di Maurizio Zoppi - 23 aprile 2012
“La nostra non sarà una commissione proforma”. Cosi’ l’eurodeputata di Idv, Sonia Alfano, alla sua prima ufficiale come presidente della commissione Antimafia europea durante l’incontro con i giornalisti al Palazzo di Giustizia di Palermo.
Sono intervenuti anche il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, il sostituto procuratore di Palermo, Nino Di Matteo e il procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato.
La mia presenza nel capoluogo siciliano dopo la recente nomina – dice la Alfano – vuole essere non soltanto una presa di coscienza ulteriore per questa città, ma soprattutto un omaggio per tutte quelle persone che quotidianamente tra le forze dell’ordine, la magistratura, giornalisti e semplici cittadini vivono la propria vita lottando contro la criminalità. Sarà anche un’occasione importante per l’Italia per esportare il meglio della legislazione antimafia, materia in cui il nostro Paese è all’avanguardia. Noi abbiamo bisogno di uno scambio vitale con tutte le organizzazioni antimafia. Questa commissione vuole e deve essere uno strumento per garantire ed assicurare legalità”.
Il neopresidente evidenzia alcune priorità della Commissione: “La presentazione nel più’ breve tempo possibile di un testo unico antimafia nel contrasto alla criminalità organizzata in materia di riciclaggio di denaro e, sopratutto, l’introduzione del reato di associazione mafiosa e del carcere duro per questi reati a livello europeo”.
Indispensabile anche “l’uniformare i sistemi giudiziari dei Paesi Ue come condizione essenziale per contrastare la mafie infernazionali partendo dal modello italiano”.
Daccordo a queste proposte il procuratore generale Scarpinato affermando che “Il know how italiano è stato indispensabile per rimettere in moto un meccanismo necessario che si era ‘inceppato’ a livello europeo”.
Della stessa linea di pensiero anche Ingroia che tiene a precisare che “La forza della mafia è stata nell’impunità. Questa impunità è dovuta all’inadeguatezza d’approccio e contrasto alle mafie nel mondo. Dobbiamo partire dall’Italia ispirandoci al testo unico antimafia anche se quest’ultimo ha soltanto l’etichetta di antimafia e sarebbe opportuno che, magari il prossimo governo, apportasse delle modifiche per renderlo all’altezza della situazione”.
Chiude l’incontro Di Matteo che intervenendo come presidente dei Magistrati di Palermo pone molte speranze in questa Commissione. “Speriamo – dice il magistrato Di Matteo – che questo mandato possa aggredire tematiche come l’autoriciclaggio e i vari intrecci tra mafia e politica”.
Tratto da: palermo.blogsicilia.it
















