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La posta in gioco e' Scampia

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Camorra: il business della droga

di Maria Loi

Nella guerra di mafia che da mesi insanguina Scampia e Secondigliano si combatte per accaparrarsi il mercato della droga più importante d’Europa: Scampia. “Venti piazze” di spaccio all’ingrosso e al minuto in grado di fatturare dai 200 ai 500mila euro al giorno per piazza o a settimana. Cifre da capogiro che cambiano a seconda del ruolo che si occupa. Un “capo-piazza”, quelli che controllano i quartieri e garantiscono i pagamenti del racket, ad esempio, ha un introito che si aggira intorno ai 15mila euro, a settimana ma può guadagnare anche di più.
A controllare il traffico della droga qui a Napoli è la Camorra del boss storico Paolo Di Lauro Ciruzzo ‘ o Milionario che secondo gli inquirenti ha sempre rifornito tutti i clan napoletani che facevano affari con la droga. “Il Papa”, in cima alla lista dei super latitanti, da quando ha sentito che aveva gli inquirenti alle calcagne, ha preferito sparire. Non si sa dove sia nascosto, alcuni parlano della Spagna, di Malaga ma non c’è niente di certo. Ha lasciato al figlio Cosimo detto o’ Zuoppo il compito di gestire l’impero con i fratelli Ciro e Marco. Secondo gli inquirenti il passaggio delle consegne dal padre al figlio Cosimino che decide di cambiare le vecchie regole del gioco nel traffico di droga, ormai consolidate, trova le rimostranze dei vecchi capizona che decidono di mettersi in proprio. Iniziano le ostilità.
Il 29 ottobre i Carabinieri del Reparto operativo di Napoli intercettano una conversazione tra due fedelissimi del Clan Di Lauro. <<Questo ha detto Cosimino - dice uno degli interlocutori -: “Ora li mando a prendere uno per uno, anche con le bombe. Li voglio vedere distrutti”>>. Dice un altro intercettato: <<Una guerra deve essere. E se non colpiamo per primi rischiamo di essere annientati noi…>>. Gli omicidi si susseguono, da una parte e dall’altra. Coinvolti anche uomini, donne, bambini che non c’entrano niente. Per non parlare poi delle spietate vendette trasversali. La notte del 21 gennaio scorso Cosimo Di Lauro il reggente del clan viene arrestato e i Carabinieri restano per quasi tre ore prigionieri della gente del quartiere che inizia ad inveire contro i militari e a scagliare oggetti. Una manifestazione di protesta molto simile a quella avvenuta il 7 dicembre scorso nella stessa zona in occasione del blitz che portò all’arresto di presunti affiliati al clan Di Lauro e degli scissionisti. Apparentemente, esclusi dalla mattanza i Nuvoletta. Anche se la morte di Salvatore Abbinante, vicino agli scissionisti e nipote di Raffaele Abbinante, un pezzo da novanta del clan maranese poteva far assumere alla faida proporzioni più considerevoli. Non si sono schierate neanche le altre famiglie di Camorra in affari con i Di Lauro: i Licciardi e i Contini.
La tregua. Dal 5 febbraio non si registrano più omicidi. Tacciono le armi degli Scissionisti e del clan Di Lauro. La Squadra Mobile e i Carabinieri indagano. Temono che questa pax non possa durare a lungo. Il Questore Oscar Fioriolli ammette che i clan <<siano alla ricerca di una intesa, che la pausa sia legata al tentativo di trovare punti di contatto>>.
Non è stato sottovalutato neanche il business della droga. Da quando è iniziata la guerra le piazze dove si spaccia hanno registrato profitti nettamente inferiori rispetto all’inizio. A rivelarlo anche una intercettazione telefonica di novembre, una donna e un uomo sono preoccupati di come gli affari hanno subito un rallentamento. Un problema per entrambe le fazioni. Potrebbe essere questo il motivo per cui si è arrivati ad una tregua?
