28 aprile 2012
Roma. "Sono molto preoccupato per quei magistrati coraggiosi che ci stanno portando vicini alla verità", sulle stragi di mafia e la cosiddetta trattativa, "nonostante il vecchio presidente del Consiglio dicesse che avremmo dovuto smettere di spendere soldi per fatti vecchi". A dirlo è Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso venti anni fa in via D'Amelio, riferendosi in primo luogo al procuratore aggiunto della direzione antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, oggetto nei giorni scorsi di scritte minacciose e in passato di attacchi e critiche: "Non vogliamo che ci siano più martiri. Vogliamo porci a scorta di questi magistrati" "Ingroia - dice Salvatore Borsellino, a Roma per organizzare le iniziative per il 19 luglio, ventennale della morte del fratello Paolo - è stato contestato anche da esponenti delle istituzioni, solo per aver detto di sentirsi partigiano della Costituzione: tutti i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero sentirsi tali e dirlo". L'episodio, ha detto, "mi ha fatto venire in mente quando Paolo, per aver fatto un'intervista in cui parlava della dissoluzione del pool antimafia, pure era stato deferito". Borsellino, che è anima del movimento delle agende rosse, vede delle inquietanti affinità tra il clima attuale e quello di venti anni fa: "Le frasi contro Ingroia sono troppo simili a quelle delle Brigate Rosse e io sono convito che venissero scritti da esponenti deviati dei servizi segreti. Ritengo che abbiamo avuto un ruolo nella trattativa tra Stato e anti-stato. E per questo sono molto preoccupato».
ANSA















