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Cosa nostra come l'araba fenice

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di Maria Loi
In crisi ma sempre pronta a riorganizzarsi

E’ stato presentato al Parlamento e al Ministero dell’Interno il rapporto semestrale della Dia sullo “status” delle organizzazioni criminali nel periodo 1° gennaio – 30 giugno 2008.
Nella relazione si legge che Cosa Nostra è in crisi dopo i numerosi arresti eccellenti ma ha già messo in atto <<una profonda riflessione strategica, per definire moduli strutturali ed operativi più sicuri>>.

L’arresto di Salvatore Lo Piccolo il 5 novembre del 2007 ha causato all’interno di Cosa Nostra palermitana <<fibrillazioni>> e <<disorientamenti non trascurabili>> perché ha permesso di acquisire carte molto preziose sugli “interna corporis” del sistema mafioso che hanno favorito la collaborazione di alcuni esponenti di vertice dell’organizzazione. <<Le investigazioni recenti - afferma la Dia - hanno riscontrato una forte fluidità della struttura, con spostamenti degli uomini d’onore da uno schieramento all’altro>>.
Gli equilibri interni all’organizzazione avevano già cominciato a vacillare con gli arresti delle operazioni “Grande Mandamento”e “Gotha” poi la situazione si è aggravata con la cattura di Bernardo Provenzano e di altri latitanti.
Dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, Salvatore lo Piccolo ha tentato la scalata al vertice dell’organizzazione, fino ad a controllare quasi tutta la città di Palermo, innanzitutto rafforzando l’ala militare senza curare la scelta degli affiliati, ma reclutando anche soggetti di scarsa caratura criminale. Il capomafia si stava riorganizzando anche per far rientrare a Palermo gli “scappati”, i parenti degli Inzerillo superstiti della mattanza corleonese degli anni Ottanta. In questo modo il boss voleva riprendere in mano il traffico di droga, grazie al contatto con l’America, e creare una Cosa Nostra più competitiva. <<Non è possibile - continua la relazione - prevedere quale potrà essere l’influenza dei capi detenuti degli Inzerillo e dei Gambino, se si decidesse di farli rientrare nell’ambiente mafioso siciliano>>. Il progetto di avvicinamento delle cosche, quella siciliana e quella americana, potrebbe essere stato solo ritardato dopo gli 80 arresti dell’operazione “Old Bridge”.
Analizzando i numerosi traffici illeciti a cui è dedita Cosa Nostra, in cima alla lista dei reati, troviamo l’estorsione che continua a rappresentare non solo uno strumento efficace di raccolta fondi per il mantenimento dell’organizzazione ma un aspetto irrinunciabile di potenza esteriore. Infatti le operazioni compiute di recente hanno disarticolato l’operatività specifica degli affiliati ai Lo Piccolo dediti alla raccolta del pizzo nella provincia di Palermo. Nel “libro mastro” trovato nel covo di Giardinello dove sono stati catturati i Lo Piccolo erano annotate tutte le attività di riscossione del clan.
Nel documento della Dia viene apprezzato il lavoro di Confindustria siciliana che ha deciso di estromettere dall’associazione gli imprenditori che pagano il pizzo. Infatti le denunce per estorsione hanno registrato un netto aumento. Nel 2007 sono giunte fino a 853. Inoltre il 31 maggio 2008 il comitato di solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura ha accolto in Sicilia 30 istanze di vittime di estorsione erogando fondi per 3.757.102,89. Tuttavia non sono mancate le intimidazioni. I danneggiamenti seguiti da incendio doloso nel 2007 hanno raggiunto quota 2.644.
In aumento anche gli omicidi e i tentati omicidi che sono cresciuti rispetto all’anno precedente. Da segnalare che il 17 giugno 2008 i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 esponenti di spicco di Cosa Nostra palermitana ritenuti responsabili del delitto Ingarao avvenuto il 13 giugno 2007 quando reggeva il mandamento di Porta Nuova a Palermo.
L’organigramma di Cosa Nostra palermitana rimane sostanzialmente immutato con i suoi otto mandamenti: San Lorenzo, Resuttana, Porta Nuova, Bocca di Falco e Passo di Rigano, Pagliarelli, Santa Maria del Gesù e Brancaccio. Ancora una volta le maggiori tensioni si registrano fra le fazioni contrapposte di Partinico e Borgetto. In questa zona il 12 febbraio 2008 sono stati uccisi con vari colpi di pistola i 2 fratelli Riina, Giuseppe e Gian Paolo, imprenditori edili.
A proposito di equilibri precari, il latitante corleonese Domenico Raccuglia, detto il “veterinario” capo del mandamento di Altofonte e San Giuseppe Jato avrebbe esteso il suo territorio anche a Partinico, ma alcuni gruppi locali sono poco inclini a  concedergli il pieno controllo.
Nella provincia di Agrigento a detenere la sua leadership nei 9 mandamenti è sempre Giuseppe Falsone, malgrado le recenti operazioni antimafia abbiano decimato le fila del suo esercito di fiancheggiatori,  spalleggiato dal suo vice Gerlandino Messina. Entrambi sono tuttora latitanti. Non si registrano significativi cambiamenti nel trapanese. Nella provincia vi sono 17 famiglie che gestiscono 4 mandamenti. Il ruolo di Messina Denaro all’interno di Cosa Nostra è cresciuto in seguito all’arresto dei Lo Piccolo. Nella relazione si dà risalto a quanto accaduto nel carcere di Pagliarelli nei primi mesi dell’anno quando, all’arrivo di alcuni uomini del clan Lo Piccolo arrestati, vi furono cori ed applausi da parte dei detenuti inneggianti al latitante Matteo Messina Denaro. Un segnale fa notare la Dia <<che oltre a rappresentare un modo per esaltare ulteriormente la caratura criminale dei Messina Denaro, quale personaggio di riferimento nel periodo di crisi dell’associazione mafiosa, lascia intravedere il livello di malcontento dei detenuti mafiosi per le politiche gestionali di cosa Nostra palermitana>>.
In provincia di Caltanissetta, da segnalare in particolare, l’attività investigativa condotta dai Carabinieri che ha portato al sequestro della società Calcestruzzi spa di Bergamo. L’azienda avrebbe fornito materiale di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici con l’intento di agevolare l’attività di Cosa Nostra.
A Catania sostanzialmente, tra le famiglie permane una situazione di pace e i nuclei familiari dei Santapaola, Mazzei e La Rocca continuano ad esercitare un polo di attrazione significativo per altri gruppi criminali minori.