Nel frattempo proseguono gli arresti di capi e gregari.  Nel quartiere di Scampia lo scorso 3 marzo sono state emesse 52 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati al clan Di Lauro.
In cima alla lista il nome di Paolo Di Lauro. Il 27 febbraio i Carabinieri del Ros e la polizia spagnola hanno catturato a Barcellona o ‘spagnolo Raffaele Amato, l’alter ego del boss Paolo Di Lauro, il capo degli “scissionisti”. O’ Lello è stato fermato all’uscita di un casinò barcellonese Port Olimpic mentre si trovava in compagnia di altre cinque persone. Tutte fermate. Gli inquirenti hanno appurato che il leader è all’origine della faida. Da alcune intercettazioni è emerso che fu accusato dai figli del boss Di Lauro di essersi impossessato di somme di denaro dell’organizzazione: <<La scissione – dice un pentito rispondendo ad un interrogatorio – è avvenuta qualche tempo fa, quando i Di Lauro allontanarono dal clan ‘o Lello, Biagino, Cesarino e Pierino, fratello di o’ Lello, ed altri che si erano presi i soldi che non dovevano intascare dalla compravendita della droga da loro introdotta dalla Spagna in Italia. Queste persone si unirono tra loro…>>. Altro arresto eccellente è quello del fedelissimo di Cosimo Di Lauro, Ugo De Lucia “Ugariello”, arrestato in una cittadina turistica della Repubblica Slovacca. Colui che avrebbe commissionato gli omicidi della faida. Sarebbe stato sempre De Lucia a decidere l’assassinio di Gelsomina Verde, una giovane ragazza di 21 anni, dopo averla torturata. <<Fa paura solo a incontrarlo>> dice un collaboratore di giustizia di lui.
<<I personaggi più noti e carismatici del clan Di Lauro a parte il boss Paolo, e quelli della cosca degli scissionisti, sono stati arrestati quasi tutti. Restano da individuare le nuove leve, in parte non ancora a noi conosciute che devo dire sono tantissime>> riferisce il sostituto della Dda Giovanni Corona tra i titolari dell’inchiesta sui clan di Secondigliano.
Dopo l’arresto dei capi delle rispettive fazioni si è in attesa delle prossima mossa.
Solo il mercato della droga non si ferma.
Un mercato ancora in mano al clan del super boss Paolo Di Lauro, cresciuto sotto l’ala protettrice dei Nuvoletta di Marano, cosca legata da sempre a Cosa Nostra. E grazie a questa alleanza che il capo carismatico dei Di Lauro è riuscito ad avere contatti personali con i Narcos sudamericani e a gestire l’importazione di droga senza dover ricorrere alla mediazione di altri clan.

La vocazione imprenditoriale del clan Nuvoletta

I provvedimenti di custodia cautelare firmati dal gip Giovanna Ceppaluni su richiesta del pm della Dda Giuseppe Borrelli hanno inferto un duro colpo al clan Nuvoletta, una delle cosche storiche della Camorra. Una organizzazione criminale disposta a tutto pur di condizionare la vita politica ed economica del territorio e a troncare sul nasce la collaborazione del suo primo pentito Massimo Tipaldi. Nell’inchiesta sono finiti gli eredi dei Nuvoletta, i cugini Orlando, numerosi fiancheggiatori e professionisti. In carcere anche due avvocati: Vittorio Trupiano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e Carmelo Donzelli, indagato di favoreggiamento aggravato.
<<Il clan Nuvoletta – scrive Borrelli nell’ordinanza di custodia cautelare – grazie alle sue capacità di mimetizzarsi non è stato, di fatto mai oggetto di provvedimento che ne ricostruisse in modo completo e organico la struttura e le modalità operative>>. I primi provvedimenti giudiziari in cui si parla dei Nuvoletta risalgono al 1990. Ma il clan ha origini molto più antiche.
