7 maggio 2012
Vibo Valentia. L'immediata protezione di Adriana Musella, presidente del coordinamento nazionale antimafia Riferimenti, è stata chiesta da Nello Ruello, vittima del racket e testimone di giustizia, in una lettera aperta al ministro dell'Interno, al capo della Polizia ed al Prefetto di Reggio Calabria. Nei giorni scorsi, alla sede di Riferimenti a Reggio Calabria è giunta una lettera anonima contenente minacce di morte per la Musella e per Ruello che è referente per la provincia di Vibo Valentia di Riferimenti. «Nella mia vita - ha scritto Ruello - ho patito molto ma, alla fine ho avuto il coraggio della denuncia e oggi mi sento finalmente libero, anche se sotto scorta. Il negozio l'ho ricostruito all'insegna della 'Gerbera Gialla'. È stato inaugurato nel 2007 dallo Stato, dal sottosegretario all'interno Rosato, dal prefetto Antiracket Lauro, dal prefetto De Sena, dal Presidente della commissione Antimafia Forgione, da Don Ciotti, da Adriana Musella ed altri politici calabresi. Adriana e Riferimenti mi sono stati accanto quando ero solo; mi hanno aiutato nel momento di maggior bisogno, quando nessuno mi dava ascolto. Questo non lo dimenticherò mai. Oggi sono io che sento il dovere morale di essere accanto alla solitudine di Adriana Musella, solitudine in cui lo Stato, la lascia in trincea. Ancora una volta siamo oggetti di minacce di morte; ma mentre io sono scortato, Adriana è sola. Sotto la mia abitazione a Vibo Valentia non si vede un' automobile in quanto, per sicurezza, è stata creata una zona rimozione. Sotto casa di Adriana Musella o nella strada in cui è allocata a Reggio la sede di Riferimenti, non solo non c'è zona rimozione, ma neanche un briciolo di controllo o l'installazione di una telecamera». «Ritengo - ha concluso Ruello - che per la sua storia, per quanto lei ha dato in questi venti anni e quanto ancora continua a dare, sporcandosi le mani in trincea, Adriana abbia diritto all'attenzione e al rispetto dello Stato, al quale chiedo immediata protezione nei suoi confronti, cosa ancora non avvenuta nonostante le pesanti minacce di morte del 4 maggio ultimo scorso».
ANSA















