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Camorra: colpite le famiglie di Ercolano

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carabinieri-web1Tra gli indagati anche un neomelodico per l'inno ai clan
di AMDuemila - 8 febbraio 2012
Ieri mattina i carabinieri della Compagnia di Torre del Greco (Napoli) hanno eseguito delle ordinanze di custodia cautelare a carico di 41 affiliati a due clan camorristici Ascione-Papale e Iacomino-Birra, in lotta per il controllo degli affari illeciti a Ercolano. Gli arrestati sono a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, omicidio, violazione alla legge armi, rapina e spaccio di droga.

Nel corso delle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale Antimafia (Dia) di Napoli, i carabinieri hanno individuato i soggetti operanti nei clan e identificato gli autori dell'omicidio di Raffaele Filosa, eseguito a Ercolano l'8 luglio 2001, e del tentato omicidio di Vincenzo Durantini, avvenuto a Ercolano il 13 dicembre 2010 (fatto mai denunciato). Inoltre, i militari dell'Arma hanno identificato i soggetti coinvolti nel traffico di armi durante la lotta tra i clan e hanno scoperto due filoni estorsivi ai danni di commercianti del luogo. Nel corso dell'operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni mobili e immobili per 10 milioni di euro.
Tra gli indagati vi è inoltre un cantante neomelodico, per cui il Gip di Napoli non ha autorizzato l'arresto nonostante la richiesta della Procura. Questi è Aniello Imperato, nome d´arte Nello Liberti, indagato per istigazione a delinquere. Ad essere messa sotto accusa è una sua canzone del 2004 la quale ha un testo che lascia davvero pochi dubbi alle interpretazioni: “Il capoclan sa campare e ci fa rispettare. I ragazzi da fuori lo aspettano e sanno cosa fare quando arriva la lettera con la condanna per chi ha sbagliato”. E ancora: “Il capoclan è un uomo serio da rispettare. Da bambino non ha potuto studiare ...”. Addirittura al suo interno vi è un verso per i preti antimafia: “Se ha commesso errori, è stato per necessità. Ma tutto ciò l´ha certamente voluto Dio”. Il capoclan a cui inneggia Nello Liberti è stato identificato dagli investigatori in Vincenzo Oliviero, noto come “papà buono”, esponente di primo piano del gruppo Birra morto nel 2007; alcuni suoi familiari e affiliati interpretano se stessi nel videoclip della canzone che è stato trasmesso più volte dalle emittenti locali . Per anni Oliviero ha gestito Radio Ercolano, un'emittente abusiva che trasmetteva soprattutto canzoni neomelodiche e che in questo modo, come è stato riconosciuto anche nel processo, comunicava con gli affiliati.

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