I Nuvoletta e Cosa Nostra. Ci troviamo di fronte ad uno dei clan più attivi e intraprendenti della Camorra partenopea la cui forza si è consolidata negli anni grazie allo stretto rapporto con Cosa Nostra al punto da sedere a pieno titolo nella cupola mafiosa. Ricordiamo un accordo strategico stipulato nel 1974 tra i trafficanti napoletani e siciliani. L’incontro si tenne nella proprietà dei Nuvoletta, a Poggio Vallesana, al quale parteciparono Pippo Calò, Totò Riina, Bernardo Brusca, Pippo e Antonino Calderone, Tommaso Spadaro, Nunzio La Mattina e Nicola Milano con Michele e Salvatore Zaza per scaricare una nave contrabbandiera nel mar Tirreno. E un altro ancora nel 1979. Si riunirono nuovamente nella tenuta dei Nuvoletta: Zaza, Pippo Calò, Stefano Bontate, Totò Riina Bernardo Brusca e Francesco Di Carlo per la questione del narcotraffico. <<I legami perduranti tra i Maranesi e Cosa Nostra, ed in particolare tra Angelo Nuvoletta ed i Siciliani, costituisce un ulteriore elemento che sconsiglia di mettersi contro i Maranesi>> ha dichiarato Tipaldi il 12 luglio 1990.
A sua tempo anche Giovanni Falcone si era occupato dei collegamenti tra Cosa Nostra siciliana e il clan Nuvoletta. Esplicative anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca. L'ex capoclan di San Giuseppe Jato, spiega di conoscere i Nuvoletta e di aver ucciso assieme a loro. Il pentito sostiene di aver incontrato per l'ultima volta Angelo Nuvoletta nel 1991 <<per chiedere il suo aiuto per "aggiustare">> il maxiprocesso anche se il tentativo non ebbe un esito positivo. Brusca, inoltre, aggiunge di aver discusso nel 1995 con il boss mafioso Matteo Messina Denaro delle "stragi sul continente" e di aver appreso da questi che i Nuvoletta, ai quali aveva chiesto un appoggio "si erano tirati indietro".
<<…Dico subito - dichiara Brusca il 26 gennaio 1998 - che i Nuvoletta li conosco, sono andato  da loro a Napoli e fatto per loro conto omicidi.
In sintesi i miei rapporti iniziano verso il 1980 e li ho mantenuti fino al 1991, epoca del mio ultimo incontro con Angelo Nuvoletta, finalizzato a richiedere il suo aiuto per “aggiustare” il processo, il cosiddetto “maxi uno” che mi vedeva imputato a seguito delle dichiarazioni di Tommaso Buscetta e che in quell’epoca pendeva in Cassazione.(…)
Fu proprio a me infatti affidato il compito di tenere i contatti fra Leoluca Bagarella (il quale all’epoca viveva nella zona di Roma) e Salvatore Riina al fine di garantire lo scambio di informazioni e di direttive fra i due, essendo il primo impegnato per conto del secondo nella ricucitura dei rapporti con i Nuvoletta. (…)  In ogni caso, gli sforzi miei e di Bagarella e di Agate ebbero effetto perché i Nuvoletta ripresero ad avere buoni rapporti con Salvatore Riina.
Io stesso ho ricevuto da Angelo Nuvoletta la richiesta di portare i suoi saluti a “Don Antonio”, come egli rispettosamente chiamava Riina e il messaggio di una rinnovata disponibilità.
Testualmente, Angelo Nuvoletta mi disse di riferire a Riina che “poteva contare su di lui come ai vecchi tempi”.
Dopo il 1991 non ho avuto più contatti o incontri con Angelo Nuvoletta ed i suoi uomini.
Posso soltanto riferire quanto Messina Matteo Denaro ebbe a riferirmi nel 1993 all’epoca in cui venivano organizzate le stragi sul continente.
