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E se fosse De Mauro?

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I pm di Catanzaro ordinano la riesumazione di una salma di dubbia identità

di Aaron Pettinari

Il caso De Mauro è un giallo in continua evoluzione e come ogni thriller che si rispetti non poteva mancare il colpo di scena. Mentre prosegue il processo aperto dalla Procura di Palermo che vede come unico imputato Totò Riina, la Procura di Catanzaro dispone la riesumazione di una salma nel cimitero di Conflenti, nel Lamentino, per verificarne l’identità. Gli inquirenti calabresi pensano che potrebbe essere quella del giornalista de “L’Ora”, ad oggi mai rinvenuta.

L’inchiesta di Catanzaro

Tutto nasce dopo l’uscita del libro - inchiesta “‘Ndrangheta Eversiva”, scritto da Arcangelo Badolati, giornalista della Gazzetta del Sud. Si parla di un corpo seppellito nel piccolo cimitero calabrese che per anni avrebbe avuto un nome e cognome, quello del boss latitante condannato all’ergastolo, Salvatore Belvedere. Badolati riporta alla luce una tesi che era già emersa nella prima metà degli anni Novanta, con un rapporto investigativo scritto dall’assistente della Squadra Mobile di Catanzaro, oggi pensionato, Salvatore Mirante e firmato il 12 settembre 1995 dall’allora capo della Mobile catanzarese, il vice questore Maria Paravati, e basata sulla confidenza di un boss mafioso ad un suo collega: nell’agosto 1971 il cadavere bruciato ed irriconoscibile trovato alle pendici del Monte Repentino era di De Mauro e non di Salvatore Belvedere. Un macabro scambio di salme che farebbe parte di una storia di favori incrociati tra ‘Ndrangheta e Cosa Nostra. Il pm calabrese Gerardo Dominjianni ha così inteso verificare le informazioni contenute nelle pagine del libro rafforzate dalle ulteriori dichiarazioni di un nuovo pentito della ‘ndrangheta, Massimo De Stefano.
 
L’ipotesi di ‘Ndrangheta eversiva

E’ il giugno 1970 quando dal carcere di Lamezia evade Salvatore Belvedere assieme ad altri tre pregiudicati, tra cui Giuseppe Scriva, primo pentito di ‘ndrangheta. Nel settembre dello stesso anno Mauro De Mauro viene prelevato davanti alla propria abitazione da tre persone per poi non far più ritorno. Nell’agosto del 1971 viene trovato carbonizzato un corpo in una buca alle pendici del Monte Repentino, vicino a Conflenti. Gli investigatori chiamano i familiari di alcuni boss calabresi, compreso Federico Belvedere, figlio del latitante evaso. Fu lui che riconobbe il padre grazie ai resti di una cintura e ad un alluce sovrapposto alle altre dita del piede destro. Accertata la morte di Belvedere, si aprì un caso per cercare i motivi dell’assassinio, ci fu il funerale e la salma sepolta nell’ormai famoso cimitero di Conflenti. A sette anni di distanza però (1978) le indagini non portarono ad alcun risultato, anzi alimentarono nuovi dubbi riaprendo la caccia al Belvedere. Ciò è dimostrato dalla comunicazione inviata alle Questure di tutta Italia sui dubbi riguardo l’identificazione avvenuta accompagnata da una foto dello stesso latitante. I sospetti divennero ancora più concreti quando nel 1995 salta fuori il rapporto della Mobile, basato sulle dichiarazioni di una “gola profonda” di spicco che avrebbe affidato le proprie confidenze ad un poliziotto oggi deceduto. Il rapporto tuttavia riportava un errore in quanto viene indicato come confidente Luciano Mercuri, padrino ucciso nell’agosto 1970, quindi ancor prima che De Mauro sparisse. Come mai un tale errore? Secondo Badolati ci potrebbe essere stata un incomprensione nel passaggio di notizie e che la vera “gola profonda” potrebbe essere Antonio De Sensi, autore dell’omicidio di Mercuri, a sua volta ucciso nel 1984. Belvedere sarebbe scappato così in Corsica cambiando identità, mentre ‘Ndrangheta e Cosa Nostra pianificavano la sostituzione di cadavere, la prima interessata a nascondere la latitanza del boss ed i secondi a far sparire definitivamente il corpo “scomodo” del giornalista de “L’Ora”. Al giallo delle ossa il giornalista della Gazzetta del Sud aggiunge quello della morte del collega Ezio Calaciura, giornalista siciliano, avvenuta a causa di un incidente in Calabria non molto chiaro. Era l’anno 1972. Un semplice caso o c’era dell’altro? La moglie di Calaciura ha sempre sostenuto che il marito era morto mentre stava portando avanti l’inchiesta sulla morte di De Mauro. A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa aveva portato Calaciura in terra calabrese?  Era di passaggio o stava cercando particolari prove?

