di AMDuemila - 20 giugno 2012
Come in primo grado è stato assolto dall'accusa di concorso esterno l'ex governatore siciliano, Totò Cuffaro. La Corte d'appello di Palermo, presieduta da Biagio Insacco ha ritenuto, confermando il “ne bis in idem”, che i reati che gli venivano contestati sono uguali a quelli per i quali l'imputato è già stato condannato a sette anni per favoreggiamento aggravato e rivelazione di segreto istruttorio. Il pg Luigi Patronaggio aveva chiesto una condanna a 13 anni dopo l'assoluzione di primo grado.
Questa mattina il magistrato ha ribadito che "non si vuole giudicare il 'cuffarismo' ed il metodo di occupare le stanze die mafiosi, ma evidenziare che nel caso delle raccomandazioni all'ospedale Villa Sofia di Palermon non sono state fatte per esigenze clientelari ma per compiacere il boss Giuseppe Guattadauro". E ha ancora parlato di un "un rapporto di scambio con lo stesso Guttadauro" e di un "patto politico-mafioso" che sarebbe stato stretto tra Cuffaro e Cosa nostra.
Il Pg aveva citato anche i rapporti che Cuffaro avrebbe avuto, indirettamente, tramite Michele Aiello, con Bernardo Provenzano e, tramite l'amante di Matteo Messina Denaro che lavorava nella clinica dell'imprenditore bagherese, con il latitante di Castelvetrano. Gli avvocati Francesco Sbisa' e Antonino Mormino, che ha difeso Cuffaro con gli avvocati Marcello Montalbano e Nino Caleca, hanno ribadito il principio del 'ne bis in idem' secondo cui non si può essere giudicati per due volte per lo stesso reato. Un principio che è stato ritenuto valido dai giudici. Ora Patronaggio ha fatto sapere che valuterà il ricorso in Cassazione: “Aspetteremo le motivazioni della sentenza, e valuteremo se esistono i presupposti tecnici per una impugnazione in Cassazione”.