Parlando di quelle azioni nel 1995, Messina Matteo Denaro, rispondendo ad una mia domanda, mi disse che, al fine di procurarsi appoggi sul continente, egli aveva contattato i Nuvoletta, ma costoro si erano tirati indietro, di fatto rifiutando il loro appoggio>>. Tali rapporti sono stati ricostruiti anche da Vincenzo Sinacori, nell’interrogatorio del 20 dicembre 1999: <<Ricordo in particolare, tra la fine del 1991 e gli inizi del 1992, di aver avuto degli incontri con Ciro Nuvoletta, figlio di Lorenzo, nonché con tali Armando e Maurizio, i quali tutti avevano un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione Nuvoletta. Difatti, ricordo che in quel periodo Cosa Nostra siciliana stava organizzando un attentato al noto presentatore televisivo Maurizio Costanzo e lo stesso Riina ci disse che per un eventuale ausilio in Roma potevamo contare sull’appoggio della famiglia Nuvoletta di Marano>.
Prosegue Brusca nell’interrogatorio del 14 maggio 1999: <<… posso dire che vi era un reciproco interesse dei campani e dei siciliani a relazioni molto strette. Da un lato, i napoletani tendevano ad eliminare quella frammentazione caratteristica della locale criminalità dandosi delle strutture analoghe a quelle di Cosa Nostra. Dall’altro vi era l’interesse di noi siciliani a poter contare su un allargamento territoriale della nostra sfera di influenza, ritenendo che ciò avrebbe potuto esserci comunque utile >>.
Il 19 dicembre 2002 Brusca approfondiva: <<…la scelta su una delle persone da mandare a Napoli cadde su di me. Quanto invece al MADONIA (…). Egli fu prescelto perché aveva una consolidata esperienza nei contatti con i napoletani, essendo stato già inviato in altre circostanze in quella città. Peraltro il MADONIA era anche un esperto tecnicamente nella utilizzazione dell’acido per far scomparire i cadaveri. Ma la ragione principale stava nel diretto interesse del MADONIA a contrastare i napoletani che si erano legati al gruppo dei perdenti, in quanto il suo ruolo di fatto lo esponeva agli stessi rischi che correvano mio padre, RIINA  e numerosi altri della nostra organizzazione, ovvero che i cosiddetti “scappati” potessero porre in essere delle azioni di aggressione nei nostri confronti sul territorio siciliano … Ciò che è certo è che all’epoca dei fatti i contatti più stretti con i napoletani li avevano mio padre, RIINA e i mazaresi, ed in particolare MESSINA Francesco e Mariano AGATE (quest’ultimi, in particolare, con Valentino GIONTA). Il ricorso a MADONIA fu anche determinato dal fatto che, già mentre era in corso la guerra di mafia, mio padre aveva diradato i suoi spostamenti a Napoli, anche per evitare problemi, affidando il mantenimento dei collegamenti con le organizzazioni alleate a MADONIA Antonino.
Vi era un interesse alla ripresa di questi rapporti derivante dalla possibilità di concludere affari comuni, e mi riferisco tra l’altro al traffico di droga, e dalla possibilità di avvalersi dell’appoggio delle famiglie residenti sul continente qualora si trattasse di operare fuori dalla Sicilia>>.
Un appoggio che si estendeva anche alle protezioni politiche continua Brusca. <<Fu Salvatore Riina a consigliarmi di recarmi da Angelo Nuvoletta per chiederne l’aiuto. Si pensava che i Nuvoletta potessero spendere in nostro favore i loro canali politici per condizionare il giudizio della Cassazione. A sua domanda preciso che si sapeva che i Nuvoletta avevano un contatto, non so se diretto o indiretto, con il ministro Gava>>.
Giovanni Brusca ha riferito inoltre di essersi occupato personalmente di sciogliere nell’acido, nella masseria dei Nuvoletta a Marano i cadaveri di Vittorio e Luigi Vastarella, Gaetano Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello.
