Il leader del Mpa vince le elezioni regionali in Sicilia
Ombre e luci sull’uomo che governerà l’isola
di Lorenzo Baldo
«Ti raccomando una cosa importantissima: il numero 3483*****9 corrisponde all’on. Lombardo per cui occorre eliminarlo da qualunque elenco!!! Se arriva anche al lui come minimo ci ammazza!!!». Per arrivare a questo sms di cui si viene a conoscenza a fine aprile di quest’anno dobbiamo ritornare indietro di un paio di settimane, alle elezioni regionali in Sicilia del 13-14 aprile scorso. In Sicilia il catanese Raffaele Lombardo, 58 anni, leader del Mpa, stravince con il 65,3%, per un totale 1.862.959 voti. E la sinistra? Da Roma il Pd aveva imposto in Sicilia Anna Finocchiaro incurante del risultato glorioso di Rita Borsellino alle precedenti elezioni del 2006 contro Cuffaro quando aveva preso il 41,63 % di consensi per un totale 1.078.179 voti. Anna Finocchiaro sarebbe diventata dunque il volto nuovo, con tanto di programma elettorale scritto dall’ex ministro Dc Salvo Andò (quello stesso Salvo Andò per cui nel 1993 la Dda di Catania aveva chiesto l’autorizzazione a procedere per voto di scambio con Cosa Nostra; successivamente indagato e arrestato insieme allo stesso Raffaele Lombardo nell’ambito dell’inchiesta sull’appalto per la ristorazione dell’ospedale “Vittorio Emanuele’’ di Catania, entrambi poi assolti). E Rita Borsellino? Si sarebbe dovuta accontentare del ticket con la Finocchiaro così da ambire alla presidenza dell’Ars per la Sinistra l’Arcobaleno. Se mai. In mezzo a questi diktat di partito era arrivata la candidatura di Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel 1993), nella lista Amici di Beppe Grillo – con Sonia Alfano. Una candidatura alla presidenza della Regione che fin dall’inizio segnava una rottura con i vecchi sistemi partitici. Una volta arrivati i risultati delle elezioni ogni speranza di rinnovamento viene stroncata. Rita Borsellino si ferma al 4,9 %, un risultato che le impedisce addirittura di essere eletta deputato all’Ars (così come di essere eletta senatrice a livello nazionale), per non parlare di Anna Finocchiaro che perde clamorosamente con il 30,4 %, 11 punti in meno di Rita alle elezioni del 2006. Sonia Alfano, alla sua prima esperienza politica, prende il 2,4% con quasi 70.000 preferenze, non riuscendo però a superare la soglia di sbarramento del 5%. Per la sinistra si tratta di una sconfitta bruciante dalla quale la Finocchiaro si defila velocemente riparando al Senato e lasciando vacante il suo seggio. Ecco che si apre la diatriba sul suo possibile successore. Di fatto non si era mai visto un candidato alla Presidenza rinunciare al suo seggio. Per alcuni giuristi la legge è inequivocabile: quel seggio spetta al successivo candidato alla presidenza che ha raccolto il maggior numero di voti (dopo il rinunciante ndr), ovvero Sonia Alfano. Del resto, la legge è chiara anche su un altro punto: i deputati regionali devono essere novanta e non è pensabile che l’Assemblea regionale resti minorata nel numero. Ciononostante il nodo non si scioglie, si materializzano altre interpretazioni, altre teorie con tanto di imprimatur del Pd. A tuttoggi nulla ancora è stato deciso, resta un “vuoto” che si commenta da solo al quale viene contrapposta una forte opposizione dalla stessa Alfano. Resta tangibile un senso di sconfitta per tutta quella società civile che avrebbe voluto Rita Borsellino candidata alla Presidenza della Regione e che si è sentita tradita per come Rita è stata strumentalizzata da una certa sinistra; resta inoltre quella parte di società civile che vorrebbe Sonia Alfano deputato all’Ars e che non tollera la fuga di Anna Finocchiaro, così come non tollera la presenza di Raffaele Lombardo sullo scranno più alto dell’Ars. Di contraltare abbiamo però quel milione e ottocentomila di siciliani che invece ha votato Raffaele Lombardo. Ma è davvero così irredimibile la Sicilia? La retorica non aiuta ma è impensabile non constatare come dopo la