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Michele Riccio - 2°parte - I rapporti tra mafia e massoneria - Pagina 3

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Michele Riccio - 2°parte - I rapporti tra mafia e massoneria
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Aggiungo adesso che nell’Agosto – Settembre 1976 vi fu un altro episodio che richiamò la mia personale attenzione e cioè che dei Carabinieri di Genova, allertati circa la presenza in pubblico esercizio di un estremista pericoloso dell’estrema destra a nome Meli, non erano riusciti ad arrestarlo perché datosi alla fuga, ma lasciando nelle loro mani l’arma di cui era in possesso nonché la somma di circa 150 milioni, provenienti da una rapina di circa mezzo miliardo compiuta qualche tempo prima in Roma alla Cassa del Ministero del Lavoro.

Del Meli si disse allora non solo della sua pericolosità, ma che poteva essere uno degli strumenti per garantire un finanziamento di molti catturandi dell’estrema destra presenti tra la Francia e la Spagna.

Fu in questo quadro d’assieme che nell’Autunno di quell’anno 1976 mi si presentò il Generale di Corpo d’Armata ausiliare dei Carabinieri Picchiotti …. Ebbe ad accennarmi dapprima con qualche sfumatura e poi con più convinzione il suo avviso perché io aderissi alla Loggia P2 di Roma…..
 
A riscontro, nel prosieguo delle nostre indagini, si accertò che i Carabinieri del gruppo di Genova, nel borsello del Meli, oltre ad una pistola ed alla somma di 160 milioni di lire, provento di rapina, avevano rinvenuto una lista di nomi che risultarono tutti aderenti al G.I.S. (gruppo iniziative sociali)

Tra questi nomi vi era quello di tale Zanotti Franco, un giovane genovese che aspirava a diventare un ufficiale dell’Arma e che per questo motivo e perché, a suo carico, risultava anche una sentenza del 3.10.’78 che stabiliva di non dover procedere per amnistia per il reato di minaccia e di percosse per mancanza di querela (aveva inseguito con una decina di amici, a bordo di tre auto, due altri giovani che erano in compagnia di una ragazza a bordo di una 500 fiat che avevano poi bloccato e aggredito percuotendoli), si era visto respingere nel 1979 la richiesta di ammissione al concorso, dato che il Comando Gruppo CC. di Genova lo aveva ritenuto non idoneo perché non assicurava anche il pieno affidamento alla sicurezza.

L’anno successivo, 1980, il Comando Arma decretava stessa sorte alla successiva richiesta del giovane Zanotti, diventato nel frattempo A.U.C. (allievo ufficiale di complemento) per i già detti motivi.

Nel 1981, diventato “ugualmente” S.Ten. di complemento dell’Arma ed in servizio al Gruppo Squadroni CC. a Cavallo in Roma, presentava domanda d’ammissione al concorso per il reclutamento a 25 sottotenenti in servizio permanente effettivo (spe) nell’Arma e veniva ritenuto idoneo.

Il modello informativo del Comando Gruppo CC. di Genova, questa volta, non recava più la dicitura che non era possibile stabilire il pieno affidamento alla sicurezza, ma solo la frase nessun’indicazione e, “nell’appunto” di corredo al modello, era eliminato il dato relativo al suo nominativo che era riportato nell’elenco sequestrato al Meli insieme all’arma ed a 160 milioni di lire, e riportata solo la sua adesione al G.I.S. specificando che questa era avvenuta in giovane età senza aver svolto politica.

Il Franco Zanotti è figlio del direttore della ditta “ES – KO International Establishment”, consigliere della ditta “ES – KO” s.p.a., presidente della ditta “Unimar United Marine Suppliers” s.p.a. “ Unimar Livorno” (commercio all’ingrosso per forniture marittime), tutte con sede in Genova, è iscritto alla Loggia Massonica “Eliseo” della città con il grado di Maestro 33 (rito scozzese).

In data 1983, e poi ancora nel 1985, il Comando Gruppo CC. di Genova riferiva superiormente che in un’intervista riportata dal nr. 39 del settimanale L’Espresso del 3.10.’82, il noto Francesco Pazienza aveva affermato di essere stato consulente dello Zanotti Enzo, padre dell’ufficiale dell’Arma, evidenziando che lo stesso lo aveva presentato a Licio Gelli.