La politica. In molte pagine dell’ordinanza si parla dei tentativi posti in essere dal clan per influenzare la vita politica. Il gruppo malavitoso, infatti, non avrebbe disdegnato infiltrazioni nel mondo politico e amministrativo. La Procura parla di un <<capillare (…) controllo del clan Nuvoletta sulla vita pubblica maranese>>. Alle elezione comunali del 2001 il clan infatti sembra non avere dubbi puntando sull’imprenditore Giuseppe Spinosa. <<Io spero che salga Peppe Spinosa - dice Salvatore Nuvoletta in una telefonata ad un altro membro della famiglia mafiosa - io in verità voto a lui, basta che non sale Bertini, possono salire anche Scoppa  e Carandente>>. Risponde l’altro: <<Quello è l’errore che i voti si dividono e Bertini “ce lo mette nelle pacche”>>. Anche Alfredo Sepe, uomo di fiducia di Angelo Nuvoletta, telefonando ad un amico dice: <<votiamo Spinosa, e togliamo il bordello di mezzo; sicuramente mai il voto a Bertini, bisogna smantellarlo a tutti i costi>>. Dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali sarebbe emerso che, il giorno del ballottaggio, lo stesso Spinosa girava per Napoli con un esponente degli Orlando,  e stava continuamente al telefono con Luigi Esposito.
Elezioni che si concluderanno poi con la vittoria del candidato di Rifondazione Comunista, Maurizio Bertini. Un vero miracolo dopo anni di gestioni politiche decise dai Nuvoletta.
Sulla candidatura al comune di Marano del radiologo Gianfranco Scoppa si sofferma anche il pentito Salvatore Izzo che il 4 ottobre 2002 afferma: <<Quanto alle ultime elezioni amministrative di Marano, posso dire che i Polverino hanno appoggiato il candidato a sindaco di Forza Italia, di cui al momento non ricordo il nome. Nella lista di Forza Italia, peraltro, vi era un candidato, tale De Bellis Luigi, il quale ha rapporti diretti con i Polverino, e fa anche allo stato il consulente aziendale amministrativo della fabbrica dei Russo.Il candidato a sindaco di Forza Italia, peraltro, avrebbe dovuto essere Scoppa Gianfranco il quale, successivamente, essendo insorte delle discussioni, non so con chi e di quale contenuto, si presentò alla fine con Alleanza Nazionale>>. << Tra ciò che dico e quanto ho affermato sullo stato non eccellente dei rapporti tra Nuvoletta e Polverino non vi è contrasto, in quanto l’idea di far diventare sindaco di Marano lo Scoppa alla guida di una lista di F.I. risale, in verità, a 2 — 3 anni fa. Per cui quando lo Scoppa ruppe i rapporti con tale partito, fu normale che lo stesso partito non venisse sostenuto dai Nuvoletta ma dai Polverino>>.
Molto interessante anche quanto ci riferisce il pentito Izzo, a proposito di Spinosa. Questi si vantava di essere sostenuto dal clan Nuvoletta e rivendicava la capacità di sbloccare delle lottizzazioni sulle quali aveva delle mire la Camorra.
<<I Nuvoletta si erano interessati alla ripresa delle lottizzazioni e Spinosa era il garante di questa operazione. Diversa la posizione dei Polverino, che ritenevano Spinosa troppo debole e manovrabile dai Nuvoletta>>. E sempre Izzo a dire: <<Vidi Spinosa la sera della sconfitta elettorale. Io ero in macchina con Fabio Allegro (presunto killer dei Polverino), Spinosa era solo in macchina e piangeva. Io mi affacciai e gli chiesi cosa gli fosse successo. Ma Allegro mi interruppe e disse bruscamente a Spinosa che perdendo aveva preso un terno al lotto perché se avesse vinto, se la sarebbe vista brutta. Come minimo sarebbe stato arrestato>>. Spiega il Pm Borrelli: <<Appare estremamente significativo il livello di partecipazione di un esponente di vertice della organizzazione mafiosa, quale Esposito Luigi, alle fortune di Spinosa.
