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La trattativa - 1° parte - Cancemi: l'altro lato della trattativa?

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Indice
La trattativa - 1° parte
Trattiamo
Divergenze
Elicotteri, massoneria e servizi segreti
Il proiettile nel giardino
Il colonnello e il mafioso
Il frutto velenoso
Brusca,l'altro pezzo del puzzle
Il papello
Cancemi: l'altro lato della trattativa?
Dietro le quinte
Tutte le pagine

Cancemi: l’ altro lato della trattativa?

Una nuova luce in merito potrebbe essere introdotta dalle deposizioni di Salvatore Cancemi, membro della Cupola che, come si legge nella motivazione della sentenza di appello per la strage di Capaci, vengono definite dai giudici come assolutamente complementari con quelle di Brusca.
Anche il reggente della famiglia di Porta Nuova è certo che Riina fosse in contatto con qualcuno esterno all’organizzazione con cui aveva preso accordi tali da sentirsi «garantito» anche se in procinto di scatenare un’offensiva senza precedenti ai danni dello Stato italiano.
In particolare riferisce quanto gli fu confidato dall’amico Raffaele Ganci, capo mandamento della famiglia della Noce, mentre si trovavano in auto di ritorno da Capaci dove si erano recati per verificare i preparativi della strage. Discutendo della delicatezza dell’operazione criminosa Ganci tranquillizza il Cancemi assicurandogli che «u zu Totuccio si è incontrato con persone importanti». Da buona regola di Cosa Nostra, il Cancemi ben si è guardato dal domandare chi fossero costoro. Sarà solo più avanti che Riina gli farà i nomi delle «persone importanti».
Successivamente all’assassinio del giudice Falcone, nel corso di una delle tante riunioni compartimentate secondo la metodologia in vigore, il Riina espone il progetto di eliminare anche il giudice Borsellino suscitando la muta perplessità dei suoi sottoposti, sorpresi in modo specifico dalla fretta con cui deve compiersi l’attentato.
Cancemi però fornisce un dettaglio assolutamente prezioso.
Riina si apparta con Ganci in un angolo del salone, Cancemi, poco distante, riesce a sentire il tenore della discussione e capta distintamente le parole: «Faluzzu, non ti preoccupare, mi prendo io la responsabilità». (Faluzzu è l’abbreviazione siciliana di Raffaele ndr.).
Una volta usciti dalla villa il Ganci, per la prima volta dopo anni di assoluta obbedienza al Riina, si lascia scappare una lamentela «Chisto nu vole consumare a tutti».
Sentito in numerosissimi processi Cancemi si dice convinto che Riina sia stato «portato
per la manina» nella scelta degli obiettivi come nella tempistica.
La conferma gli viene dal boss stesso che più volte invita i suoi uomini a mantenere la calma e soprattutto ad essere pazienti poiché le persone con cui è in contatto occorre «coltivarle ora e nel futuro di più» perché « è un bene per tutta Cosa Nostra».
 Già attorno al ‘90-’91 Riina gli aveva ordinato  di parlare con Vittorio Mangano, uomo d’onore della famiglia di Porta Nuova e in stretti rapporti con gli onorevoli Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, affinché da quel momento in poi si mettesse da parte perché questi ormai erano nelle «sue mani» e voleva gestirli lui direttamente. Se in  principio il Mangano si risente, obbedisce non appena il Cancemi gli spiega che Riina era certo che in un futuro tutta l’organizzazione avrebbe beneficiato dei vantaggi portati da questi rapporti.
Cancemi non si è sorpreso di sapere di questi legami eccellenti, perché era già al corrente del fatto che Berlusconi ogni tanto inviava una somma di denaro «come contributo» al Riina che lui e Ganci si premuravano di consegnargli. Il ricordo è nitido perché in una di queste occasioni il capo gli regalò una somma rappresentativa di 5 milioni. Successivamente Riina lo informa che «quelle persone» volevano acquistare la zona vecchia di Palermo.
In base a questi elementi il Cancemi ricostruisce quella che secondo lui è una parte determinante della trattativa con personaggi di altissimo calibro che sono in grado, in cambio della eliminazione di avversari scomodi, sia a livello fisico che politico-sociale, di soddisfare appieno le numerose e difficili richieste avanzate da Cosa Nostra.
Queste scottanti rivelazioni vengono esposte dal Cancemi in aule pubbliche al cospetto dei giudici che hanno presieduto i processi per le stragi di Capaci, via D’Amelio e per le bombe del 1993. Cancemi viene denunciato per calunnia da Berlusconi e Dell’Utri, ma il tribunale di Caltanissetta ha archiviato di recente la denuncia ritenendo che «il collaboratore con quelle dichiarazioni non ha calunniato nessuno».



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