caduta di Totò Cuffaro Raffaele Lombardo rappresenti perfettamente la sua prosecuzione se non peggio. E’ questo quello che vogliono i siciliani? E Cosa Nostra come si è mossa? Alle recenti dichiarazioni di Umberto Bossi di avere «fucili caldi, pronti 300 mila martiri» Lombardo non ha fatto mancare una pronta risposta: «anche i siciliani sono pronti a imbracciare il fucile». Questo fiorire di armi imbracciate lascia presagire scenari decisamente inquietanti. Una brama di autonomia, o per meglio dire, di separazione dal resto d’Italia che è antica e che per altro, come ricordato da diversi collaboratori di giustizia, riemerge anche all’epoca delle stragi. Tullio Cannella ad esempio, interrogato dai magistrati il 23 luglio 1997, racconta come lui fu il fondatore, su richiesta di Leoluca Bagarella, di «Sicilia libera», il primo esperimento di partito di mafia che si presentò alle elezioni in Sicilia confermando che «sin dal 1990-1991 c’era interesse di Cosa Nostra a creare movimenti separatisti». Testuali parole. Lasciamoci alle spalle le dichiarazioni di Cannella e andiamo avanti negli anni, arriviamo così a quel messaggio trovato su eMule con il quale abbiamo iniziato questa storia. A fine aprile di quest’anno le elezioni sono già archiviate. Ma in quegli stessi giorni il settimanale messinese Centonove pubblica un articolo su uno strano file scaricato da E-mule dove il nome di Raffaele Lombardo viene citato più volte in riferimento a richieste di favori. Il Corriere della Sera riprende l’articolo quasi in simultanea e immediatamente si scatena la polemica. Lombardo querela il Corriere della Sera, mentre la Procura della Repubblica di Catania apre un’inchiesta conoscitiva sui fatti contenuti nel suddetto articolo (si tratta della seconda inchiesta conoscitiva che la magistratura etnea avvia dopo segnalazioni di stampa, la precedente riguarda un servizio trasmesso su La7, durante il programma Exit*, sul ruolo di alcuni patronati di Catania e della loro vicinanza al Mpa durante la campagna elettorale per le politiche del 13 e 14 aprile scorsi ndr). Ma andiamo per ordine. In un file excel recuperato su eMule da un anonimo navigatore di Internet vengono trovati una miriade di numeri di cellulare a cui recapitare il seguente sms: «Ringrazio sentitamente per il nostro comune successo. Raffaele Lombardo». Il file è del 1 giugno del 2007, due giorni dopo le elezioni amministrative del 27 e 28 maggio dello stesso anno. Ci sono richieste di avanzamento di carriera, assegnazione di incarichi e consulenze, richieste di lavoro e di trasferimento di sede. Accanto alla richiesta il nome del raccomandato e dell’onorevole che lo segnala. Un popolino che chiede favori, promesse e che affida il tutto a un «pizzino» dove indica nome, cognome e richiesta oppure per il tramite di «un amico» che in genere è un esponente politico, un uomo dell’apparato, o un portaborse. Un vero e proprio “libro mastro” dei favori. E’ stato lasciato volutamente nel mare sconfinato di eMule da un ex collaboratore di Lombardo a ‘mo di vendetta? O è stato un maldestro errore di qualcuno? «Può capitare di tutto nella vita — racconta l’anonimo pescatore del web al settimanale Centonove — anche di cercare su emule Pinnacle 10 e 11 dei video ed incontrare un file zippato, scaricarlo e trovarci dentro tutta questa roba». Se scartiamo il possibile complotto nei confronti di Lombardo si può anche dargli credito. Il materiale è organizzato in maniera molto semplice, sembra piuttosto una brutta copia di un data-base ufficiale. Possiamo trovare consulenze, incarichi e appalti. Dai lavori pubblici, alla sanità, fino al turismo. Siamo di fronte al “sistema Lombardo”? Con il passare dei giorni la polemica cresce e si arriva al 14 di maggio con la presentazione di due esposti alle rispettive procure di Siracusa e di Palermo da parte di Benny Calasanzio e di Sonia Alfano. I due hanno passato giorni e giorni a spulciare fra le centinaia di files cercando riscontri e