Egli, infatti, si sentiva così direttamente coinvolto nelle stesse da ritenere il successo del  candidato a sindaco come comune, in un afflato camorristico che evidenzia da solo, più di qualsivoglia commento, la militanza dei due in un unico sodalizio criminale>>. Finito nell’elenco delle ordinanze di custodia cautelare chieste dal pm, Spinosa non ha avuto alcun provvedimento restrittivo. Per il giudice gli elementi raccolti non sono stati considerati sufficienti.
Era interesse del clan l’abrogazione del 41 bis, infatti, dalle intercettazioni telefoniche effettuate dagli inquirenti emerge, a giudizio dell’accusa un <<massiccio intervento>> del clan sia per raccogliere le firme a sostegno del referendum sull’abolizione del 41 bis sia per appoggiare la candidatura di Vittorio Trupiano candidato alle elezioni politiche alla Camera con la lista del Movimento Sociale.
Centinai le pagine di intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Dalle conversazioni sarebbe emerso, inoltre, che Gaetano Iacolare, condannato a ventotto anni per l’omicidio Siani avrebbe stampato circa 7000 bigliettini elettorali per Trupiano e che persone a lui vicine si sarebbero impegnate direttamente per sostenere la candidatura dell’avvocato. Si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip che – dicevano ad amici e conoscenti di votare per Trupiano, <<in quanto deve fare un favore a Gaetaniello>>. In un altro colloquio, uno degli interlocutori dice: <<Abbiamo da portare una persona solo per esigenze familiari>>.
<<Sembra innegabile – scrive il gip – che le intercettazioni in questione abbiano uno spiccatissimo valore probatorio circa la mafiosità del clan Nuvoletta, giacché le stesse dimostrano inequivocabilmente come il clan abbia la possibilità di controllo di un numero di voti largamente esorbitante quello dei suoi affiliati e della schiera dei loro possibili parenti, gerarchicamente imposte dai vertici dell’organizzazione>>.
Al di là delle singole posizioni, resta il dato di fatto di un gruppo malavitoso capace, stando a quanto raccolto dagli inquirenti, di veicolare non solo le preferenze dei singoli affiliati ma anche di <<tutti coloro che vivevano sotto la protezione o all’ombra dell’organizzazione>> o addirittura di altre fazioni camorristiche, come il clan Polverino.
Gli affari. La Procura parla di <<mafia imprenditoriale>> nel caso dei Nuvoletta che ha via via abbandonato i metodi tradizionali per tuffarsi in attività diversificate e più redditizie. I grandi affari sono rappresentati dal racket, la droga e gli appalti pubblici.
Singolare l’impegno del clan nel traffico degli stupefacenti con la cessione delle operazioni a terzi e il suo impegno solo in termini finanziari. Si tratta di una delle principali fonti di guadagno dell’organizzazione. <<In Marano ci sono più famiglie che si occupano del traffico di hashish con il benestare della famiglia Nuvoletta/Polverino. Ognuno di loro ha i propri clienti e fornitori, in concorrenza, unico vincolo è il prezzo più basso di acquisto, da pagare con i fondi delle persone che effettuano le puntate>> dichiara un collaboratore.
Il sistema funziona con le cosiddette “puntate”: i soldi vengono raccolti e poi consegnati a piccoli trafficanti, che vanno in Spagna o in altri paesi ad acquistare la droga. La riportano poi a Marano. Una volta tagliata viene venduta e poi spartiti gli utili tra gli uomini d’onore. <<Gli accertamenti svolti – scrive il gip Ceppaluni – hanno permesso di appurare le inusuali modalità di svolgimento, da parte del clan Nuvoletta, delle attività d’importazione e cessione degli stupefacenti, che prevedono, in via normale, l’utilizzazione di gruppi satelliti rispetto all’organizzazione>>
Il 21 aprile 1999 il collaboratore Massimo Tipaldi dichiarava: <<Tutta l’edilizia a Marano è gestita dai Nuvoletta, dai Polverino e dai Simboli>>. L’organizzazione investe in appartamenti grazie ad uomini di fiducia come l’imprenditore Pietro Nocera, 46 anni, latitante, prestanome del clan; e gli altri personaggi di spicco quali gli Orlando e i Polverino che hanno fatto costruire addirittura 80 appartamenti alle Canarie, il “Marina Palace” <<un intero circuito turistico>>. Una vocazione imprenditoria internazionale. Nelle ricostruzioni degli inquirenti ricorrono più volte racconti e prove documentali dei tragitti abituali fra Marano e la Spagna con epicentro a Tenerife.
