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Quando a minacciare Telejato, oltre la mafia, e' il digitale terrestre

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maniaci-pino-webA Partinico è nato un comitato a difesa dei diritti delle piccole emittenti
di Aaron Pettinari - 27 settembre 2011
A dodici anni dalla sua nascita sabato scorso Telejato, accompagnata da tante altre realtà del mondo antimafia, è scesa in piazza per far sentire la propria voce contro l'ultima legge Finanziaria, che prevede la chiusura di tutte le televisioni comunitarie e la vendita ad altissimo prezzo delle frequenze televisive, ad eccezione della Rai, Sky e La7, che invece potranno continuare a disporre gratuitamente delle loro frequenze.

Una sorta di “ammazza emittenti” che potrebbe entrare in vigore e che cancellerebbe una delle poche tv impegnate apertamente nella lotta alla mafia.
Salvo Vitale, collaboratore di Telejato, storico amico di Peppino Impastato, già tempo fa aveva avvertito dei rischi dell'avvento del digitale. Stando alla situazione attuale delle cose la tv partinicese è già formalmente chiusa, con la banda su cui trasmette che è stata venduta alle agenzie di telefonia mobile. Le sue residue speranze di sopravvivenza sono assegnate alla possibilità di aggregarsi, non si sa per quale importo, ad una delle cinque bande di cui potranno disporre le emittenti che otterranno l’assegnazione della frequenza.
Pino Maniaci, che da 12 anni denuncia i crimini commessi da Cosa nostra e non solo, lancia l'allarme. “Protestiamo contro la legge Finanziaria 2011 (articoli 8,9,10). Una battaglia per tutte le reti libere che cercano semplicemente di fare il proprio lavoro. Da una parte si muovono con le leggi bavaglio per la stampa e la modifica dell'articolo 21. Dall'altra, con l'avvento del digitale terrestre, cercano di controllare l'intero pacchetto televisivo, facendo passare il concetto che la tv sia una scatola per produrre business, ed eliminando realtà scomode e non controllabili che portano avanti un'informazione reale, perché il loro obiettivo è quello di metterci a tacere. Ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze perché non è possibile che buttino via il sangue ed il sudore di chi cerca di fare bene il proprio dovere”. Poi aggiunge: “Faremo arrivare la nostra protesta fino in parlamento, sottoponendo la questione anche al Presidente della Repubblica Napolitano, perché qui stanno regalando sei frequenze gratis. Con questa protesta cerchiamo anche di diventare punto di riferimento nazionale per tutte le piccole emittenti che rischiano di chiudere come noi (in Italia circa 250)”.
E per fronteggiare questa nuova battaglia è scesa in campo la società civile. Così lo scorso fine settimana, è stato costituito il comitato “Siamo Tutti Telejato” per chiedere che l'emittente di Partinico, e le tante altre piccole emittenti che trasmettono a livello locale, non vengano chiuse con l'avvento del digitale terrestre.
Ad aderire al sit-in di sabato sono state più di 60 associazioni nazionali e locali tra cui Libera, Addiopizzo, Associazione Rita Atria, Radio Aut, Redazione Casablanca, camera del lavoro di Corleone, Cgil Palermo, Castellolibero, Cooperativa Placido Rizzotto, Cooperativa Lavoro e non solo, associazione Nicodemo, osservatorio Sviluppo e Legaltà, Movimento dei Forconi, associazione Peppino Impastato, Anpi, Cittadini invisibili? no grazie, Sel e Rifondazione Palermo, alcune emittenti locali e moltissime persone.
Tutte unite, impegnate per non lasciare Pino Maniaci solo nella lotta. Anche perché in ballo non c'è solo la libertà d'informazione, ma anche la vita stessa del giornalista. Non bisogna dimenticare infatti le tante minacce ed intimidazioni subite da Maniaci e la sua famiglia. L'ultimo proprio poco tempo fa, quando Partinico si è svegliata e ha trovato i muri della città imbrattati con messaggi del tipo “W la mafia, Telejato sei lo schifo della terra”.
La manifestazione di questo fine settimana ha dimostrato che Maniaci e la sua famiglia non sono soli, ma se si spegneranno i riflettori i rischi che correranno saranno immensi, proprio per tutto quello che la con il proprio telegiornale e le tante denunce ha saputo raccontare, racconta e racconterà in futuro sul proprio territorio. Perché Pino Maniaci non è tipo da arrendersi: “Io vado avanti perché non mi lascio abbattere facilmente da questi intoppi. Ringrazio i tanti che ci stanno sostenendo a cominciare dal nostro direttore Riccardo Orioles. Anche perché chiudere Telejato significherebbe consegnare me e la mia famiglia nelle mani di Cosa nostra. I mafiosi non vedono l'ora che la nostra emittente taccia per sempre e, considerato che non dimenticano, magari avranno le mani libere per andare anche oltre”.

Anche
ANTIMAFIADuemila, così come abbiamo sempre fatto nel corso di questi anni di lotta, scenderà in campo dando il proprio appoggio e sostegno a Pino Maniaci, la sua famiglia e tutti gli amici di Telejato. Una nuova battaglia per difendere non solo la libertà d'informazione, messa continuamente in pericolo dalla politica, ma anche la loro stessa vita. Per questo chiediamo al Presidente Napolitano di intervenire e non permettere che una legge tanto ingiusta possa divenire realtà. Ed invitiamo tutti a stringersi attorno Pino ed alla sua famiglia per esser “tutti Telejato”.

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