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Notizie dalla Siria

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syriakid2012-webdi Piotr (Пётр) - 9 febbraio 2012
Leggo sul giornale filoamericano e supporter della democrazia sospesa, «La Repubblica», un titolo a quattro colonne: “Quattrocento bambini uccisi in Siria. La denuncia dell’Unicef. La Cnn rivela: gli Usa valutano l’opzione militare”.
Leggo ogni riga, per capire la drammatica situazione. L’Unicef è un organismo potente. Dovrebbe avere buoni mezzi per scavare nelle informazioni. Quali sono questi potenti mezzi? Non si sa, non si dice.

Però ad un certo punto si riporta che l’Unicef afferma di avere “notizie” di “minorenni arrestati arbitrariamente, torturati, abusati sessualmente”.

Notizie? Questi sono i mezzi di intelligence dell’ONU? E notizie da parte di chi? Ovviamente da parte della “resistenza”. «La Repubblica» non lo dice, così come sembra non dirlo l’Unicef. Ma qui e là salta fuori.

Notizie. Talmente poco che anche l’articolista deve ammettere «In queste cifre c’è necessariamente un elemento di congettura. Come in ogni guerra la manipolazione dei dati è evidente».

Ovviamente per i redattori di «Repubblica» le congetture comode sono verità assolute. E così si spara il titolo.

Notizie. Quella contro la Siria sarà quindi l’ennesima guerra basata su notizie non verificate.

La memoria corre subito ai soldati di Gheddafi «rimpinzati di Viagra» (perché mai rimpinzare di Viagra giovani maschi abili al servizio militare?) per poter violentare donne e bambini. E allora si torna indietro alla «esecuzione di Bin Laden»: anche nel suo cosiddetto rifugio si ritrovarono pillole di Viagra sul comodino, assieme a film pornografici. Però non si trovò nessuno strumento per la dialisi di cui aveva assoluto bisogno per sopravvivere. Potenza del sesso!

Ma poi la memoria ritorna in Libia, alla psichiatra di Bengasi Siham Sergewa che aveva affermato di aver distribuito per posta (sotto i bombardamenti) 70mila dossier ad altrettante donne e di avere ricevuto 60mila risposte (sempre sotto le bombe) da cui si evinceva che 259 donne, con cui era rimasta in contatto, avevano subito violenza sessuale da parte dei soldati governativi.

Peccato che quando Diana Eltahawy, inviata della filoccidentale Amnesty International, le avesse chiesto di poter incontrare alcune di quelle donne, la Sergewa le avesse risposto che non era più in contatto con nessuna di esse.

E peccato che quando le fu chiesto di vedere i famosi 60mila questionari compilati, la Sergewa avesse detto che non li trovava più.

Non contenta di essere stata sbugiardata anche da agenzie amiche, qualche mese dopo tornò alla carica con la storia delle “amazzoni” di Gheddafi stuprate da padre e figli. Un’altra storia strombazzata con grandi titoli dai nostri media, più sputtanati ancora dalla psichiatra libica mendace.

Così bombarderemo la Siria sulla base di notizie e di congetture che vantano una lunga tradizione di falsità.

Ben inteso, quando dico “noi” intendo proprio “noi”, la nostra coscienza che fu già piallata in modo discontinuo dalle bugie su Saddam, collaudata con la “rivoluzione verde” in Iran, rettificata con precisione dalle falsità sulla Libia ed ora è un ponte di lancio senza un difetto per bombardieri.

Gli aggressori, invece, sanno benissimo perché bombarderanno la Siria, grazie alla nostra ignavia o complicità.

Basta leggere per bene la conclusione dell’articolo in oggetto, che in realtà ha come target militare il tentativo di mediazione del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov: «Se l’Occidente promuove la democrazia, il Cremlino vede una questione di geopolitica».

Ci sarebbe da ridere per non piangere. La tabella di marcia ricevuta su un appunto al Pentagono dal generale Wesley Clark era tutto tranne che una strategia per difendere la democrazia (termine che negli studi degli strateghi USA non compare mai se non come occasionale arma propagandistica di guerra).

Una tabella che diceva “Afghanistan, Iraq, Libia, Libano, Siria, Somalia, Yemen e Iran”. Una tabella di marcia stilata nel 2001. Ben prima della “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein, ben prima dei “brogli elettorali” di Ahmadinejad, ben prima degli “stupri al Viagra” dei soldati di Gheddafi, ben prima dei “quattrocento bambini ammazzati da Assad”. Ben prima di tutto.

E gli Stati Uniti, per Giove, sono di parola.

E hanno fretta. In maggio sono programmate in Siria elezioni democratiche pluripartitiche, sotto lo scrutinio di osservatori internazionali. Magari tra gli osservatori ci sarà anche quel rompiballe di Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti, che osò affermare che le elezioni vinte da Hamas erano state le più democratiche di tutto il Medio Oriente.

Non sia mai!

Gli USA sanno benissimo che le elezioni saranno inevitabilmente e ignominiosamente perse dagli “oppositori” da loro foraggiati con armi e soldi tramite Arabia Saudita e Qatar e con gli uffici a Londra.

Gli esportatori di democrazia devono quindi fermare a tutti i costi quelle elezioni. Perché, come si sa, le elezioni sono democratiche solo quando vince chi vuole il padrone.

Tratto da: megachip.info

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