Mar05222012

Last update07:15:53

Back Home Primo Piano Apertura anno giudiziario 2012: clima cambiato ma i rischi restano

Apertura anno giudiziario 2012: clima cambiato ma i rischi restano

  • PDF
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 

anno-giudiziario-bigdi Lucia Castellana - 28 gennaio 2012
Palermo. Clima arroventato e segni di protesta hanno caratterizzato la celebrazione di apertura del nuovo anno giudiziario a Palermo. Un momento di bilanci, di condivisione di nuove prospettive ma soprattutto della denuncia delle carenze dell’attuale assetto che non permettono uno svolgimento coerente del lavoro del sistema giudiziario, tra gli attacchi di una certa politica e la disaffezione dei cittadini che vedono i magistrati ormai come quell’anello su cui concentrare le proprie insoddisfazioni.

Tutte problematiche, però, che erano già state evidenziate negli anni precedenti. “Un elenco destinato a riprodursi ad ogni nuova occasione, chissà per quanto altro tempo”, ha osservato amaramente il procuratore generale di Palermo, Salvatore Messina. “Nonostante gli sforzi, che hanno permesso di raggiungere risultati per quantità e qualità impensabili, la pervasività del fenomeno criminale, e di quello mafioso in particolare,  ha raggiunto livelli mai registrati. Parrebbe una lotta del tutto impari: perché da un lato si dispone di  risorse umane ed economiche praticamente illimitate, mentre dall’altro gli organici sono quasi allo stremo e i finanziamenti arrivano col contagocce. E anche perché i rigorosi parametri giuridici entro cui gli inquirenti devono agire nulla hanno a che spartire con l’assoluta libertà da qualsiasi vincolo”.
Un anno da dimenticare, insomma, quello appena trascorso, per una serie di motivi che non hanno lasciato indifferente la classe forense e che,anzi, l’hanno condotta ad una situazione di rabbia e di voglia di riscatto. Proprio su questo punto si è soffermato il dott. Vincenzo Oliveri, presidente della Corte di Appello di Palermo, nell’introduzione alla relazione sull’amministrazione della giustizia per l’anno 2011 nel distretto di Palermo.
“Un anno tutto da dimenticare, durante il quale, tra “manovre e manovrine” per uscire dalla crisi economica, il settore giustizia è stato in prima linea con misure penalizzanti sia per gli utenti della giustizia sia per i magistrati, ai quali, più che ogni altra categoria professionale, sono stati imposti sacrifici economici di rilevante spessore che hanno indotto i più anziani ad affrettare il loro collocamento in pensione; un anno, il 2011, nel quale solo per aver fatto con scrupolo, dedizione e senso di responsabilità il nostro dovere e per avere assolto il compito che la Costituzione ci assegna siamo stati oggetto di continue ingiurie da parte di personaggi di rango politico anche elevato, sempre più insofferenti verso la legalità e i suoi custodi; un anno nel quale qualcuno ci ha accusato di essere portatori di “morbo giustizialista” come se il pericolo da cui bisogna difendersi oggi in Italia non sia la corruzione pubblica anche ai più alti livelli, non la sfacciata evasione tributaria che accolla ai ceti più deboli il peso del funzionamento dello Stato, non la crisi economica che ancora una volta colpisce i più deboli, ma la giustizia e i giudici.”
Comune a tutti gli interventi è stata la contestazione della mancanza di risorse adeguate, sia in termini di personale che di finanziamenti, che ha condotto ad una vera  e propria emergenza sul fronte degli organici dei magistrati, situazione dovuta a numerosi trasferimenti non accompagnati da una contestuale sostituzione, insieme al massiccio pensionamento anticipato dei colleghi più anziani, determinato dagli interventi dell’ultima manovra di finanza pubblica.
Ovviamente tutto questo non può che avere una ripercussione sui tempi del processo, ben lontani dal raggiungere gli standard medi di durata imposti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), il cui superamento comporta una dilatazione della spesa pubblica per le ripetute condanne inflitte all’Amministrazione della Giustizia a titolo di equa riparazione dei danni reclamati dalle parti processuali per la irragionevole durata del processo.
Si apre sempre più la forbice tra l’aumento delle sopravvenienze e la forza lavoro disponibile, una situazione il cui punto critico continua ad essere quello per cui, con le parole del dott. Oliveri, i criteri d’incidenza delle restrizioni del bilancio statale sono irrazionali ed ancorati ad una cultura dell’amministrazione che non può essere condivisa, continuando ad essere disposte “alla cieca”, senza la minima considerazione della peculiarità dei singoli settori colpiti.
Se appare comprensibile un intervento volto a contenere le spese dell’Amministrazione della Giustizia, come in ogni altro settore dello Stato, un simile intervento non può però svolgersi senza una valutazione, anche comparativa, della peculiarità e delle finalità sociali delle diverse spese e, soprattutto, senza dimenticare che nel settore dell’Amministrazione della Giustizia non può operarsi alcun serio rapporto tra costi e benefici secondo una visione strettamente aziendalistica che non tenga conto del rilievo per cui la giurisdizione, per il solo fatto di esistere, è garanzia ineliminabile per tutti i consociati, indipendentemente da quanti ad essa si rivolgano e dallo specifico rapporto tra i costi del servizio e i vantaggi economici che lo Stato o i singoli utenti ne conseguano.