Il 19 dicembre del 2000, viene intercettata una lunga conversazione tra Franco Santoro e Gaetano Scarpato
SCARPATO: …omissis…che si dice? sta andando avanti là?
SANTORO: si, sono pure in Spagna
SCARPATO: a Madrid?
SANTORO: a Barcellona 
SCARPATO: a Barcellona? si sta bene? (omissis...incomprensibile)
SANTORO: ora sono alla seconda fase, senti volevo aprire pure a Tenerife, parlai pure con Raffaele (ORLANDO)  e non si è fatto più vivo, mi scoccio di chiamarlo perché pare che uno insiste no? Ma io so che voi ci state andando vero? (ndr. a Tenerife)
SCARPATO: come!!
SANTORO: state facendo quel lavoro là?
SCARPATO: grandissimo!!!
SANTORO:  non possiamo "inciarmare" pure là? Conoscete un po’ di gente? Ce lo spiegai a Raffaele, perché non ti trovai a te…omissis…
SANTORO: salutamelo a Raffaele,  digli che io sono già a Barcellona, potrei andare pure a Tenerife, tanto state a fare un "busines" che ne facciamo un'altro mica è male?
Ancora, il 20 dicembre in una lunga conversazione Franco Santoro e Luigi Esposito parlano degli affari del clan. <<ci sono altri 80 appartamenti da realizzare, 80 già realizzati e venduti, ora dobbiamo fare gli atti ed incassare. Incassando ci prendiamo il capitale>.>
Ulteriore e più chiara dimostrazione dell’interessamento dei Nuvoletta alla gestione del settore delle costruzioni di Marano si ricava dalla vicenda concernente la lottizzazione in località Masseria S. Castrese.
Anche in questo caso dietro gli acquirenti vi era l’interessamento dei Nuvoletta.
I boss non si fermano qui, finanziano anche la costruzione di discoteche e palestre.
Costituisce un altro settore di introiti proficui anche quello delle estorsioni anche ai danni dei cantieri di opere pubbliche e di lottizzazioni edilizie private.
Raffaele: pronto?
Uomo: Raffaele?
Raffaele: uhè!
Uomo: una attimo... io stò chiamando a Tommaso ma non mi risponde... aspetta... un attimo ci sta una persona che ti vuole!! aspetta!!
Raffaele: eh....
Gigino: Raffaele?
Raffaele: uhè?
Gigino: sono Gigino!!
Raffaele: chi Gigino?? .....uhè bello!!
Gigino: quello di ieri sera!!! Senti un poco ....
Raffaele: eri Gigino ho capito!!!
Gigino: eh!! dove stai?
Raffaele: adesso stò andando a fare un servizio... dopo passo la fuori!!
Gigino: no! Io... teniamo un appuntamento... alle 18.30, però mi volevo vedere prima con te... hai capito??
Raffaele: no... io veramente ho chiamato... là?! E ha detto (probabilmente si riferisce al padre ORLANDO Armando) inc... ha detto va bene, non darlo retta lascia stare!!! Ferma tutto quanto come stà!!! 
Gigino: no e perchè quello è venuto, hai capito??
Raffaele: ah sì???
Gigino: èh...
Raffaele: è venuto lui da te??
Gigino: èh... pure però se si è trovato a passare scausalmente (per sbaglio) però....
Raffaele: va bene e adesso che cosa dovremmo fare?? io adesso, ci volgiamo vedere dopo, che cosa dobbiamo fare??