In merito alla colleganza con il Gelli, l’Arma riferiva che fonte di cui non si era potuto stabilire l’attendibilità aveva riferito che, nell’ultima decade dell’agosto 1982, l’Enzo Zanotti aveva partecipato ad una riunione svoltasi in La Spezia o ad Ameglia (SP) alla quale sarebbe intervenuto il menzionato Venerabile di cui lo Zanotti era il “braccio destro” in Liguria.

Michele Riccio

Quest’episodio riporta solo in parte, come poi si vedrà, la situazione ambientale di quel tempo e delle tante cointeressenze presenti anche nel nostro ambiente, che dopo aver fronteggiato il Terrorismo ci vedeva affrontare la grande Criminalità Organizzata con i suoi grandi intrecci, sempre più soli e con diversi Superiori.




BOX1

Biografia di Chisena Giovanni


Nato a Latiano nel 1946, Giovanni Chisena – numerosi precedenti penali per furto, ricettazione, tentata estorsione, sequestro di persona ed altro – fu ucciso il 27 aprile del 1981 nel carcere di Fossombrone - dov’era detenuto insieme a Luciano Liggio - da Pasquale Barra su ordine di Cutolo, amico del De Stefano, suo acerrimo nemico. Il Chisena risultava legato ad ambienti mafiosi, in particolare al boss Domenico Tripodo, ed è indicato da Ilardo come l’artefice dell’ingresso ufficiale di Cosa Nostra nella massoneria. L’evento risale agli anni 75/77, durante i quali la massoneria stessa avrebbe assicurato alla mafia il proprio appoggio per la scissione della Sicilia dall’Italia in cambio dell’appoggio di quest’ultima nel tentativo di un colpo di Stato in Italia. In quel periodo numerosi erano i contatti, anche di carattere operativo, tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta e il Chisena entrò in contatto, oltreché con il già citato Domenico Tripodo, con Luciano Liggio, con Franco Romeo, con Nitto Santapaola e con Marchese Filippo. Pochi giorni dopo il sequestro Moro si recò a Roma, accompagnato dall’Ilardo, dove incontrò il compagno massone Savona Luigi e altri due personaggi ai quali consegnò mazzette di denaro. Oltre ai normali documenti il Chisena era solito portare con sé tessere plastificate recanti l’intestazione del “Ministero dell’Interno”, grazie alle quali superava i controlli di polizia.




BOX2

Biografia di Savona Luigi


Savona Luigi, classe 1917, deceduto nel 1986, è stato più volte denunciato per truffa, associazione mafiosa e altro unitamente a mafiosi palermitani e catanesi della portata di Nitto Santapaola e Michele Zaza. Gran Maestro della Serenissima Gran Loggia Nazionale degli Antichi Liberi Accettati Muratori Obbedienza di Piazza del Gesù, Maestro Sovrano Generale del Rito Filosofico Italiano, Sovrano Onorario del Rito Scozzese Antico ed Accettato, Gran Maestro Onorario della Serenissima Gran Loggia Nazionale D’Italia, il Savona fu insignito della laurea “honoris causa” della Accademia Tiberina e divenne presidente del “Ciclopi Club”. Nel corso del secondo conflitto mondiale ricopriva l’incarico di ufficiale delle SS italiane a Venezia e, indiziato per i suoi trascorsi militari nel 1945, venne congedato nel ’52 quale capitano del Genio. Indagato da parte del giudice Violante per la vicenda del “golpe bianco” di Sogno e per le deviazioni del S.I.D., era direttore del Rito Filosofico Italiano, il quale avrebbe avuto rapporti con analoga organizzazione di ispirazione fascista della Germania Federale. Sospettato di aver fatto parte di Ordine Nuovo era inoltre membro del circolo massonico facente capo al notaio Dario Morano il cui vice-responsabile, Miceli Crimi, venne successivamente inquisito per il finto sequestro Sindona. Nei rapporti giudiziari della polizia di Mazara del Vallo e del Reparto Operativo del Gruppo di Trapani, intestati ad Agate Mariano + altri, il Savona viene denunciato insieme ad esponenti di vertice di Cosa Nostra tra i quali Gambino, Bonanno, Mangion, Santapaola, Palazzolo, Mandalari e della Camorra napoletana quali Michele Zaza e Valentino Gionta.
Tutto ciò trova riscontro nelle dichiarazioni dell’Ilardo.



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