E  della modalità con cui vengono effettuate le riforme si sono lamentati anche i rappresentanti dell’ordine degli avvocati che,nel momento in cui ha preso la parola Stefania Di Tomassi, Capo dell'Ispettorato generale del Ministero della Giustizia, hanno lasciato l’aula in segno di protesta contro il decreto liberalizzazioni del governo Monti.
“L’avvocatura non si vuole sottrarre ai sacrifici che l’Italia deve affrontare purchè non consistano nel rinunciare ai valori di libertà e autonomia”, ha specificato nella sua relazione il presidente dell’ordine degli avvocati. “In quel caso non si tratterebbe di democrazia ma dittatura. Si ravvisano troppe anomalie che comprimono i diritti del cittadino alla difesa e che indeboliscono la figura degli avvocati.” Uno schieramento preciso, dunque, contro un “modo di operare del governo che prima di predisporre gli interventi non ha chiesto le interpellanze con le categorie”, smentendo quanto dichiarato da Stefania Di Tomassi, di un’apertura del ministro alla concertazione. Quello stesso ministro ha fatto sapere che “ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte nell’ottica di un disegno che ha come scopo la riconquista di un ruolo importante del’Italia in Europa nel segno della legalità e dell’uguaglianza,” affermazione che ha prestato il fianco al presidente del tribunale di Palermo, dott. Leonardo Guarnotta, ad una domanda legittima: “Gli altri componenti sono pronti a fare la loro parte? Il ministro Severino è pronto a fare una riforma coerente della giustizia? La strada da Roma a Palermo è lastricata da promesse, ma poi nella strada di ritorno quelle speranze svaniscono”, ha ossevato in continuazione. “I buoni propositi non si attuano. In questo clima di giustizia più serena, di non contrapposizione tra politica e magistratura mi auguro che le cose cambino in meglio”.
Clima più mite nella politica italiana rispetto alle contrapposizioni violente verificatesi nella legislatura precedente, dunque, come fa notare anche il dott. Antonino Di Matteo. Ma oggi che la violenza degli attacchi si è attenuata, sarebbe un errore ritenere scongiurato il pericolo. “Da una classe politica che, forse in attesa delle elezioni del prossimo anno  ci sembra improvvisamente pervasa da un sostanziale immobilismo in tema di giustizia, ci attendiamo nei fatti, nei comportamenti concreti e non solo nelle parole inequivoci segni di discontinuità che per il momento non abbiamo registrato”.
Dopo aver precisato come in questi anni non ci sia stata una contrapposizione reciproca tra politica e magistratura, ma un’offensiva unilaterale violenta e senza precedenti di una parte consistente della politica nei confronti della magistratura il cui controllo di legalità è stato evidentemente visto come un ostacolo da rimuovere, l’intervento non poteva non toccare la  recente vicenda del giudice Ingroia e le pronunce consiliari che hanno definito inopportuna la sua partecipazione ad un congresso in cui è intervenuto sui temi della giustizia. In merito il sostituto procuratore ha ritenuto opportuno ribadire che “non sono le idee nella loro espressione col pubblico ad incrinare l’imparzialità di un magistrato. Casomai sono le appartenenze, le interessate frequentazioni delle stanze del potere, i legami affaristici, la strisciante tendenza ad assecondare con le proprie decisioni la politica.”
E nel ricordare come i magistrati di Palermo abbiano pagato anche col sangue il loro tentativo di portare la legalità ed il diritto, ha concluso sottolinenado come sia il “momento di intensificare il nostro impegno quotidiano nell’esercizio della giurisdizione nell’esclusivo interesse del popolo con un unico ed insostituibile riferimento: la difesa dei valori costituzionali accompagnata dallo sforzo di contribuire anche con l’esercizio della giurisdizione alla loro piena ed effettiva attuazione. La Costituzione nn va modificata, ma deve essere ancora pienamente attuata.”
Un impegno collettivo, dovuto soprattutto alle nuove generazioni, le cui attese e speranze non possono che
richiamare coloro che fanno politica alla correttezza, all’onestà, alla difesa della vita ed alla promozione del futuro. Come ha messo in risalto il dott. Oliveri salutando in apertura la presenza dei ragazzi delle scuole superiori,  “con loro siamo chiamati a sconfiggere l’egoismo, l’ignoranza, il disinteresse, forse l’apatia che può  essere stura agli strani fenomeni di bullismo e affini, che mostrano una spia pericolosa anche nella nostra città. Bisogna evitare che la disaffezione dei giovani per le istituzioni possa trasformarsi in pratica dell’illegalità. Bisogna convincerli che “la disperazione peggiore di una società è la convinzione che vivere onestamente sia inutile”.

ARTICOLI CORRELATI

Scarica il file - ANNO 2012: Discorso Inaugurale del Presidente della Corte, Dott. Vincenzo Oliveri - in formato PDF - 2216 Kb

Le recensioni di AntimafiaDuemila

Antonella Mascali

Le ultime parole di Falcone e Borsellino

"Il vero pericolo è la pigrizia morale. L'intransigenza cos...

Gianluigi Nuzzi

Sua santita'

LIBERO, AFFRANCATO DALL'INSOPPORTABILE COMPLICITÀ DI CHI, P...

Antonio Ingroia

Palermo

«Sui princìpi di fondo di una democrazia, non posso essere...

Pietro Grasso

Liberi tutti

Muoiono di mafia non solo le vittime della delinquenza organ...

ASSEDIO ALLA TOGA

assedio-alla-toga-webASSEDIO ALLA TOGA
Un magistrato tra mafia, politica e Stato

di Nino Di Matteo, Loris Mazzetti