3 luglio 2012
Palermo. "Il concorso esterno in associazione mafiosa non è un reato che non esiste". Lo ha detto il pm antimafia della Dda di Palermo Antonino Di Matteo al termine della requisitoria-fiume del processo all'ex ministro Saverio Romano per il quale ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere con la diminuente del rito abbreviato. Di Matteo torna sulla polemica scoppiata dopo le parole espresse dal pg della Corte di Cassazione Francesco Iacoviello nel processo a Marcello Dell'Utri quando disse che il "concorso esterno in associazione mafiosa è diventato un reato in cui nessuno crede".
Di Matteo sembra non pensarla allo stesso modo e ribadisce che "il concorso esterno è l'applicazione giurisprudenziale di un principio fondamentale del diritto. E' un reato che ha portato, in questo e in altri tribunali, alla condanna, anche definitiva, di diversi esponenti delle istituzioni, come gli ex funzionari di polizia Bruno Contrada e Ignazio D'Antone, ma anche gli esponenti politici come Franz Gorgone e Inzerillo, oppure di esponenti delle forze dell'ordine come il maresciallo Giorgio Riolo ed esponenti politici minori che stanno scontando una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa".
Il pm, che rappresenta anche l'accusa nel processo al generale Mario Mori, ribadisce quindi: "fino a quando si vorrà effettivamente incidere sul rapporto tra mafia e politica, seguendo i dettami della Cassazione abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di continuare a utilizzare questo strumento giuridico".
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