gli altri quelle di Armando Spataro, Attilio Bolzoni, Franco La Torre e Giuliano Turone.
Tratto da: La Repubblica















