di Aaron Pettinari - 31 gennaio 2012
Tutto ha avuto inizio nei giorni scorsi, con una lettera pubblicata sul quotidiano “L'Unità” di Antonello Montante, vice presidente di Confindustria Sicilia. E' stato lui, responsabile legalita' degli industriali di via Dell'Astronomia, a lanciare l'idea di applicare un 'rating antimafia', per le aziende che operano nella legalità, adottando codici anticorruzione e denunciando il racket delle estorsioni. “In realtà complesse come il Sud d'Italia – ha dichiarato nello specifico Montante - seguire con rigore i codici etici può risultare, in qualche circostanza, più problematico al fine di raggiungere guadagni sicuri da parte delle imprese.
Ecco perché lo spread negativo sui fattori di crescita non può comprendere soltanto l'andamento dei titoli di Stato, delle banche o delle assicurazioni. Il riconoscimento concreto da parte dello Stato del rating alto a favore di molte imprese, nel Sud ma non solo, che hanno coraggiosamente portato avanti con impegno un percorso difficile, rimanendo vicine alle istituzioni nella battaglia concreta contro la mafia, è un fattore competitivo che rientra nella concezione del libero mercato e nel giusto calcolo dei costi-benefici economici e sociali per l’intero Paese”.
Parole che, oltre ad aver ricevuto il plauso del ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, intervistata da Fabio Fazio nella trasmissione 'Che tempo che fa?', hanno incontrato il favore di addetti ai lavori come il senatore del Pd, Beppe Lumia, componente della commissione Antimafia, il quale ha anche abbozzato qualche contenuto: “Introdurre un rating di legalità per valorizzare e premiare le imprese oneste è una idea valida. Uno strumento utile per sostenere tutte quelle realtà che rispettano le leggi, denunciano le estorsioni, le infiltrazioni mafiose, i condizionamenti esercitati dalla mafia. A queste imprese si potrebbero concedere agevolazioni fiscali per promuovere la crescita dell'economia sana e legale. Si tratterebbe, quindi, di un altro passo in avanti nella lotta alla criminalità organizzata e contro l'economia illegale, che toglie ricchezza e posti di lavoro a quella legale e nega ai lavoratori e ai cittadini i loro diritti. È di buon auspicio, a tal proposito, che il ministro dell'interno abbia accolto la proposta con molto interesse”
Anche il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia ha commentato positivamente l'idea: “L'economia illegale è la palla al piede, la zavorra della Sicilia; l'economia legale al contrario deve diventare conveniente anche dal punto di vista economico”. E alla domanda sul come si possa realizzare nel concreto questo strumento, Ingroia ha risposto: “I criteri li affiderei agli economisti. Ma sicuramente alcuni degli indici potrebbero essere, oltre naturalmente a penalizzare chi ha condanne e precedenti e non ha il certificato antimafia, il premiare gli imprenditori che denunciano il racket, che aderiscono e contribuiscono fattivamente alle associazioni antimafia. Con indici positivi e assenza di indici negativi le aziende vanno premiate, soprattutto nel tema dell'accesso al credito che è ormai vitale per la sopravvivenza di molte. Dopo questa idea di Confindustria però tocca alla politica raccogliere il testimone e comportarsi allo stesso modo: iniziando ad espellere i collusi con Cosa Nostra”.
L'idea, al momento nella sua fase embrionale, sicuramente merita di essere approfondita. Chi sarà il responsabile dell'assegnazione di questo “rating antimafia” e come verrà attribuito alle aziende? Sono queste alcune delle domande che restano aperte anche perché il solo “certificato antimafia” potrebbe non bastare come garanzia. Una questione che si è posto anche Luigi Li Gotti, storico avvocato dei collaboratori di giustizia e capogruppo dell'Idv in commissione Giustizia al Senato che ha suggerito: "Sarebbe necessaria una verifica costante delle società e delle imprese, per seguirne tutte le evoluzioni. Magari applicando una certificazione dinamica, che non ingessi il sistema in uno schema di white list e black list".