La ‘Ndrangheta desta preoccupazione perché ha aumentato notevolmente le sue capacità di infiltrarsi nel settore degli appalti pubblici <<con più vivo interesse per gli indotti della sanità>>, dei rifiuti e degli investimenti dell’edilizia e della pubblica amministrazione locale. Lo evidenziano anche le operazioni “Omnia”,”Terra Chioma”, “Topa”, “Nepetia” e quella più recente, del 17 giugno 2008, “Bellu lavoru”. Nella relazione la ‘Ndrangheta si conferma ai vertici dei traffici mondiali di droga ed è stata inserita dagli Usa nel “Narcotic Kingpin organizations”, l’elenco delle più importanti organizzazioni dedite al narcotraffico. Infatti il traffico di stupefacenti rimane l’attività più remunerativa dell’organizzazione.
La Camorra invece ha consolidato nel tempo un modello <<gangsterico>> a Napoli e in alcune zone della Campania. L’aumento degli omicidi, quest’anno 6 contro 1 dell’anno scorso, lascia supporre un riassetto degli equilibri all’interno del <<cartello dei Casalesi>> che <<esprime un’architettura criminale pienamente aderente al modello mafioso classico>>. L’organizzazione Camorristica ha confermato il suo interesse transnazionale, sfruttando la presenza straniera in Campania. Da evidenziare le infiltrazioni camorristiche in provincia di Latina. In particolare, nelle zone di Formia e Minturno risiedono alcuni esponenti del clan Bardellino che svolgono attività di riclaggio a livello internazionale e sono presenti personaggi di primo piano legati alla famiglia Schiavone di Casal di Principe e agli Iovine.
È “provata” la collaborazione tra la criminalità italiana e quella straniera, nelle sue forme più diverse. Il rapporto della Dia lancia l’allarme anche sulla maggiore aggressività di queste mafie.
<<Il sistema della sicurezza - si legge nella relazione della Dia -  si trova ad affrontare sempre più spesso un tipo di criminalità multietnica>>, in particolare rumena ed albanese, operante in un <<ampio spettro di reati>>, che vanno dalla tratta di esseri umani alla contraffazione e al riciclaggio, passando per il traffico di droga e armi. Attività illecite che movimentano giri miliardari di denaro.
In ascesa nel panorama criminale nazionale anche la criminalità sudamericana che oramai gioca un ruolo centrale soprattutto nel traffico degli stupefacenti, in particolare cocaina, sia come semplici corrieri che in quello di veri e  propri trafficanti.
Inoltre con l’aumento di immigrati romeni in Italia, favorito dall’ingresso della Romania nella Unione Europea, si è registrato <<un incremento della delittuosità ascrivibile ai devianti di questa etnia, specialmente nell’ambito dei reati contro il patrimonio, seguiti da quelli contro la persona, dallo sfruttamento della prostituzione e dai reati contro l’ordine pubblico>>.
Si confermano principali canali di ingresso delle merci di contrabbando i porti di: <<Gioia Tauro, Napoli, Salerno, i porti pugliesi, quelli siciliani, per il sud del Paese; Civitavecchia, Ancona e Livorno per il centro; i porti liguri e Trieste per il Nord>>. Ma non sono «da sottovalutare i varchi doganali aeroportuali».
Per concludere, è una mafia <<globalizzata>>, quella che mette in evidenza la Dia, sottolineando la necessità di fare ricorso a metodi di analisi e di indagine, al fine, soprattutto di <<equalizzare al meglio le esistenti capacità di contrasto dello spazio giuridico internazionale>>.


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