di AMDuemila - 9 novembre 2011
Marsala (Tp). “Dove sei Matteo?” La domanda rivolta al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro risuona da tre anni dagli studi di Radio Marsala Centrale, meglio nota come Rmc 101. A porla “impunemente” all’interno di una trasmissione che porta lo stesso titolo (trasmessa tre volte alla settimana) è il giovane direttore di Rmc 101, Giacomo Di Girolamo, autore del libro “Matteo Messina Denaro l’invisibile” (Editori Riuniti). “Noi siciliani non ce lo meritiamo questo cielo – scrive Di Girolamo nel suo libro –. Io non ho bisogno di chiamarti ‘Alessio’. Non è necessario che ti inventi per me un nome.
Per me non sei ‘u sicco’, o ‘Diabolik’, o qualsiasi altro soprannome ti sia messo o ti abbiano dato. Per me non sei un codice; ‘123’, ‘123’… I numeri li danno gli attori mediocri, quando si scordano la battuta del copione. Ti chiamo con il tuo nome: Matteo. E il tuo cognome, doppio, aperto: Messina Denaro. Ti do del tu. Ti do un ruolo: il capo di Cosa Nostra in Sicilia, latitante dal 1993. E ti scrivo. Ti scrivo perché voglio parlare di te, con te. Perché credo che di fronte alla violenza della mafia si possa reagire solo così, ridando forza e forma alla parola. Mettendo, cioè, nero su bianco le cose accadute”. “Io ti scrivo, Matteo – prosegue il direttore di Rmc 101 – e ti racconto i frammenti della tua vita. Che poi è anche un po’ la mia. E buona parte della storia d’Italia e della Sicilia”. Nella puntata odierna della trasmissione “Dove sei Matteo?” sono intervenuti il direttore e il vicedirettore di Antimafia Duemila. Di Girolamo esordisce citando la recente richiesta di condanna all’ergastolo a Matteo Messina Denaro al processo per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo (oltre a Messina Denaro l’ergastolo è stato chiesto per i boss mafiosi Giuseppe Graviano, Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno). Di seguito viene mandato in onda l’audio del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza (per il quale il pm ha chiesto la condanna a 10 anni di reclusione con l’attenuante per la sua piena collaborazione) che durante l’udienza dibattimentale ha chiesto perdono per quello che ha fatto. Stacco pubblicitario ed è la volta di Bongiovanni. Il ragionamento del direttore di Antimafia Duemila parte dall’avvio della seconda Repubblica nata sul sangue di Falcone e Borsellino. “Una trasmissione come ‘Servizio Pubblico’ – sottolinea Bongiovanni – avrebbe dovuto dedicare la prima puntata a questi temi che sono di vitale importanza per il futuro della nostra democrazia”. Viene quindi approfondito il silenzio dei grandi media sulla mafia e sui suoi legami politico-istituzionali. In studio si parla dell’ipocrisia del ministro dell’Interno Maroni capace di attribuirsi il merito di ogni cattura di un latitante mentre alle forze dell’ordine e alla magistratura vengono tagliati i fondi, con conseguente diminuzione di uomini e mezzi a disposizione. 
“Matteo Messina Denaro – spiega il direttore di Antimafia Duemila – non deve essere arrestato perché è uno dei pochi che deve garantire l’attuazione del progetto di dividere l’Italia in tre parti. Di fatto questo progetto è il motivo principale per il quale è stata fatta la ‘trattativa’. Non scordiamoci che gli investimenti miliardari di Cosa Nostra sono al nord”. Di Girolamo torna sull’argomento del giorno: le dimissioni paventate da parte di Silvio Berlusconi. Bongiovanni replica ricordando i rischi altissimi di un possibile nuovo scontro tra Cosa Nostra e uomini dello Stato derivato dall’instabilità di un momento politico come quello attuale. Dopo la ricostruzione di Lorenzo Baldo del mistero della scomparsa dell’agenda rossa si torna a parlare del “depistaggio istituzionale” che ruota attorno alle prime indagini sulla strage di via D’Amelio.
Il direttore di Antimafia Duemila analizza successivamente il ruolo dell’ex capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera (risultato essere al soldo dei Servizi segreti), per evidenziare le zone d’ombra che aleggiano su quella che a tutti gli effetti è una “strage di Stato”. Nell’approfondimento di Bongiovanni emergono le figure dei fratelli Graviano legate indissolubilmente con gli “intermediari” di Cosa Nostra: da Vito Ciancimino a Marcello dell’Utri, per giungere a Berlusconi. Con le prime indagini sulla strage di via D’Amelio “non si doveva arrivare ai fratelli Graviano – ribadisce Bongiovanni – perché erano loro il contatto con la politica”. “Riina era sicuro – conclude il direttore – che sarebbe stato ‘ripagato’ da dell’Utri e Berlusconi”. Fine della trasmissione. “Dove sei Matteo?”. Probabilmente qualche suo soldato anche oggi si è sintonizzato da una radio accesa nella provincia di Trapani. Nelle ultime pagine del libro di Di Girolamo l’essenza di una terra segnata dalle sue eterne contraddizioni prende forma. “‘La Sicilia è irredimibile’ diceva Leonardo Sciascia ed è una delle sue espressioni più famose e abusate. (…) Ogni tanto bisognerebbe fermarsi e, prima di parlare, leggere con attenzione di cosa si tratta. Si scoprirebbe anche che la famosa irredimibilità della Sicilia appartiene a un pensiero più articolato, questo: ‘La Sicilia è irredimibile, ma comunque bisogna continuare a lottare, a pensare, ad agire come se non lo fosse’. Ed è in questo ‘come se’, Matteo, che c’è ancora un margine di illogica speranza e di riscatto. (…) E’ il ‘come se’ di tutti quelli che ci hanno creduto, a una Sicilia migliore. Sono morti per questo, ma per me è ‘come se’ fossero ancora vivi. (…) E allora penso che non importa sapere dove sei, Matteo. Mi importa cercare tanti altri ‘come se’. Costruire canali d’acqua per sciogliere tutto questo sale addosso. E un giorno arriveremo davvero a meritarlo, questo cielo”.
Info: Radio Rmc 101












