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Diaz: I vertici non potevano non sapere

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8 luglio 2012
E' doveroso riconoscere ai Giudici della Cassazione di essersi sottratti al condizionamento anche mediatico che avrebbe preteso di cancellare la Diaz e le sue turpi vicende di prevaricazione premeditata ed ingiustificata se non fosse per quella ragion di Stato per la quale sono state consumate impunemente in questo Paese stragi e violenze rimaste costantemente senza verita' e Giustizia.
 
Si apre ora di fronte alla coraggiosa sentenza di condanna il fronte delle reazioni istituzionali doverose e di quelle che invece potrebbero essere temute.
 
La sentenza infatti, come ogni sentenza, non puo' che riferire ai soli fatti giudicati ed alle sole persone degli indagati. Ma un vero senso dello Stato, se lo Stato non fosse esso stesso complice e mandante dei crimini giudicati, pretenderebbe che si riuscisse a guardare oltre tali limiti della sentenza e sapesse trarre conclusioni adeguate di sostituzioni di figure pur "prestigiose" portate ai vertici delle funzioni piu' delicate della Sicurezza e di di figuri che per anni hanno colluso con i condannati, misconoscendone le responsabilita' ed addirittura promuovendoli mentre ancora erano imputati, eludendo precise disposizioni di Legge che avrebbero inibito quelle promozioni.
 
Se lo Stato volesse anche rinunciare a dire, a seguito della sentenza, chi avesse materialmente disposto i comportamenti criminosi oggi sanzionati dalla Magistratura perlomeno avrebbe il dovere di dare segni chiari di discontinuita' con simili comportamenti. E non bastano le dichiarazioni di formale ossequio alle sentenze.
 
Sarebbe infatti necessario che all'attuale responsabile dei servizi segreti De Gennaro, all'attuale Capo della Polizia Manganelli venisse chiesto e preteso che presentassero immediatamente le irrevocabili dimissioni dalle funzioni, a pena di predisporre autonomamente dallo Stato la loro rimozione dagli incarichi, in caso di rifiuto delle dimissioni.
 
Si dira' che un Paese non puo' permettersi cosi' a cuor leggero di decapitare i propri vertici funzionali ma questo non e' vero perche' se non fossero individuabili all'interno delle Forze dell'Ordine e della Sicurezza uomini capaci di sostituirli ma che siano al tempo stesso animati di un profondo spirito di lealta' costituzionale e democratica significherebbe ammettere che tali organismi null'altro rappresenterebbero se non una forza di pretoriani costituita ad esclusivo interesse dei principi e dei potenti con assoluto disprezzo di qualsiasi diritto dei Cittadini Ordinari e della loro prevalente Sovranita'.
 
Se la Magistratura non puo' che agire e sentenziare in obbedienza esclusiva del dettato legislativo e dei suoi limiti, compito dello Stato e' interrogarsi e dare risposte convincenti sulle prospettive che le sue sentenze spalancano davanti ai nostri occhi. E poiche' ogni struttura in armi non e' ne' potrebbe mai essere autocefala, e ' necessario trarre le dovute conclusioni a fronte del comportamento "sul campo" dei propri uomini.
 
I vertici istituzionali ed operativi di Genova dunque "non potevano non sapere" ed anzi e' fin troppo chiaro che siano stati essi stessi a disporre che i comportamenti da "macelleria sudamericana" si consumassero con la pretesa di impunita' ed immunita' nei confronti di Cittadini pacifici ed inermi, mentre si lasciava che bande armate e note di movimenti violenti penetrassero tra i manifestanti ed organizzassero devastazioni funzionali a giustificare poi qualsiasi reazione delle Forze dell'Ordine soprattutto contro chi manifestava pacificamente il proprio libero e costituzionalmente garantito dissenso.
 
E successivamente sono quei vertici che hanno sistematicamente contribuito a tentativi di depistaggio funzionali all'impunita' dei "macellai" oggi sbugiardati e condannati dalla Magistratura. Quegli stessi vertici che nel frattempo adottavano misure premiali, avallate da olimpici silenzi della Politica, nei confronti dei "volenterosi carnefici".
 
Oltre a queste misure immediate di cambiamento ai vertici delle Istituzioni di Sicurezza, non possiamo non chiedere alla Politica ed ai Rappresentanti Parlamentari di avviare immediate misure di garanzia della dignita' dei Cittadini con la discussione immediata della fattispecie di reati di "Tortura" e della sua imprescrittibilita' in quanto crimine contro l'umanita', per dare un evidente segno di non accettare oltre che i limiti di prescrizione per i reati ordinari di "lesioni" possano sottrarre, come e' avvenuto per Genova, i responsabili istituzionali alle proprie responsabilita'.
 
Ci piacerebbe infine chiedere una Commissione Parlamentare di indagine - se non fossimo consapevoli del fallimento di ogni altra similare Commissione (prima fra tutte quella sul fenomeno del terrorismo e sulla mancata individuazione dei responsabili di strage che non e' riuscita a porre al Parlamento neppure un abbozzo di provvedimento legislativo) - che riuscisse ad indagare perlomeno il grado di consapevolezza dei vertici Parlamentari presenti nei vari Centri operativi nelle ore del massacro di Genova.
 
Ci piacerebbe conoscere il pensiero dei vari Gianfranco Fini e di quanti pur essendo sul campo e rivestendo dignita' Parlamentare non intuirono, non si chiesero ne' posero interrogativi su quanto si andava consumando. Ci piacerebbe capire se si sia trattato di ignavia o di connivenza. Ci piacerebbe capire solo perche' non sia possibile rinnovare, almeno con la medesima sfacciataggine e presunzione di impunita', fatti come Genova e come Ustica. E ci piacerebbe sapere il Giovanardi pensiero su queste ultime vicende.
 
E ci piacerebbe ancora sperare che nuovi Magistrati, sappiano indagare con la stessa determinazione con cui e' stata perseguita la "macelleria" anche la strage impunita di Ustica.
 

In buona sintesi ci piacerebbe arrivare ad essere un Paese normale, come non lo siamo mai stati, dove chi sbaglia paga e ancor piu' duramente quando abbia devatoi dalla dovuta lealta' costituzionale.

Associazione Antimafie "Rita Atria"

Tratto da: ritaatria.it

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