Gigino: non lo so!! Io mi vorrei vedere prima che... perchè quello ha detto: "io vengo giù allo studio verso alle 18.30"..
Raffaele: sto venendo... fra dieci minuti... un quarto d'ora stò la fuori.... stò andando a prendere mio figlio a scuola....
Gigino: allora ci vediamo in mezzo da me??
Raffaele: è, ciao!
Gigino: è, però non ti dimenticare!
Raffaele: noo e stò venenedo!!
Inoltre, esponenti del clan attraverso una fitta rete avrebbero imposto ai commercianti in occasione delle festività natalizie <<il collocamento sul mercato>> dei prodotti della ditta Bauli con il fine di finanziare le famiglie dei detenuti.
Il pentito Salvatore Izzo nell’interrogatorio del 1 ottobre 2002 riferisce della imposizione ai commercianti di acquisto dei panettoni e spumante ad un prezzo maggiorato. <<… fummo richiesti da Angiolotto di interessarci per l’acquisto di panettoni in buon mercato in quanto lui era interessato all’acquisto. Dopo un sondaggio ci rivolgemmo alla Bauli di Milano che ci mandò un camion pieno di dolciumi, che noi poi vendemmo ad Angiolotto.
So peraltro che ogni anno, nel periodo Natalizio, a Marano, i Nuvoletta sono soliti distribuire ai Bar e numerosi negozi panettoni e bottiglie di spumante, non so di che marche pretendendo ad un prezzo molto elevato.
Anche il settore della distribuzione del latte <<è stato di fatto monopolizzato dai Nuvoletta che attraverso prestanome compiacenti hanno svolto attività di collocazione sul mercato di prodotti>> di un’azienda di livello nazionale. Giuseppe Gala detto “Show-man” era diventato esclusivista della Parmalat per tutta la zona tra Marano e Napoli. <<Li ho bruciati tutti – dice Gala ad un socio durante una conversazione telefonica intercettata – siamo i più forti del mercato>>.
Per concludere, dalle indagini è emersa un’organizzazione divisa in compartimenti per rendere più difficili le infiltrazioni, sofistica nella sua articolazione e capace di cambiare pelle pur di essere al passo con i tempi.


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Napoli, ucciso a 14 anni

A Napoli si continua a sparare, non c’è pietà neanche per i bambini!
La vittima, questa volta è Sebastiano, ha 14 anni ed è il  figlio del boss camorrista Francesco Maglione. Il ragazzo è stato freddato a colpi di pistola alla testa da un gruppo di killer probabilmente dopo una lite.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti Sebastiano e l’amico Francesco sarebbero usciti con una Honda 125. A Mugnano puntano un gruppetto di ragazzini, che probabilmente minacciano con la pistola. Scoppia una lite e poi gli spari.
L’amico di Sebastiano, interrogato ha ammesso che c’è stata una lite. <<Si, io e Sebastiano siamo stati inseguiti. Dicevano che volevano farci fuori, che volevano darci una lezione. Ci hanno picchiati, noi abbiamo provato a scappare. Ma ci hanno raggiunti>>.
 A Sebastiano è stata trovata addosso una pistola giocattolo che usava per le rapine.
Il ragazzo aveva respirato aria di camorra sin da quando era bambino. A casa, tra gli amici e i parenti.
Purtroppo questo non è il primo caso. Ricordiamo Emanuele Petroso, 15 anni, Salvatore Albino, 17 anni, Salvatore, un ragazzo di 13 anni, Eduardo Merone, 28 anni e Stefano Ciaramella 17 anni.
In città la situazione è grave e sicuramente si deve fare di più!
Il 22 marzo a Scampia un corteo di bambini con i loro genitori invocheranno il silenzio delle armi dei clan, chiedendo legalità con lo slogan  “La pace incomincia da me” .
Un appello rivolto a tutte le altre scuole del quartiere martoriato dalla faida di Camorra, di coinvolgere una fetta consistente di una periferia spesso confusa con le sue aree di degrado. M.L.

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