Giallo nel giallo
Il 23 di settembre scorso c’è stato il via alla riesumazione dei corpi. I cancelli del cimitero di Conflenti sono stati aperti. Compiuti gli scavi il quadro generale che si è presentato è di grande confusione. Nel luogo dove, secondo i registri, avrebbero dovuto essere sepolte quattro persone, tra cui il boss Salvatore Belvedere, sono stati ritrovati i resti di più salme. Inoltre, a circa due metri di profondità è stata trovata un’altra bara con i resti di una persona sconosciuta. Si infittisce così il mistero attorno al cimitero di Conflenti. Secondo gli inquirenti potrebbe essere stato utilizzato dalla ‘ndrangheta per seppellire i cadaveri dei propri delitti. I risultati delle ricerche, secondo gli investigatori, pur non rappresentando ancora una conferma diretta, rafforzano l’ipotesi che nel cimitero possa essere sepolto De Mauro, anche se una conferma in tal senso potrà venire soltanto dall’esito del Dna su tutti i resti che sono stati trovati. Gli esami medico-legali sono stati affidati al perito, professor Giulio Di Mizio, dell’Istituto di medicina legale dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. Se tutto andrà bene i risultati si dovrebbero conoscere entro 60 giorni. Lo stesso Di Mizio ha consigliato prudenza sulle affermazioni spiegando che: “Si tratta di esami non di routine, molto più complessi rispetto gli accertamenti normali. In primo luogo sarà necessario tirar fuori un profilo di Dna, per poi compararlo con quello dei parenti di Salvatore Belvedere”.

Ipotesi credibile?
Secondo Francesco Rattà, dirigente della Squadra mobile di Catanzaro, l’ipotesi che Mauro De Mauro sia sepolto a Conflenti “E’ credibile perchè fondata su ipotesi investigative attendibili. Con gli strumenti oggi in nostro possesso possiamo valutare con maggior sicurezza se risponde al vero l’informazione secondo cui De Mauro si trova nel cimitero di Conflenti e sia stato sepolto nel 1971 al posto del Belvedere, che in realtà all’epoca non era deceduto ma aveva interesse a spacciarsi per morto”. Frattanto, il pensionato Salvatore Mirante si dichiara “Pronto a essere sentito dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catanzaro per raccontare quanto so sul caso Belvedere – De Mauro. Ho scritto su questo e altre cose che però non posso rivelare poiché coperte dal segreto istruttorio. Informazioni ricevute in forma confidenziale”. Più scettici i pareri da Palermo. Il pm Antonio Ingroia, titolare nel processo per il rapimento e l’uccisione del giornalista de “L’Ora” che ha come imputato Totò Riina afferma che: “Di questa storia non so nulla e nessuno ci ha mai comunicato ufficialmente nulla. Stiamo comunque interpretando i necessari contatti per valutare se e quanto il fatto sia di rilievo nel processo di Palermo”. Poco convinta di questa ipotesi è la famiglia dello stesso De Mauro, “ Sono perplessa – dice la figlia Franca. – Non mi convince l’idea che la mafia negli anni settanta per far sparire una persona avesse bisogno dell’aiuto della ‘ndrangheta calabrese. Inoltre non mi convince l’idea che la mafia abbia dovuto portarlo in Calabria per tenerlo nascosto e poi, a diversi mesi dalla scomparsa, ucciderlo. Mi pare un’ipotesi un po’ lontana dalla realtà anche se, come si dice in questi casi, la speranza è l’ultima a morire”. Dello stesso avviso il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Crescimanno: “ E’ possibile tutto, anche se io sarei molto cauto. E’ alquanto strana l’ipotesi che Cosa nostra, dopo avere sequestrato Mauro De Mauro abbia deciso di portarlo in Calabria, quindi fuori dal suo territorio, ucciderlo lì e seppellirlo in quella zona”. “Non riesco a ipotizzare alcuna ragione - ha aggiunto Crescimanno - per la quale il giornalista potrebbe essere stato sepolto a Catanzaro. Oltretutto la morte di Belvedere risalirebbe al 1971, cioè molti mesi dopo la scomparsa di De Mauro”. Secondo il legale ritiene “più che credibili” le dichiarazioni rese in dibattimento del pentito Francesco Marino Mannoia, che ai giudici aveva detto che in un primo momento il cadavere era stato sepolto sulle sponde del fiume Oreto a Palermo. Poi, per evitare che il corpo venisse ritrovato durante alcuni lavori, sarebbe stato riesumato e sciolto nell’acido. Detto del corpo, è un vero groviglio il mistero su movente e mandanti. Per il pentito Francesco Di Carlo la verità va cercata nella questione del Golpe Borghese. Per Tommaso Buscetta la pista giusta è quella del Caso Mattei e delle ricerche fatte da De Mauro per conto del regista Francesco Rosi. Il processo De Mauro quindi cerca di accertare la verità seguendo entrambi i filoni d’indagine. La prossima udienza si terrà il nove ottobre; nel frattempo non resta altro che attendere gli esiti dei risultati della comparazione del Dna. Solo così si saprà se la pista calabrese è credibile o meno. Se così fosse si risolverebbe una parte del mistero che avvolge la storia dell’intrepido quanto irrequieto giornalista, ma allo stesso tempo resterebbe irrisolto il perché questi fu ucciso e da chi. Solo allora si potrà realmente dire che giustizia è stata fatta.


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