Ven05242013

Last update11:25:07

Back Home Rassegna Stampa Cronache Italia L’obbligo della verità

L’obbligo della verità

  • PDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

voci-contro-le-mafie-webdi Rita Borsellino - 6 luglio 2012
“Voci contro le mafie”. È il titolo di un cofanetto (libro più audiolibro, a cura di Lirio Abbate) che raccoglie gli interventi di autorevoli testimoni sulla lotta a Cosa nostra. Il cofanetto sarà in vendita con il prossimo numero de “l’Espresso”. Qui sotto uno stralcio della testimonianza di Rita Borsellino.

Sono trascorsi vent’anni da quel 19 luglio. Talvolta penso: già vent’anni. Come se fossero passati in fretta, tra testimonianze nelle scuole, volontariato, impegno civile e politico. Ma più spesso, guardando i ragazzi delle scuole che ascoltano con attenzione, mi rendo conto che questo tempo è più del tempo della loro vita e che ciò che ascoltano è terribilmente attuale. Ho incontrato qualche tempo fa un bel ragazzo alto, con il viso sereno e lo sguardo profondo. Indossava la divisa della Guardia di finanza. Si chiama Antonio Emanuele Schifani. Sì il figlio di Vito e di Rosaria. Nel ’92 aveva pochi mesi e lo avevo tenuto in braccio. Non ha mai conosciuto il suo papà. La sua vita è segnata da quell’assenza. L’assenza: è quella che pesa di più... Nel ’92 Paolo aveva 52 anni, io 47. Forse per me il momento più complicato di questi 20 anni è stato quando, compiendo io 52 anni, mi sono ritrovata a essere “grande”. Paolo era fermo lì ed io dovevo continuare a crescere. E quante volte mi sono soffermata a pensare a ciò che comportava quel continuare a crescere. Sono diventata nonna di 5 splendide bambine che oggi hanno dai 6 mesi a 14 anni. Rappresentano la parte più bella della mia vita. A Paolo, insieme alla vita, è stata tolta anche questa gioia. E ai suoi nipoti è stato rubato un nonno straordinario... E tutto questo perché? Perché Paolo ci è stato tolto? Quando ho cominciato, già a settembre del ’92, a parlare ai ragazzi, nelle scuole o altrove, la mia era soprattutto una testimonianza su ciò che era accaduto. Le circostanze, i tempi, i fatti. Come reagire, come fare in modo che tutto ciò che era accaduto potesse aiutare a costruire un futuro diverso... Sembrava che tutto ciò fosse a portata di mano. La società s’impegnava, le istituzioni sembrava cercassero le soluzioni utili a cambiare il corso delle cose. Mai più mafia e mafiosi avrebbero avuto vita facile. La ricerca della verità sembrava promettere soluzioni rapide e credibili... Ma il troppo entusiasmo non è sempre utile. Talvolta trae in inganno, porta a prestare attenzione ai particolari più appariscenti e non ad una visione di insieme più critica, più obiettiva. Chi ha approfittato di questo? Chi ha trasformato i collaboratori di giustizia in “pentiti” poco credibili dal punto di vista del senso comune dell’etica? Chi ha cominciato a demonizzare la magistratura, creando un senso di diffidenza generalizzato sul loro ruolo e sulle loro scelte? E mentre il dibattito si allargava e si politicizzava e le idee dell’opinione pubblica si confondevano, c’era chi, con grande abilità, si affrettava a svolgere un ruolo parallelo e perverso: la manipolazione della verità... Si è costruita una verità non vera per una giustizia non giusta. E quando si è costretti ad aggiungere aggettivi alle parole verità e giustizia, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona... Cosa sa la classe politica, e non solo quella di vent’anni fa (anche perché troppo spesso coincide con quella di oggi) di patti inconfessabili e di trattative? Quali vite si sono volute risparmiare in nome di una inconfessabile ragion di Stato, sacrificando chi per la propria rettitudine e coerenza si sapeva di non potere comprare? In una società che ritiene che tutto si possa comprare e vendere, non c’è posto per i Paolo Borsellino. Eppure i nostri giovani e quella parte ancora sana della nostra società guarda ai pochi esempi credibili come punti di riferimento irrinunciabili... L’Italia ha bisogno di conoscere il suo passato e di elaborare il suo presente per potere costruire il suo futuro. Ha bisogno di verità, di coraggio, di assunzione di responsabilità. E questo riguarda tutti, ognuno di noi. Paolo diceva: «Ognuno deve fare la sua parte: ognuno nel suo piccolo, ognuno per quello che può, ognuno per quello che sa». Non ci sono alibi per nessuno. Ognuno si faccia strumento di verità se veramente vogliamo giustizia.

Tratto da: l'Espresso

Le recensioni di AntimafiaDuemila

Gilda Sciortino

Uomini di scorta

Questo libro da, finalmente, voce e visibilità a tutti queg...

Giuseppe Gulotta, Nicola Biondo

Alkamar

Dopo 22 anni di carcere Giuseppe Gulotta racconta la sua sto...

Don Andrea Gallo

In cammino con Francesco

“Seguirò questo migrare, questa corrente di ali...” Fab...

Dario Bressanini

Le bugie nel carrello

“L’uomo è ciò che mangia.” Ludwig Feuerbach “Entr...

Nisio Palmieri

CRIMINALI DI PUGLIA

"La criminalità organizzata pugliese nata negli anni '80 co...

Andrea Camilleri

COME LA PENSO

“Se sai non ricambiare menzogna con menzogna...” Rudyar...

Mauro Corona

CONFESSIONI ULTIME

Pensieri e racconti di vita. Le CONFESSIONI ULTIME di Mauro ...

Luca Ponzi, Mara monti

CIBO CRIMINALE

Documenti inediti in un'inchiesta shock che fa tremare l'ind...

LIBRI IN PRIMO PIANO

40-anni-mafia-webQUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinita

di Saverio Lodato




antonio-ingroia-io-soANTONIO INGROIA. IO SO

di Giuseppe Lo Bianco
e Sandra Rizza





assedio-alla-toga-web
ASSEDIO ALLA TOGA

Un magistrato tra mafia, politica e Stato

di Nino Di Matteo e Loris Mazzetti



apalermo-homeA PALERMO PER MORIRE
I cento giorni che condannarono
il generale Dalla Chiesa


di Luciano Mirone