prove tangibili. Nell’esposto viene messo nero su bianco “di essere venuti a conoscenza di una irregolarità nel Concorso Dirigente di Primo livello Cardiologia presso l’ospedale Umberto I”. Nel documento si fa esplicito riferimento a “uno dei nominativi segnalati alla Segreteria del presidente Lombardo” che poi “ha effettivamente vinto tale concorso”. “Se fosse provato – prosegue l’esposto – che il file presente nel dossier sia stato creato prima del concorso è chiaro che ci troveremmo di fronte ad una raccomandazione per un concorso pubblico poi andata a buon fine, il che profila varie tipologie di reati penali”. Il documento si conclude con la richiesta che la Procura “avvii un’indagine volta ad appurare le eventuali irregolarità di tale concorso e se nel dossier vi siano altri nominativi segnalati che poi effettivamente beneficiano di tale segnalazione”. Per Calasanzio e la Alfano, che fra l’altro giorni prima aveva già indetto una conferenza stampa chiedendo a Lombardo di chiarire questo affaire, non è che il primo passo. Ci sono ancora tanti files da esplorare e tanti nominativi da riscontrare. Al momento di andare in stampa non si hanno ulteriori notizie sull’esito del deposito di questi primi esposti, ne tantomeno su nuovi riscontri. La storia di Raffaele Lombardo è ancora da scrivere.
Info:
www.bennycalasanzio.blogspot.com
www.soniaalfano.it - www.centonove.it - www.ritaborsellino.it
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Il segreto dell’urna
Nella puntata di Exit (La7) del 21 aprile scorso “Il segreto dell’urna” è stata trasmessa un’inchiesta di sulle ultime elezioni regionali in Sicilia. Un’inchiesta che parte dal patronato, quello che per definizione è un centro di assistenza ai cittadini che fanno capo ai sindacati o ad associazioni che, alla vigilia delle elezioni, si trasformerebbe in una sorta di comitato elettorale. Nel documentario di Exit si vedono i poster elettorali di Raffaele Lombardo (Mpa), affissi sulla vetrina del patronato. È l’11 aprile, ultimo giorno di campagna elettorale. Le immagini proseguono, uomini e donne escono dal patronato situato in uno dei quartieri a rischio di Catania (da Librino a Nesima) carichi di buste della spesa. Uno dei responsabili del patronato si accorge della telecamera e intima a non fare uscire nessuno dal patronato con la spesa. Gli avventori restano chiusi lì per diversi minuti, mentre la telecamera zoomma all´interno e riprende diversi scatoloni di generi alimentari. E’ solo una delle immagini più forti del reportage che per altro si basa su interviste e testimonianze registrate in loco. Raffaele Lombardo, rifiutando l’invito di Exit a intervenire, dà mandato al suo avvocato Antonio Fiumefreddo di intervenire in collegamento video per tutelare la sua immagine, con la minaccia di querelare Repubblica che nello stesso giorno ha pubblicato un’ampia anticipazione. Al termine del filmato l’avv. Fiumefreddo rigetta le possibili “congetture” del servizio criticandone il taglio e il montaggio. In studio fra gli ospiti presenti l’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro e Sonia Alfano. A un certo punto Cuffaro risponde in merito alla sua condanna a 5 anni per favoreggiamento semplice escludendo ogni riferimento alla mafia. Con grande determinazione la Alfano corregge immediatamente Cuffaro riportando il dispositivo della III sez. Penale del Tribunale di Palermo nel quale si evince che il reato di favoreggiamento imputato a Cuffaro è aggravato dall’aver agevolato singoli mafiosi (Guttadauro, Aragona, Aiello e Miceli), anche se tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente a integrare l’aggravante contestata di avere agevolato l’associazione mafiosa Cosa Nostra nel suo complesso. Cuffaro reagisce maldestramente mentre la conduttrice fatica a mantenere la calma. L.B.
Per vedere il filmato della puntata di Exit www.antimafiaduemila.com (nella sezione AD Commenta: “Ombre sui Patronati”)
ANTIMAFIADuemila N°58











